Cinema News — 21 febbraio 2014

Titolo originale: RoboCop
Regia: Josè Padilha
Soggetto: Micheal Miner, Edward Neumeier
Sceneggiatura:  Nick Schenk, James Vanderbilt, Joshua Zetumer
Cast: Joel Kinnaman, Gary Oldman, Michael Keaton, Samuel L. Jackson, Abbie Cornish
Fotografia: Lula Carvalho
Montaggio: Peter McNulty, Daniel Rezende
Scenografia: Martin Whist
Musiche: Pedro Bromfman
Produzione: Marc Abraham, Gary Barber, Roger Birbaum, Brad Fischer, Mike Medavoy, Arnold Messer, Eric Newman, David Thwaites
Distribuzione: Sony Pictures
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Durata: 121 min.

Nel 2028 gli Stati Uniti d’America si trovano spaccati a metà su una questione di importanza secolare, che potrebbe cambiare la storia del paese: abolire o meno la legge che vieta l’uso dei poliziotti-robot all’interno del territorio americano.
Alex Murphy, padre di famiglia e poliziotto incorruttibile, rimane gravemente ferito in seguito all’esplosione di un’autobomba e viene selezionato come “cavia” per combinare ciò che rimane del suo corpo con la tecnologia robotica. In questo modo, la multinazionale OmniCorp (nonché la multinazionale che produce proprio la tecnologia di cui sopra), cercherà di aggirare la legge, inserendo nella società un poliziotto di nuova generazione.

Josè Padilha riscrive da zero il primo capitolo originale, dando molta importanza al lavoro scientifico e biotecnologico atto alla creazione del robot poliziotto, riempiendo l’atmosfera di squisiti particolari tecnologici e anatomici. Robocop viene inserito in una società moderna, che si basa prevalentemente sull’estetica e sulla prima impressione, così si giustifica il cambio di armatura, decisamente più accattivante e guerriera.
Purtroppo con l’avanzare della storia si notano alcune cadute di stile, la completa assenza di strategia negli scontri a fuoco rende le scene d’azione per la maggior parte monotone e poco avvincenti. Il protagonista, infatti, avanza come un carro armato, incurante del pericolo, verso numerosi nemici dal grilletto facile.
Il regista cerca di sottolineare la drammaticità della situazione del poliziotto Murphy, che essendo oramai costituito al novanta per cento di “latta” capisce di non poter più essere un uomo di famiglia e di non poter più stare a casa sua. Questo lato grottesco, però, viene presto dimenticato e Robocop viene mostrato più come un eroe moderno, simile al cavaliere oscuro, piuttosto che come un poliziotto.
Padilha pare voler puntare di più sull’aspetto politico di una innovazione così radicale, che non sull’idea fantascientifica in sé. La dimostrazione è racchiusa nei numerosi dibattiti politici che costellano la storia, e il tutto viene confermato nell’epilogo, un’aperta critica al governo americano e alle sue “missioni di pace”.

Il film, nonostante tutto, rimane un buon prodotto e i nostalgici della serie lo apprezzeranno sicuramente.


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