Cinema Eventi News — 14 ottobre 2013

SITGES.  E’ sicuramente al 46 Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya che si avverte di meno la crisi che ha colpito molti FilmFestival. Ieri, nel moderno auditorio dell’Hotel Melia, il direttore artistico, Angel Sala, ha ribadito che quest’anno i film in catalogo sono ben 333. E ben 24 quelli in concorso! Il Gala, in presenza di Elijah Wood, Terry Gilliam e Eli Roth, ha offerto la prima mondiale del film di Eugenio Mira, Gran Piano. Riprova della collaborazione delle factory spagnole di cinema fantastico col cinema USA, il film è interpretato da Elijah Wood, John Cusack, Kerry Bishé.

 

Scritto da Damien Chazelle, Gran Piano si configura come una gara mortale contro il tempo. Tom Selznick, giovane e celebre pianista che ha smesso di dare concerti da alcuni anni dopo una disastrosa performance, torna a Chicago per un attesissimo concerto, dedicato al suo amico e maestro. La sua compagna, famosa attrice e cantante, lo attende trepidante nel foyer del teatro.

 

Giunto appena in tempo dall’aeroporto, il pianista, ripetutamente in contatto telefónico con la sua amata, trova un messaggio nel suo camerino. E’ una minaccia. Un fucile di precisione tiene nel mirino la sua donna: se lui sbaglia una sola nota, lei è morta.

 

Chiarita la posta in gioco, il film si sviluppa come un thriller nel quale il pianista non solo dovrá produrre una performance perfetta, ma soprattutto dovrá impiegare gli spazi di tempo tra le varie esibizioni per tentare di neutralizzare chi lo minaccia. E Elijah Wood, nei panni di Tom Selznick, dovrá correre molto durante novanta minuti, tenuto sotto scacco dallo sconosciuto tramite sempre piú minacciose comunicazioni sull’auricolare.

 

Al suo terzo film dopo “The birthday”(2004) e “Agnosia”(2010), Eugenio Mira ha girato un film professionalmente corretto sostenuto da attori in stato di grazia, offrendo tra l’altro una affascinante esibizione canora di Kerry Bishé e un brillante repertorio pianístico. Debole invece lo sviluppo dell’intreccio che si concretizza in corse e saliscendi tra le quinte del teatro e in scontri rituali.

 

Provocatorio, o volutamente demente, invece il film in concorso di Eli Roth, The green inferno (L’inferno verde). Siamo infatti dalle parti di Ruggero Deodato (Cannibal Holocaust) circa 50 anni dopo.  Giá noto per le sue macellerie cinematografiche (Hostel, 2005), Roth sembra mettere in scena la lotta di un gruppo di studenti americani per salvaguardare i diritti degli indigeni dell’Amazzonia.

 

In realtá il giovane promotore ha altri piani. Dopo aver condotto una dozzina di giovani a incatenarsi agli alberi dinanzi ai bulldozer di un’impresa privata per trasmettere alle TV scene di repressione, e dopo essere stati imbarcati su un piccolo aéreo per tornare a casa, il velívolo prende fuoco in volo e si schianta tra gli alberi.

 

Due o tre muoiono, ma gli altri si salvano. Li attende una fine mostruosa. Secondo Roth, una tribú di cannibali li cattura e li tiene in cattivitá insieme ai maiali. Ne macellano uno senza preoccuparsi di ucciderlo prima. E lo cucinano. Gli altri sono terrorizzati, e un paio muoiono durante un tentativo di fuga. Una ragazza si suicida. I sopravvissuti la riempiono di droga sperando di stordire i selvaggi che la mangeranno. Quando altri due riescono a fuggire, il promotore della protesta svela il suo piano.

 

Interpretato da Lorenza Izzo, Ariel Levy, Daryl Sabara, il film, se preso sul serio, potrebbe provocare proteste dei paesi amazzonici, ma resta soltanto un demente esercizio di macelleria.

 

Coproduzione hispano-americana per l’esordio di un regista madrileño.  Jorge Dorado, 37 anni, dopo due corti superpremiati, debutta in un lungometraggio in inglese girato negli Usa.  Mindscape, titolo del film e nome di un’agenzia d’investigazione, è interpretato da Taissa Farmiga, Mark Strong, Brian Cox. E tutto gira intorno alla mente di un esperto che si introduce nei ricordi di persone disturbate.

 

L’esperto è John Washington, inattivo da un paio d’anni dopo aver perso moglie e figlia in un incidente. Il direttore di Mindscape, peró, lo chiama per risolvere un caso urgente. Un’adolescente, con madre ricca e risposata, non mangia da una settimana. John accetta a malincuore, ma poi si lascia coinvolgere dal caso perchè ritiene che la ragazza sia stata vittima di abusi e che corra il pericolo di essere internata tra malati di mente.

 

Thriller psicologico, mostra sedute nelle quali l’esperto riesce a far affiorare ricordi che svelano il passato della paziente e il travaglio del protagonista tra ricordi familiari e indagini sul nuovo caso. Impresa non facile introdursi nella mente degli altri quando non si è sicuri della loro sincerità e quando non se ne conosce la forza.

 

Avvincente durante un’ora, il film perde colpi nella mezz’ora finale quando la ricerca psicologica lascia spazio all’indagine di polizia in seguito a insospettati sviluppi criminosi.

 

In concorso anche l’imponente Space Pirate: Captain Harlock di Shinji Aramaki che ha richiesto cinque anni di produzione e che ha utilizzato 806 dispositivi per realizzare 1400 piani. Il famoso manga di Leiji Matsumoto è rappresentato in un universo tridimensionale. Durante un paio d’ore, gli sceneggiatori Harutoshi Fukui e Kyoto Takeuchi narrano in chiave epica e romantica il ritorno del capitano Harlock a bordo della nave spaziale pirata Arcadia. Non se ne aveva notizia dagli anni Ottanta, quando il capitano si ritiró dopo aver coraggiosamente difeso la Terra. Ora il pianeta corre nuove pericoli e Harlock si lascia coinvolgere in una pericolosa avventura di guerre stellari e di intrighi. Alla fine troverá un giovane intrepido al quale lasciare la guida dell’Arcadia.

Scenografie ed effetti speciali permettono allo spettatore di penetrare in un mondo sontuoso e fantastico, e di assistere anche a intrigati litigi di famiglia, presenti in tutte le grandi dinastie. Il 3D, che introduce all’interno del mondo virtuale, adombra tuttavia leggermente i colori, molto piú vivaci se ci si toglie le lenti 3D.

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