Cinema News — 18 dicembre 2016

Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Soggetto: John Knoll, Gary Whitta
Fotografia: Greig Fraser
Montaggio: Jabez Olssen, John Gilroy, Colin Goudie
Scenografia: Doug Chiang, Neil Lamont
Cast: Felicity Jones, Diego Luna, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Forest Whitaker
Produttore: John Knoll, Jason D. McGatlin
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures
Nazionalità: Usa
Anno: 2016
Durata: 133 minuti

 

Il primo spin-off della Saga viaggia tra paesaggi desolati, attraverso pianeti deserti fino ad approdare a bellissime spiagge caraibiche. In mezzo il completamento della Morte Nera, la stazione spaziale in grado di distruggere interi pianeti con un solo colpo. Spetterà alla giovane ribelle Jyn, figlia di uno degli ingegneri che hanno progettato la temibile arma, trafugarne i piani e informare la ribellione dell’esistenza di un punto debole all’interno da colpire.

Dopo le due trilogie principali e i vari spiegoni annessi e connessi, ormai le cose le sapevamo. Era come storia per noi. Storia vera ed imprescindibile, con una sua cronologia, con i propri eventi principali, le proprie battaglie, con i propri protagonisti, generali, ammiragli, ribelli, jedi, sith, imperatori e spade laser. Ormai sapevamo tutto a memoria, avevamo imparato la storia. Ora ci serviva solo essere travolti. Chi si rifugiava nei libri, chi nei videogiochi, chi nei fumetti, tutti alla ricerca di una storia che ci travolgesse ancora, una storia dove i protagonisti potessero muoversi sperimentando avventure che prescindessero dalla trilogia classica. Storie di spionaggio, storie di guerra, di avventura e di dramma.
Qualcuno se ne accorse e decise di sfruttare questo sentimento comune e tramutarlo in film. Da qui Rogue One. Qualcuno lo ha definito pura “pornografia Nerd” ed a ragione. Non è un film atto ad ampliare il mondo di Guerre Stellari, non è assolutamente nulla di nuovo, anzi, sappiamo benissimo quello che è successo prima e ciò che accadrà dopo, ma ci emoziona. Una storia di sacrificio e di fede, di valori e di resistenza, una storia che in qualche modo vuole approfondire quel che già conosciamo.
Il punto di vista dei ribelli, il punto di vista di persone normali che si trovano a contrastare un nemico troppo potente, troppo ben armato e troppo numeroso. Poveri soldati in trincea in una guerra dal risultato già scritto. Ma la speranza, la fede, e la fiducia nei propri compagni li spinge a continuare a combattere.
Rogue One è a tutti gli effetti un film di guerra, non di fantascienza, un film pratico e non più religioso come i precedenti. Dove i ribelli si trovano ad affrontare un Vader in tutta la sua grottesca magnificenza, senza neppure il supporto di uno Jedi, dove attraverso gli occhi dei ribelli capiamo finalmente in maniera concreta cosa volesse dire combattere contro l’impero e trovarsi di fronte un Sith potente come Darth Vader. E’ proprio questo il punto di forza di Rogue One, ci trasmette la paura e l’adrenalina di un semplice ribelle che affronta delle forze che vanno al di là della propria comprensione.
Già Abrams aveva provato a intraprendere questo cammino con l’introduzione di Finn, un “normalissimo” storm trooper, e di Poe Dameron, un pilota ribelle, ma alla fine aveva dei doveri di trama e il loro peso si era fatto sentire. Qui Edwards ha tutto lo spazio che vuole per potersi dilungare e per poterci dare la sua personale lezione di storia. I protagonisti non sono nient’altro che soldati che fino ad oggi non erano nessuno, non erano eroi, erano solo soldati immolatisi per la patria, gente menzionata una volta, quasi per sbaglio: “molti bothan sono morti per portarci queste informazioni”. E forse è proprio questo a rendere speciale il film, il potersi identificare in personaggi finalmente umani, spaventati, ma coraggiosi fino all’ultimo. Si, perché è questo che distingue gli eroi di Guerre Stellari da Jyn e da Cassian protagonisti di questo capitolo.
Luke, Leia, Han, Obi, Yoda, sono tutte stelle, leggende, storie che si racconteranno per sempre, figure onnipresenti. Mentre i personaggi di Rogue One no, sono eroi alla stessa maniera, ma per sempre relegati al ruolo di comprimari e con un ruolo più individuale, mossi dal cuore di un regista, che in questo caso è evidentemente anche il cuore di un fan.
E’ questo il bello di questa storia: ha un inizio ed ha una chiusura, e questa rarità in un mondo di saghe ci coccola e ci riscalda, ricordandoci quanto sia soddisfacente arrivare alla fine.

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