Cinema News — 23 maggio 2014

Titolo originale: Only Lovers Left Alive
Regia: Jim Jarmusch
Soggetto: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Cast: Tom Hiddleston, Tilda Swinton, John Hurt, Mia Wasikowska
Fotografia: Yorick Le Saux
Montaggio: Alfonso Goncalves
Scenografia: Marco Bittner Rosser
Musiche: Yorick Le Saux
Produzione: Recorded Picture Company, Pandora Filmproduktion
Distribuzione: Movies Inspired
Nazionalità: Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cipro
Anno: 2013
Durata: 123 minuti

É un amore totale quello di Adam ed Eve. Vivono separati, lui in un castelletto di Detroit, lei a Tangeri: una distanza apparentemente inspiegabile, dato che quando si rincontrano sembra si siano innamorati il giorno prima. Invece stanno insieme da secoli, perché sono due vampiri, e forse è proprio la reciproca lontananza ad aver preservato placidamente intatto il loro sentimento.

Jim Jarmusch firma un’opera con un sottotesto complesso, caratterizzata da un forte simbolismo. Se è vero che le basi del Decadentismo sono da ricercare in una preoccupante e generalizzata crisi di valori, allora questo film rappresenta una metafora di quel movimento artistico e letterario che caratterizzò l’alba del secolo appena trascorso. Ad essere messa in discussione, in questo caso, è la condizione di vampiro, storicamente collegata ad omicidi brutali volti all’ossessiva ricerca di sangue umano, che i due protagonisti hanno invece dismesso da tempo, grazie alle proprie fonti quasi istituzionalizzate. Sembrano qui contrapposti gli istinti primordiali legati alla propria natura con gli agi rassicuranti del Positivismo, grazie al quale la vita diventa individuale – i nostri vivono separati con annoiato ma tutto sommato piacevole appagamento – e tutto sembra a portata di mano, consapevoli che il progresso può addolcire gli aspetti più macabri della mera sopravvivenza.

Ma c’è qualcosa che non va. La consapevolezza che manchi qualcosa in queste due vite senza fine fa ricongiungere Adam ed Eve, riportandoli al loro peccato originale. Il risultato è un ipnotico viaggio all’interno di due menti geniali, ma stanche. Lui è un grande musicista che nei lunghi anni della sua esistenza si è cimentato, non senza successo, con una sconfinata varietà di strumenti musicali – e adesso è una leggenda del noise metropolitano, circondato da chitarre d’epoca e accessori retrò; lei una lettrice vorace, profonda ammiratrice di Marlowe, l’anziano vampiro che le procura il sangue. Quest’ultimo, superbo scrittore, pare abbia creato drammi e commedie che Shakespeare ha poi spacciato per propri. A scombinare i piani della coppia sarà Ava, sorella di Eve, giovane e incosciente, e ancora pervasa da una vitalità tutta adolescenziale.

Ciò che impressiona di Solo gli amanti sopravvivono è la commistione di regia e musica. Il film si sviluppa sulla musica prodotta da Adam (le note della colonna sonora sono di Jozef van Wissem, compositore minimale olandese) in un vortice di camera a mano e riprese in soggettiva che seguono il ritorno alle origini dei due protagonisti con lisergica empatia. Frequenti anche lunghe carrellate intorno ai personaggi, che conferiscono un’aura di solitudine e teatralità. Elemento, poi, fondamentale della pellicola, è quello di aver girato tutto di notte, in piena sintonia con i ritmi vampireschi. Come spesso accade, congeniale e bizzarro il trucco di Tilda Swinton (Eve), che offre una buona interpretazione, ma davvero magnetico Tom Hiddleston (Adam) capace ad ogni istante di rubare la scena. In fondo, il vero protagonista è proprio il personaggio di Adam, ripreso da Jarmusch in tutta la sua maniacale ossessione per l’ordine e i dettagli.

Con un inizio macabro e asfissiante, il regista americano descrive una parabola convincente ma soprattutto coerente, che si conclude con un inno impetuoso all’anarchica vitalità di un’esistenza senza compromessi

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