Cinema News — 06 dicembre 2012

Titolo originale Serendipity
Paese USA
Anno 2001
Durata 90 minuti
Regia Peter Chelsom

CAST:  John Cusack, Kate Beckinsale, Jeremy Piven.

TRAMA :Sara e Jonathan si incontrano a New York poco prima di Natale, si guardano negli occhi e scocca il classico colpo di fulmine. Ma nè lui nè lei sono liberi: i due, dopo aver passato la serata insieme, decidono allora di affidare al destino il loro prossimo incontro. Lei scrive il proprio recapito su un vecchio libro che andrà a rivendere sulle bancarelle il giorno dopo, lui su una banconota: si guardano un’ultima volta e si separano. Passano dieci anni, entrambi stanno per sposarsi, ma Jonathan riceve in regalo dalla promessa sposa proprio quel libro che riporta un numero di telefono.

RECENSIONE: La scoperta dell’America da parte di Colombo, la dinamite da Nobel o la penicillina da Fleming. Tutte scoperte non volute, avvenute per caso o per errore, tutti esempi lampanti di serendipità.
Un termine difficile, poco usato, ma che racchiude in sè un mondo, anzi “Il” mondo. Pochi sono i pensatori o filosofi che hanno abbracciato questa dottrina, tra cui, tanto per citarne qualcuno, Emerson e Montaigne; ciò tuttavia non sminuisce la sua veridicità, anzi la rende preziosa e riservata a pochi.
Su questo tema, con contorno forse piu spicciolo per fare in modo che il messaggio arrivi facilmente, si basa “SERENDIPITY- quando l’amore diventa magia”, un film del 2001 diretto da Peter Chelsom con protagonisti Kate Backinsale e John Cusak.
La trama del film è incentrata proprio su questo concetto, la serendipità: Sara e Jonathan sono due perfetti sconosciuti che per caso si incontrano in un negozio di Bloomingdale’s per fare dei regali di Natale. Prendono lo stesso ultimo paio di guanti e da subito l’alchimia tra i due è intensa. Non è facile spiegare le dinamiche dell’amore né tantomeno quelle del destino, tuttavia è indiscutibile che molti eventi non accadono per caso e spesso ne siamo completamente travolti senza aver possibilità di arbitrio. Cosi Sara e Johnathan si lasciano senza scambiarsi i numeri di cellulare lasciando che il loro destino si compia, incontrandosi dopo anni grazie alle stesse rocambolesche dinamiche che li avevano fatti incontrare. Al limite dell’assurdo, forse proprio per questo sembra cosi reale e scalda i cuori di molti giovani donne: da una parte dà la speranza che nonostante qualcosa non ci sia nell immediato se è destino potrà esserci nel futuro, dando la forza per non arrendersi mai, dall’altra, insegna come si possa desiderare qualcosa con tutta l’anima e non ottenerla comunque.
Un film divertente e romantico che lascia spazio alla fantasia, ai sogni e alle speranze. Una filosofia di vita: non importa quanto tempo ci vorrà, se due persone sono destinate a stare insieme nemmeno l’universo potrà dividerle! Ma sopratutto, un insegnamento importante per noi che tutti i giorni ci affanniamo nel tentativo di riuscire a sfondare o a trovare ciò che desideriamo ardentemente; spesso nel perseguire i nostri sogni dimentichiamo di viverli e ci scivolano tra le mani senza aver avuto il tempo di goderne la gioia, molte volte sulla strada che abbiamo intrapreso ci appare qualcosa molto superiore alle aspettative, che non avremo mai immaginato potesse accadere, e va colta: non odiate il cambiamento, non sperperate la paura ma accettate ciò che il destino ha in serbo per voi con un sorriso stampato sulle labbra.
Un messaggio che passa velocemente e che i due protagonisti sono riusciti a far trasparire perfettamente. Simbiotici, si muovono nel film come due marionette nelle mani del destino e sembrano essere usciti dal simposio di Platone nel quale si narra la storia degli ermafroditi che giustifica il bisogno innato nell’uomo di ricercare la propria metà. Il film scorre con una buona fluidità sulle ali della leggerezza dell’essere e, tutto sommato, appassiona lo spettatore senza impegnarlo eccessivamente. Il regista si muove con disinvoltura tra atmosfere patinate e ambienti da rivista di architettura, accompagnando le scene con una colonna sonora quasi sempre presente, forse anche in maniera eccessiva.
Punto debole dell’opera sono forse i dialoghi che non riescono ad elevarsi da una scontata mediocrità.

 Federica Di Palma

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