Archivio film Cinema News — 16 Nov 2018

Titolo originale: Sicario: Day of the Soldado
Regia: Stefano Sollima
Soggetto e sceneggiatura: Taylor Sheridan
Montaggio: Matthew Newman
Musiche: Hildur Guðnadóttir
Fotografia: Dariusz Wolski
Cast: Josh Brolin, Benicio Del Toro, Isabela Moner, Jeffrey Donovan, Manuel Garcia- Ruffo, Matthew Modine, Elijah Rodriguez, Catherine Keener
Produzione: Richard Middleton, Ellen H. Schwartz, Basil Iwanyk, Thad Luckinbill
Anno: 2018
Durata: 122 min
Nazionalità: USA

Soldado, prima avventura hollywoodiana per Stefano Sollima, si impone come sequel più ambizioso del predecessore , nonostante pochi movimenti di macchina, qualche ripresa con i droni e parecchi piani medi sommati ad un senso della composizione visiva, che ricorda il realismo. Un realismo improntato ad una cupa visione dell’essere registi di genere oggi, per una fiction tanto stratificata quanto rigorosa nella messinscena . Qua c’è un profluvio di trame e sottotrame:l’ ISIS in combutta con i cartelli messicani, compresi i suoi dissidenti alleati con i curdi per combatterlo, l’immigrazione clandestina e un pizzico di western, giusto per ricordarci di chi è figlio Stefano Sollima. Alle prese con un deus ex machina come lo sceneggiatore/regista Taylor Sheridan, fra gli ultimi classici, rimasti in circolo, il regista romano dipana un fil rouge tra un presente da decifrare e un futuro che mette parecchia paura. Soldado comincia con due attentati terroristici e successivamente con il patto fra i giustizieri Alejandro e Matt per far deflagare una guerra fra cartelli messicani, innescata dal loro rapimento della giovane Isabela, figlia del boss Rejes. Prima ancora Alejandro nello Yemen sottopone ad un interrogatorio un membro islamico dei foreign fighters. Guardare al mondo criminale di oggi nello specifico filmico, qui non significa farsi schiacciare solo dai virtuosismi tecnici, ma dare un senso all’oggi, sicchè quella che nelle mani di Sollima poteva diventare una semplice operazione vintage , mette piuttosto a nudo i meccanismi del potere, fra corruttori e ricattatori, manovratori e manovrati, in un viaggio verso un inferno, dove il legame fra vivi e morti è costante, come vedremo nel supplizio subito da Alejandro, che non fa sconti a nessuno. Se i narcotrafficanti della cronaca nera come Pablo Escobar ed El Chapo sono stati ampiamente canonizzati dalla serialità , dai media, dal cinema noir e poliziesco sempre alla ricerca di nuovi milieu criminali da rappresentare, Soldado riconferma la tendenza di Sheridan a dare vita ad intrecci dalla struttura binaria come nelle sue regie Hell or High Water e Wind River. A risultare piu incisivo in questo lungometraggio è quel punto di tangenza fra la criminalità e qualcos’altro, inscenato da Alejandro e Matt, due uomini che parlano lingue diverse e spezzano con fratture di silenzio il suono di parole pesantissime.Dal noir al western il passo è dunque breve, anche questa sembra essere una logica conseguenza ed è spesso l’atmosfera a contare in altre scene, quanto ciò che stava loro intorno.
Sollima trova anche il mood adeguato piegando il periodo storico a suo favore dell’epopea del romanzo western apocalittico (e il film trasuda influenze letterarie, e non solo per esplicite influenze di Cormac Mc Carthy e Don Winslow) in scene come quella del convoglio nel deserto guidato da Matt e Alejandro, con una direzione talmente militaresca da ricordarci certe sequenze di John Mc Tiernan . Il mondo dei cartelli messicani è per questo figlio d’arte, è una dissonanza in forma di romanzo. Anzi una nuova era del romanzo criminale: Alejandro è il primo uomo morto a compiere una missione suicida, preceduto da troppi uomini morti nel tentativo di attuarla.

Voto: 9

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