Cinema News — 03 marzo 2014

Titolo: Snowpiercer
Regia: Bong Joon-ho
Soggetto: Jacques Lob, Benjamin Legrand
Sceneggiatura: Bong Joon-ho, Kelly Masterson
Cast: Chris Evans, Jamie Bell, John Hurt, Tilda Swinton, Octavia Spencer, Song Kang-ho, Ed Harris
Fotografia: Kyung-Pyo Hong
Montaggio: Steve M. Choe
Scenografia: Ondrej Nekvasil
Musiche: Marco Beltrami
Produzione: Moho Films, SnowPiercer, Opus Pictures, Stillking Films, CJ Entertainment
Distribuzione: Koch Media
Nazionalità: Corea del Sud, Stati Uniti, Francia
Anno: 2013
Durata: 125 minuti

Anno 2014: un esperimento su scala globale non va come dovrebbe andare e provoca una glaciazione che stermina il genere umano. Da allora, gli unici superstiti sono i passeggeri di un treno in continuo movimento che, per i successivi diciassette anni, gira il mondo autoalimentandosi grazie al moto perpetuo del proprio motore. Un ecosistema mobile, precario e fragilissimo, in cui convivono ricchi e poveri, questi ultimi costretti in condizioni terribili in coda al convoglio, che tramano la ribellione e la conquista dell’”arca sferragliante”.

Sono queste le premesse dell’ultimo film di Bong Joon-ho, talentuoso regista sudcoreano che ha adattato per il grande schermo la graphic novel francese di Jacques Lob e Benjamin Legrand. Prodotto quasi interamente in Corea, con un budget di circa quaranta milioni di dollari, rappresenta l’opera più costosa proveniente dal paese asiatico e quella più dichiaratamente destinata al mercato internazionale. Qui sta, forse, il limite più grande della pellicola: un prodotto a metà strada tra un blockbuster fantascientifico d’azione e il film d’autore. Perché se la riflessione sulla rivoluzione appare lucidissima e ben orchestrata, dall’altra le claustrofobiche scene di lotta non riescono ad incidere come dovrebbero, attestandosi placidamente sugli standard del genere.

Un limite che, cambiando prospettiva, può tuttavia rappresentare un pregio, perché se è vero che la distribuzione mainstream, decisa già in fase di pre-produzione, ha imposto una sceneggiatura didascalica e di facile comprensione, è anche vero che pur con tutta la ridondanza degli elementi messi in gioco, Snowpiercer ha un’anima tutta sua, caratterizzata da una spietata visione del mondo e del rapporto tra chi esercita il potere e chi lo subisce. Non era facile condensare in due ore – e in un treno! – le profonde riflessioni sulla lotta di classe, sulle dinamiche riguardanti l’avvicendamento di un leader e sulle spietate modalità di conservazione dell’ equilibrio di una collettività. Pur non sbilanciandosi mai in un verso o nell’altro, Bong Joon-ho riesce ad entusiasmare il pubblico in un’opera che comincia affrontando il tema della rivoluzione e finisce per analizzarne cause e conseguenze.

In questo limbo, gioca un ruolo determinante una certa dose di humor nero, talvolta grottesco, che pervade buona parte del film. Il personaggio interpretato da una magnifica Tilda Swinton, ad esempio, è la prova perfetta di come la maniacale attenzione verso l’ordine e il controllo possa generare mostri talmente estremi da risultare quasi simpatici. Per il resto, la storia segue il canovaccio classico del viaggio dell’eroe, con tutte le fasi del caso, dalla chiamata all’azione fino all’epilogo catartico, passando per le incertezze, l’aiuto del mentore e gli inevitabili incidenti di percorso. In questo ruolo, Chris Evans appare convincente e sorprendentemente adatto a comunicare il conflitto interiore del suo Curtis.

Avanzando di vagone in vagone, incessantemente, fino alla testa del treno, Snowpiercer è anche un omaggio obbligato alla struttura e all’estetica dei videogame, forse quelli di qualche anno fa, nei quali si procede per livello solo dopo aver aperto la porte che dividono un “quadro” dall’altro.

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