Archivio film Cinema News — 20 novembre 2013

Per un giornalista straniero al X Festival de Cine Europeo di Siviglia, i film piú interessanti sono da cercare nelle sezioni parallele dove figura larga parte della produzione spagnola dell’anno. Molti i film inediti, alcuni giá visti in altri Festival.
Premiato a Locarno il singolare film del trentenne Lois Patiño, Costa da morte, mostra uno dei volti delle componenti culturali della Spagna, la Galizia. Documento, e in parte racconto di eventi e di tradizioni, il film mostra la quotidiana lotta per la vita dei pescatori nelle acque burrascose dell’Oceano Atlantico e il ricordo di frequenti naufragi con relitti approdati sulle spiagge e tra gli scogli. E mostra la vita nei boschi e sulle montagne spesso avvolte nella nebbia, e soggette a incendi durante l’estate. Tra i momenti lieti le feste tradizionali, la raccolta delle telline dopo una mareggiata, i fuochi d’artificio. Lois Patiño, formatosi tra Madrid e New York, è autore di video e di installazioni, esposti a Parigi, Roma, Berlino e New York.

Al 35º Festival di Mosca, invece, è stato presentato il terzo film di Alberto Morais, (Valladolid, 1976), Los chicos del puerto (I ragazzi del porto). In quella sede, due anni fa, il suo film Las olas (Le onde) vinse i premi quale miglior film e miglior attore, oltre al premio Fipresci della critica internazionale. A Siviglia nella sezione New Wawes, il film di Morais ha riempito lo schermo con immagini piene di luce, con tempi bressoniani e col comportamento pacato e deferente di tre ragazzi “in missione” nella grande cittá.
Miguel, il piú grande, 13 o 14 anni, non frequenta la scuola. Vive in un quartiere popolare di Valencia con la madre che non gli presta attenzione e col nonno chiuso a chiave nella camera da letto. Si accompagna spesso con Lola e Guillermo, piú giovani di lui, anche loro abbastanza disattesi dal padre che gestisce una drogheria. Quando muore un amico del nonno, e il vecchio vorrebbe portare una giubba militare sulla sua tomba, Miguel decide di recarsi al cimitero con gli amici. Con pochi euro in tasca e conoscendo soltando il nome del morto, i tre intraprendono una piccola odissea tra i cimiteri della cittá.
In una sorta di film minimalista, Morais fa trapelare l’abbandono dei ragazzi, quello del nonno relegato in una camera, e anche quello di una cittá nei quartieri periferici che non vivono gli eventi internazionali del centro, dalla Formula 1 alle regate mondiali. E mostra anche l’aspetto inconsueto di preadolescenti educati e dimessi che vogliono rendere omaggio a un anziano considerato ormai fuori gioco.
Nella stessa sezione, un altro film giá selezionato per Locarno, El futuro di Luis López Carrasco, 67 minuti con gli occhi rivolti alla vittoria elettorale di Felipe González nel 1982. Piú pamphlet che racconto, con circa un’ora di disco per celebrare feste, balli e conversazioni di giovani d’allora, tra luoghi comuni e canzoni al vetriolo, alludendo a un futuro pieno di cambiamenti e di progressi, da un presente fermo e ripetitivo. E poi immagini recentí di strade deserte e di grigi condomini quasi a testimoniare l’impossibilitá di un cambiamento.

A metá del cammino, con cielo azzurri e temperature estive, il X Sevilla Festival de Cine Europeo, con 180 film e 14 schermi, naviga a gonfie vele. E ogni notte, a partire dalle 00.30, gruppi musicali si esibiscono nella Casa Palacio Monasterio dove si incontrano gli ospiti del Festival.
Tralasciando i film della sezione ufficiale, in larga parte provenienti da altri Festival, e frugando in quelle parallele, è facile imbattersi in film sperimentali che mostrano aspetti inconsueti delle produzioni iberiche. Per gli appassionati di flamenco, nella cittá dove ha avuto le sue origini, l’anteprima di Taller de flamenco (Laboratorio di flamenco) di Alfonso Camacho è stata salutata da calorosi applausi. Trentenne sivigliano, il regista, che ha lavorato per la Tv argentina, registra in circa settanta minuti la scommessa degli abitanti del quartiere operaio di San Luis di dar vita a una scuola di flamenco negli spazi abbandonati di una celebre cappelleria fondata nel 1885 e abbandonata nel 2003.
Nella casa occupata, sgombrata e poi decorata dagli occupanti, una ricerca comune recupera vecchie canzoni e ne intesse di nuove attingendo alla storia e al folklore andaluso, a volte in chiave sentimentale, ma piú spesso ironica e a volte consolatoria. Tra gorgheggi e lamenti prolungati all’infinito di appassionati e di giovani che frequentano scuole di musica, l’antica officina acquista nuova vita attraverso voci che testimoniano la permanenza della tradizione.
Differente il discorso per due film sperimentali: Arboles (Alberi) del collettivo Los Hijos (Fernández Vázquez, Luis López Carrasco, Natalia Marín Sancho) e O quinto Evanxeo de Gaspar Hauser (Il quinto vangelo di Gaspar Hauser) di Alberto Gracia. Durano tutti e due 61 minuti, tempo dovuto per essere considerati lungometraggi. Il primo, tra documento e finzione, mette insieme tre momenti di ambienti sociali antitetici, dalle foreste della Nuova Guinea a un’isola del Pacifico e a un interno madrileno in una libera associazione di idee che mette a fuoco la relazione tra uomo e ambiente.
Il secondo, che vanta un premio Fipresci a Rótterdam, prende spunto dal personaggio di Gaspar Hauser, giá protagonista del film di Werner Herzog, per mostrare scene alla rinfusa, in bianco e nero e a colori, di ambienti naturali, con un uomo nudo abbandonato in un bosco, e amici seduti intorno a un tavolo: una ragazza, un marinaio, Batman … Che sia datato 2013 o 1913 non cambia niente!
Dal Portogallo, al 100 % in stile De Oliveira, i cento minuti di A vingança de uma mulher (La vendetta di una donna) che Rita Azevedo Gomes ha adattato dal romanzo di Barbey D’Aurevilly “Les diaboliques” (1874). Con lentezza calcolata e con scenografie in larga parte teatrali, il film mostra il tragico percorso della duchessa di Sierra Leone, reclusa dal marito, che ha ucciso la persona alla quale lei teneva di piú e che ne ha dato il cuore in pasto ai cani. Per vendicarsi, lei si prostituiste nelle strade di Lisbona ed esige che sulla sua tomba, accanto al nome di famiglia, campeggi la scritta Prostituta, per infangare il nobile casato. Niente di nuovo nel panorama di cinema portoghese, ma tradizione totalmente rispettata nell’illustrazione di una vicenda interpretata da attori di talento: Rita Durầo, Fernando Rodrigues, Hugo Tourita, Duarte Marins.

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