Archivio film Cinema Eventi News — 18 novembre 2013

Compie dieci anni il Sevilla Festival de Cine Europeo, che si svolge negli stessi giorni del Festival Internazionale del Film di Roma, dall’8 al 16 novembre. 135 film in catalogo, 8 sezioni di concorso, 4 di informazione. 18 i film della sezione ufficiale che ne include due italiani: La grande bellezza di Paolo Sorrentino e Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Affiancato da una settimana di seminari, conferenze e dibattiti sul cinema europeo, su quello spagnolo e andaluso, e sui nuovi metodi di produzione, il Festival ha sede nel Teatro Lope de Vega, dove David Lean girò alcuni interni di “Lawrence d’Arabia”.

Inauguratosi con una commedia spagnola, già vista alla Mostra di Venezia, Tres bodas de más (Tre matrimoni di troppo) di Javier Ruiz Caldera, il Festival è la vetrina del cinema europeo in Spagna, ma anche un’occasione per mostrare le nuove leve del cinema spagnolo alle quali dedica due sezioni, “Resistencias” con 7 film e “Panorama andaluz” con 11.
Inediti i primi 7. Árboles (Alberi) del collettivo Los Hijos è diviso in tre parti e si apre con leggende della Nuova Guinea per mostrare popoli in fuga dalla colonizzazione per insediarsi in zone che gli vengono imposte. Dos Amigos (Due amici) di Polo Menárguez registra chiacchiere e confessioni di due amici d’infanzia, condite di aneddoti e di bevute, in un villaggio abbandonato dalle parti di Soria. El triste olor de la carne (Il triste odore della carne) di Cristóbal Arteaga Rozas parla di un dirigente, responsabile e vittima della crisi, il quale tenta di salvare la faccia.La partida di Antonio Hens Córdoba, coproduzione ispano-cubana, mostra i problemi di due giovani da marciapiede, uno assillato da una ragazza asfissiante, l’altro, logorato dalla passione per un donna matura. Las aventuras de Lily ojos de gato (Le avventure di Lily occhi di gatto) di Yonai Boix, racconta la notte di Lily, dal comportamento energico e sboccato, ma enigmatica e triste, tra amici, bar, moto e bevute. Taller de flamenco (Laboratorio di flamenco) di Alfonso Camacho descrive i successi di una bottega di flamenco in un casamento operaio abbandonato, occupato dai residenti nel 2008. Un ramo de cactus di Pablo Llorca racconta, con un occhio al passato, di un uomo che vuol crescere il nipote lontano dalla famiglia ricca e opportunista.
Molte le sezioni parallele. Sicuramente la più interessante è FOCUS EUROPA dedicata al Portogallo con ben 18 lungometraggi. Tra le curiosità la maratona notturna dedicata al grottesco che include due film italiani, Dellamore Dellamorte di Michele Soavi e Monster Dog di Claudio Fragasso.

Accanto alla sezione ufficiale, dove si sono appena visti due film presentati in altri Festival, Camille Claudel 1915 di Bruno Dumont e Sacro GRA di Gianfranco Rosi, Sevilla X Festival de Cine Europeo ha riservato i suoi inediti in altre sezioni.
In “Resistances”, i primi due film descrivono le relazioni tra due giovani. Dos Amigos , primo lungometraggio di Polo Menárguez dopo due corti di successo, mostra due trentenni, amici d’infanzia, i quali trascorrono un finesettimana nel paese dove sono cresciuti. Abbandonato da tempo, il luogo della loro infanzia offre un paesaggio spettrale di vecchie costruzioni fatiscenti. Lontani da Madrid, i due amici si concedono soste e bevute. Dopo una grande sbornia, peró, le loro conversazioni toccano persone e ricordi in una sorta di gioco della veritá che li porterá a un inevitabile scontro. Di fronte al comportamento aggressivo dell’amico, Raul tenta di spiegargli che tutto dipende dal fatto che lui non ha mai accettato il nuovo compagno della madre la cui presenza acuiva la sua solitudine. L’altro, dopo avergli giocato un brutto scherzo facendolo entrare in un labirinto senza luce, gli svela di aver avuto un rapporto con la sua fidanzata. Questi i punti saliente di un film di 97 minuti, interpretato unicamente da Font García e Jorge Monje, nel quale il regista scava a fondo nell’intimo dei due amici in una sorta di lunga seduta psicanalitica. Emergono due caratteri completamente differenti in un amaro Amarcord nel quale i due pur cercando di non guastare una lunga amicizia, finiscono col ferire l’altro nel tentativo di far prevalere la propria versione del loro vissuto.
Due amici sono anche i protagonisti di La partida di Antonio Hens (Cordoba 1969). Suo secondo film, girato all’Avana con protagonisti cubani, tenta di descrivere la vita di giovani che si prostituiscono sul Malecón, il lungomare dell’Avana. Sullo sfondo di una cittá fatiscente, di interni degradati e di miseria diffusa dopo decenni di imbargo, il regista illustra le giornate di Reinier, ventenne che vive con la fidanzata e con una figlia in casa della suocera (Mirtha Ibarra). Per mantenere questo núcleo familiare, Reinier si accompagna con turisti del sesso. Inoltre gioca tutti i giorni con gli amici in un campetto di calcio. Lí si vede con Yosvani, un giovane che vive in casa della fidanzata, figlia di Silvano (Luís Alberto García), sorta di usuraio che vende anche merce di contrabbando.
A Reinier, che non è omosessuale e che tenta con raziocinio di equilibrare lavoro, doveri coniugali e sport, si contrappone il carattere istintivo e romantico di Yosvani, che si innamora di lui. Reinier condivide i sentimenti dell’amico e intrattiene una relazione contando sulla sua discrezione. Il film mostra uscite a quattro, dei due con le loro amate, al mare e alle giostre, e la relazione particolare che Reinier intrattiene con un allenatore di calcio, uno spagnolo in vacanza a Cuba. La vicenda, che nella prima parte mette a fuoco il profilo di Reinier, nella seconda si sofferma sull’invaghimento di Yosvani, geloso dell’allenatore, e folle d’amore per l’amico al punto di derubare il suocero per tentare un’improbabile fuga. Tema non nuovo quello del turismo sessuale e della prostituzione giovanile a Cuba, ma il núcleo centrale del racconto è imperniato sulla relazione tra i due diseredati e sulla cieca infatuazione di Yosvani che gli fa perdere la percezione della realtá. Interpretato da Milton García e da Reinier Díaz, il film dura 93 minuti: senza lode e senza infamia, mostra tuttavia scene di una delle tante realtá prodotte dall’embargo Usa.

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