Archivio film Cinema Eventi News — 05 Aprile 2016

 

Titolo: Ryûzô and the seven henchmen (Ryûzô to shichi nin kobuntachi)
Regia: Takeshi Kitano
Sceneggiatura: Takeshi Kitano
Cast: Tatsuya Fuji (Ryûzô), Masaomi Kondô (Masa), Akira Nakao (Mokichi), Tôru Shinagawa (Mac), Masanobu Katsumura (Ryuhei), Beat Takeshi (ispettore Murakami)
Fotografia: Katsumi Yanagijima
Produzione: Masayuki Mori, Takeo Yoshida
Nazionalità: Giappone
Anno: 2015
Durata: 110 minuti
Chi aveva trovato il Kitano di Achille e la tartaruga (2008) o di Glory to the film maker! (2007) un po’ a corto di ispirazione oppure troppo ripiegato su stesso, sarà lieto di ritrovare la vena creativa dell’eclettico regista e attore giapponese nella sua ultima realizzazione.
La pellicola, al momento non distribuita in Italia, ha aperto la serata inaugurale della 26esima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (Fcaal) lunedì 4 aprile, a Milano presso il Teatro dell’Arte, alla Triennale, presentata in anteprima nazionale italiana.
Kitano, che ormai veleggia verso i 70 anni, si è inventato un personaggio burbero come il Walt Kowalski di Gran Torino (2008) di Clint Eastwood. Ryûzô è un tatuatissimo yakuza in pensione, un mafioso un po’ spaccone, ma fedele alle vecchie regole di una volta, che hanno consentito per decenni, nella Tokyo del dopoguerra, una pax sociale. La polizia lasciava fare i mafiosi i loro loschi traffici, e loro in cambio tenevano la città in ordine. Le “famiglie” avevano delle gerarchie definite e il rispetto per i capi era assoluto. Ma nella metropoli di oggi i vecchi clan sono stati soppiantati da giovani teppisti e da truffatori arrivisti, che non rispettano più nessuno. È in questa Tokyo che non riconosce più che Ryûzô – noto in passato come il Demonio – si trova, in occasione delle ferie del figlio e della sua famiglia, a dover fronteggiare una truffa ordita ai suoi danni da giovani delinquenti. L’anziano yakuza, impersonato da un ottimo Tatsuya Fuji (noto al pubblico occidentale per aver interpretato nel 1976 il ruolo del protagonista de Ecco l’impero dei sensi di Oshima), decide di vendicarsi, rimettendo insieme i sopravvissuti del suo antico clan mafioso. Il clima ricorda Remember di Egoyan: la volontà non manca, ma l’età ha riempito i temibili mafiosi di acciacchi e il loro desiderio di incutere paura è comico. C’è un vecchio kamikaze mancato che sogna di attaccare ancora gli americani; c’è Mokichi, un mafioso che vive di espedienti fingendo di aver perso il portafogli e di essere rimasto senza soldi; c’è Mac, uno yakuza che ai tempi d’oro impugnava la pistola come Steve McQueen, ma ora la regge con le mani tremolanti. C’è persino un anziano killer che terrorizzava la gente trafiggendola con una spada al gabinetto – naturalmente una toilette tradizionale giapponese, di quelle che non esistono più. Geniale la trovata di Kitano di mostrare le prodezze degli anziani yakuza quando erano giovani inserendo degli spezzoni in bianco e nero, che richiamano i film di genere.
Questa sgangherata banda di vecchietti crea la “Lega del Primo Dragone” e affida il comando a Ryûzô, il quale finirà involontariamente per danneggiare il suo amato figlio, che fa il manager in un’importante società, nascondendo al mondo intero di avere un padre che è stato un mafioso.
Kitano, che ha riservato per sé un ruolo cammeo – quell’anziano ispettore Murakami che conosce da una vita i vecchi yakuza – riesce a imbastire una storia divertente, ricca di sorprese e di gag. Nel contempo, evoca con nostalgia i bei tempi in cui la mafia aveva un’etica di tutto rispetto. E pur vivendo di truffe, furti ed estorsioni, uno yakuza era un uomo d’onore: per esempio, non avrebbe mai portato via del denaro a una povera donna disperata.
Per non ha visto il film a Milano in anteprima nazionale al Fcaal, al Museo Nazionale del Cinema di Torino è in corso una rassegna dedicata a Takeshi Kitano: sabato16 aprile alle 20.30 è prevista la proiezione di Ryûzô and the Seven Henchmen.

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