Cinema News — 05 ottobre 2012

TITOLO: Rosetta
ANNO: 1999
DURATA: 91 minuti
GENERE: Drammatico
REGIA: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
CAST: Emilie Dequenne, Fabrizio Rongione, Anne Yernaux, Olivier gourmet.


TRAMA: La giovane Rosetta viene licenziata, e a nulla serve la sua reazione a questa decisione. Alla ragazza non resta altro che tornare al campeggio della periferia dove abita con la mamma, donna debole e dedita all’alcol. Per mettere insieme qualche soldo Rosetta vende i vestiti fino a quando non trova un altro lavoro. Quando la mamma fugge, la figlia si rifugia da Rigaud, che lavora con lei. Il giorno dopo al panificio, Rosetta perde il posto…

RECENSIONE: “Il principale principio formativo del cinema, il principio che lo permea fin dalle sue microscopiche cellule, è l’osservazione. il cinema nasce dall’osservazione diretta della vita.” A. Tarkovskij

L’immagine nel cinema si fonda sulla capacità di far passare la propria percezione dell’accadimento nell’immagine. La concezione dell’autore diventa vivente testimonianza umana, capace di emozionare lo spettatore, soltanto quando riesce a tuffarla nel torrente della realtà. I Dardenne così ci raccontano una storia comune, attraverso “un corpo a corpo” tra cinepresa e attori, carica di una disperata realtà: l’alienazione. Situazione che intimorisce e abbatte, presente negli abissi di una società moderna.
Rosetta ha sedici anni, cammina a passo svelto e noi a precedere, abbracciati alla sua vita, ad una vita composta da solitudine, emarginazione, spezzata negli affetti familiari.Rosetta è cresciuta troppo in fretta,vive in una roulotte, costretta a badare ad una madre fedele alla bottiglia, che si concede in cambio del suo vizio. L’odio è l’unico sentimento che con il passare del tempo il suo tenero cuore ha potuto coltivare; L’odio è l’unica dimostrazione di affetto da condividere con un mondo che violentemente l’ha messa in un angolo. Ma Rosetta non si arrende, lei ha un sogno, modesto: trovare un lavoro così da diventare una persona “normale”, ed è disposta a tutto pur di riuscirci.
Macchina a mano, lunghi inseguimenti e una sceneggiatura che a volte lascia pensare ad un’improvvisazione, sono le componenti stilistiche usate dai due fratelli registi, che raccontano, con un claustrofobico pedinamento, il cammino esistenziale di una ragazza alle prese con le difficoltà del vivere quotidiano. Fino a quel fantastico taglio finale, che strappa quel velo tragico presente in tutto il film. Lo sguardo di Rosetta, rialzatasi dopo l’ennesima caduta, metaforica oltre che fisica, che da tragico e disperato diventa speranzoso, è il chiaro segnale di un animo invitto, disposto ad affrontare con coraggio le difficoltà e a superarle fino a farle diventare solo un ricordo.
La pellicola dei Dardenne assume i connotati del film-denuncia sulla condizione dei giovani mitteleuropei e non solo, fatta di precarietà e difficoltà di realizzazione personale. L’eco di questo messaggio è arrivata fin dentro le istituzioni. In Belgio, infatti, appena un anno dopo l’uscita della pellicola, è stata varata una “legge Rosetta”, ispirata alla protagonista del film, e volta a migliorare la situazione occupazionale dei giovani belgi. Questo, proprio come lo sguardo di Rosetta nel finale del film, è il segnale che, un messaggio di speranza, se ben articolato, può fare breccia nel disinteresse totale e attecchire nell’animo di molti.

LA FRASE: Tu sei Rosetta, io sono Rosetta. Tu hai trovato un lavoro, io ho trovato un lavoro. Tu hai un amico, io ho un amico.

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 8

Luca Fiorini

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