Archivio film Cinema News — 17 giugno 2017

Titolo originale: Un monstruo viene a verme
Genere: Drammatico/Fantasy
Regia: Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura: Patrick Ness
Fotografia: Oscar Faura
Cast: Lewis MacDougall, Sigourney Weaver, Felicity Jones, Toby Kebell, Ben Moor, James Melville, Oliver Steer.
Produzione: Belén Atienza, Patrick Wachsberger, Mitch Horwits, Jonathan King.
Nazionalità: Stati Uniti/Spagna
Anno: 2016
Durata: 108 minuti

 

Connor è un ragazzino di circa dodici anni che sta attraversando una fase molto difficile della propria vita, in quanto i genitori sono divorziati e la madre sta morendo di cancro. Una situazione che costringerà inoltre il protagonista ad andare a vivere con la nonna materna, una donna con la quale non ha alcuna sintonia. Ad aiutare il ragazzo ci penserà l’apparizione di un albero parlante, che andrà a trovarlo di notte per raccontargli tre storie che gli serviranno a capire se stesso e ad affrontare meglio l’arduo momento.

Tratto dall’omonimo libro di Patrick Ness (anche sceneggiatore del film), Sette minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona è un fantasy per ragazzi incentrato sull’elaborazione del lutto e sulla crescita, problematiche spesso affrontate in opere dalle atmosfere tendenzialmente fiabesche e favolistiche (dai vari Star Wars a Il re leone, per arrivare al più recente Sicilian Ghost Story), ma che qui vengono trattate in modo particolare e singolare.

In tal caso, l’originalità del lungometraggio non si trova tanto nella narrazione, che risulta complessivamente tradizionale nei suoi personaggi (il bambino emarginato ma creativo, la madre affettuosa, il padre semi assente, ecc.) e nella sua struttura dickensiana (la visita notturna, i tre racconti “formativi”), quanto nella ferma volontà dell’autore di evidenziare la complessità della psiche umana, elemento intrinseco che permane anche di fronte a situazioni nette e definitive, come la perdita e la morte.

Infatti, il film, tramite le storie narrate dall’albero e il percorso interiore compiuto da Connor, sottolinea quanto l’anima e le vicende umane siano stratificate, ambigue e ricche di sfumature, e quindi di come spesso sia sottile la linea di demarcazione che separa il bene dal male, il desiderio dalla paura, la liberazione dalla sofferenza. E, in fondo, il protagonista non farà i conti solo con il proprio dolore, ma dovrà accettare e comprendere anche i suoi sentimenti e i suoi gesti più oscuri e contradditori.

Elementi psicologici e narrativi che il regista sottolinea intelligentemente anche tramite determinate citazioni cinematografiche e alcuni richiami ad altre forme artistiche ed espressive. Il riferimento va in particolare alla citazione del King Kong del 1933 e alla costante presenza dei disegni realizzati del protagonista: se l’omaggio alla pellicola di Cooper e Schoedsack serve a creare un parallelismo tra il primate e l’albero – viste come due figure al tempo stesso maestose e terrificanti, ignote e “divine” -, gli schizzi di Connor evidenziano la sua situazione e la sua evoluzione emotiva.

E se sotto tali aspetti l’opera è sicuramente notevole e incisiva, dal punto di vista linguistico il risultato è invece più altalenante, soprattutto a causa di una regia e di una fotografia piuttosto piatte e anonime, in particolare nella prima parte, quella più incentrata sulle vicende “reali” del ragazzo.

In una prospettiva puramente cinematografica, Sette minuti dopo la mezzanotte trova piuttosto i suoi punti di forza nei due momenti animati (dedicati alle storie raccontate dall’albero con la voce di Liam Neeson in originale), in quanto la grafica che li accompagna e li illustra ha delle macchie di colore tipiche della pittura, in quello che è un (indiretto) richiamo ai disegni realizzati dai personaggi, e di conseguenza al loro mondo interiore. Una scelta estetica che dunque non risulta “soltanto” visivamente affascinante, ma che possiede anche una precisa funzione drammatica e semantica.

Tutti aspetti che rendono il film di Bayona una delle piccole sorprese di questa stagione cinematografica, nonostante i suoi limiti di regia e di messa in scena.

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