Cinema News — 07 Ottobre 2014

Titolo originale: Registe
Regia: Diana Dell’Erba
Soggetto e sceneggiatura: Diana Dell’Erba
Montaggio: Diana Dell’Erba
Scenografia: Vincenzo Fiorito
Musiche: Giulio Castagnoli
Esecuzioni: Orchestra Italiana Femminile
Cast: Maria de Medeiros, Eugenio Allegri, Cecilia Mangini, Lina Wertmüller, Francesca Archibugi, Donatella Baglivo, Stefania Bonatelli, Ilaria Borrelli, Anne Riitta Ciccone, Giada Colagrande, Francesca Comencini, Antonietta De Lillo, Nina di Majo, Wilma Labate, Donatella Maiorca, Alina Marazzi, Elisa Mereghetti, Anna Negri, Susanna Nicchiarelli, Paola Randi, Cinzia TH Torrini, Maria Sole Tognazzi e Roberta Torre
Produzione: Louis Nero Film
Distribuzione: L’Altrofilm
Nazionalità: Italiana
Anno: 2013
Durata: 76 minuti

 

Su cento registi in Italia solo sette sono donne.
Il documentario Registe comincia con questo semplice ma inquietante dato che apre molti spunti di riflessione, primo fra tutti il rapporto tra l’identità reale della donna e la sua rappresentazione cinematografica. Essa infatti risulta stereotipata e priva di sfumature, dato che la maggior parte dei personaggi femminili è creata da uomini e anche nel caso di autrici le cose non cambiano molto, perché è difficile distaccarsi da un modo di raccontare ormai introiettato.
Registe rappresenta quindi uno strumento prezioso per iniziare a tracciare una “genealogia” di regia femminile.
La prima donna rilevante in questo ambito fu Elvira Notari (interpretata da Maria de Medeiros) una figura pioneristica e quasi mitologica del cinema italiano. Salernitana, nata nel 1875, fondò con il marito fotografo la Dora Film che in ventitre anni realizzò più di sessanta lungometraggi. Il cinema di Notari era realistico ma allo stesso tempo poetico, basti pensare che i due coniugi spesso coloravano e disegnavano ogni singolo fotogramma per rappresentare metaforicamente gli stati d’animo dei personaggi.
Le forti passioni e una caratterizzazione troppo veritiera della società napoletana furono malviste dal regime fascista e Elvira Notari ostacolata in Italia, preferì emigrare negli Stati Uniti, dove i suoi film ebbero molto successo.
Paradossalmente il periodo del cinema muto, non ancora gerarchizzato, offriva molta libertà alle donne che sul set potevano ricoprire competenze differenti. La stessa Francesca Bertini, una delle dive del cinema muto, in un’intervista confessa di aver fatto la regia del famoso film Assunta Spina (1915), nonostante sia stato accreditato solo Gustavo Serena.

All’interno del documentario figurano anche le interviste di personaggi d’eccezione quali Cecilia Mangini e Lina Wertmüller, prima donna regista ad essere candidata ai premi Oscar.
Critiche e critici (l’unico uomo presente è Gian Luigi Rondi) raccontano il contesto socio-culturale italiano a partire dal ‘900 soffermandosi su due momenti topici: il fascismo e il movimento femminista degli anni ’70, che ha avuto il merito di interessarsi al cinema delle donne e alla sua storia.
Diana Dell’Erba intervista in modo molto delicato le più note registe del panorama cinematografico italiano che raccontano il motivo per cui hanno cominciato a fare cinema e cosa rappresenti nelle loro vite.
Molte di loro non solo sono consapevoli delle disparità di genere, ma sono anche preparate da un punto di vista teorico (gender studies) e non hanno paura a pronunciare quella parola che purtroppo ancora oggi suscita clamori e non si esime da meschine strumentalizzazioni…femminismo.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *