Cinema News — 06 ottobre 2012

TITOLO: Reality

ANNO: 2012

DURATA: 115 minuti

GENERE: Commedia

REGIA: Matteo Garrone

CAST: Aniello Arena, Nando Paone, Nunzia Schiano, Loredana Simioli.

TRAMA: Luciano,un istrionico pescivendolo napoletano, vive a in un appartamento fatiscente con moglie,figli e diversi parenti. Un giorno, spinto dalla famiglia decide di partecipare al casting per la nuova edizione del “Grande Fratello”. Convinto di essere piaciuto ai provini, Luciano attende con ansia spasmodica una telefonata dai produttori del programma. La lunga attesa e la crescente paura di essere stato escluso dalla show fanno cadere il protagonista della pellicola in un spirale paranoica che cambia sensibilmente la sua percezione della realtà.

RECENSIONE: Per comprendere “Reality” bisogna partire da alcuni importanti presupposti : il film non va letto come una critica al mondo del piccolo schermo, né come una storia che pretende di dare lezioni e impartire una morale, tanto meno come il racconto di un uomo che perde completamente la bussola inseguendo il sogno della fama.

L’ultima fatica di Matteo Garrone dipinge piuttosto un perfetto spaccato della nostra società (o meglio di una buona parte di essa) che fa e che ha fatto della televisione e del televisore lo strumento principale per osservare,comprendere e interrogare la realtà circostante. In tal senso il protagonista dell’opera ,Luciano, impersonifica una maschera moderna. Egli è un uomo qualsiasi ,calato alla perfezione nello spirito e nel (non)senso del nostro tempo.

Attraverso questa piacevole commedia, il regista del pluripremiato “Gomorra”, porta lo spettatore in viaggio nell’Italia dei giorni nostri,un paese confuso, svuotato, sedato, in crisi d’uomini e di valori.

Il film, vincitore del gran premio speciale della giuria al Festival di Cannes del 2012, aprendosi a diverse chiavi di lettura, affronta senza pregiudizi temi di scottante attualità: la supremazia dell’avere e dell’apparire , il desiderio di vita,fama,successo e denaro facile, la continua e disperata lotta per il miglioramento del proprio status sociale ( in tal senso Luciano ricorda molto Nicola Ciraudo, interpretato da Toni Servillo, protagonista di un altro buon film italiano uscito da poco nelle sale : “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì), la volontà di fuggire a gambe levate da una vita “normale”, costruita giorno per giorno con sudore e sacrificio, che tuttavia non porta a nessuna gloria e, la sempre più sottile linea di demarcazione che separa il reale dallo spettacolo, la tv dalle nostre vite.

Tra i temi più interessanti che Garrone merita una nota a parte quello religioso. Nel film troviamo immagini sacre,una Chiesa nella quale tutti,compreso Luciano all’apice della sua paranoia, possono cercare un po’ di pace interiore, gesti profondamente caritatevoli che ci fanno venire in mente un “moderno San Francesco”. Tuttavia, quella che sembra una vera redenzione non lo è affatto. Il protagonista non può essere più lontano di così dalla morale cristiana, egli agisce esclusivamente per un proprio tornaconto, per apparire migliore, più buono , più gentile, per guadagnarsi un posto nel paradiso terrestre della “Casa”. Un paradiso sfuggente ed evanescente come una bolla di sapone.

FRASE: Vai che questo è l’ultimo caffè da non-famoso! 

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 7,5

Francesco Tagliaferri

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