Cinema News — 13 ottobre 2013

Renoir

Di Arianna Pagliara

 

Titolo originale: Renoir

Regia: Gilles Bourdos

Sceneggiatura: Gilles Bourdos, Jérôme Tonnerre, Michel Spinosa
Cast: Michel Bouquet, Christa Theret, Vincent Rottiers, Thomas Doret,Romane Bohringer, Michel Gleizer

Fotografia: Ping Bin Lee
Montaggio: Yannik Kergoat

Scenografia: Benoît Barouh

Costumi: Pascaline Chavanne

Musiche: Alexandre Desplat

Produzione: Fidélité Films

Nazionalità ed anno: Francia 2012

Durata: 111 minuti

 

 

Circondato dalla luce dorata e avvolgente della Costa Azzurra, un anziano e burbero Auguste Renoir trascorre lunghe giornate dipingendo ritratti della sua ultima, giovane modella, Andrée. I violenti attacchi reumatici che tormentano la sua vecchiaia non gli impediscono di lavorare con ostinata passione, mentre l’amore incrollabile per la pittura allevia la sofferenza per la morte recente della moglie. I suoi dipinti si fanno sempre più sfumati e morbidi, i contorni delle figure si perdono, il disegno si sfilaccia e quasi si dissolve per lasciare tutto lo spazio ai colori, che le sue numerose e fedeli domestiche preparano e predispongono sulla tavolozza. Le mani del pittore sono infatti ormai così mal ridotte che ogni gesto è causa di una dolorosa fatica.

Andrée, sicura di sé e a tratti perfino sfrontata, ha portato in casa dell’artista una ventata improvvisa di impetuosa freschezza. Con i suoi luminosi capelli rossi e la pelle chiara e vellutata è per Renoir una modella ideale. Seminuda, accarezzata dal tepore del tramonto, posa, con la sua aria di seducente indolenza, circondata dal fogliame tenero e rigoglioso del giardino. La sua bellezza attira presto anche l’attenzione del giovane Jean – figlio del pittore e futuro regista – che, poco più che ventenne, è appena tornato dal fronte con una gamba ferita.

 

L’arte di Renoir trasuda dalle immagini splendenti del film, bagnate di una luce dorata e trasparente. Ogni scena sembra allestita per essere ammirata, ogni cosa pronta per essere dipinta: non solo la languida Andrée, ma anche i meravigliosi paesaggi campestri – un pendio verde di erba fresca inframmezzato dai tronchi nodosi e possenti degli ulivi antichi, la distesa del Mediterraneo azzurro e lucente in lontananza – o gli interni perfettamente arredati, esuberanti di oggetti e quadri alle pareti, riscaldati dal tepore del sole pomeridiano.

Senza la legnosa pesantezza di molti biopic, il film di Gilles Bourdos è a suo modo minimalista e lieve, tutto volto a catturare atmosfere, silenzi e sguardi e, qua e là, le lapidarie e incisive parole del grande artista. Puntando molto sulla scenografia e la fotografia, il regista cura nel dettaglio la dimensione visiva e alleggerisce al massimo la traccia narrativa. Per nulla interessato a riassumere e ricomporre l’intera vita del pittore, Bourdos prova infatti, sapientemente, a carpire l’essenza della sua visione – sia come uomo che come artista – attraverso l’osservazione degli ultimi anni della sua vita: la malattia e il dolore, la consapevolezza e la disillusione, il senso di impotenza di fronte al tempo che fugge, la fascinazione per il binomio irripetibile giovinezza-bellezza (incarnato dalla provocante Andrée) sono tutti qui. Ma la passione per l’arte, che si fa ragione di vita e diventa tutt’uno con la capacità, doverosa ed essenziale per l’artista, di contemplare e comprendere il mondo, è il costante, invincibile impulso positivo che infonde calore ed energia al pittore. Centrale nel film è poi il rapporto del protagonista con il figlio Jean, non privo di contrasti; Andrée sarà la musa davanti alla quale si incrocia l’arte dei due Renoir, il padre pittore, per il quale fa da modella, e il figlio regista, per il quale sarà attrice e – come informano le poche righe di testo in coda al film – del quale diverrà in seguito anche moglie.

 

Presentato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes nel 2012, il film di Bourdos sarà tra l’altro il candidato francese agli Oscar 2014. Elegante e raffinato, Renoir si presenta come un’opera lucente e perfettamente levigata, a un passo dall’essere estetizzante ma infine capace di trasmettere e infondere alle sue immagini brillanti il senso di una vita d’artista in tutta la sua pienezza, l’impronta di un’anima, la testimonianza di una volontà indomabile, di un amore tenace, di un incanto ininterrotto davanti alla bellezza del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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