Cinema News — 05 maggio 2014

Titolo: Song’e Napule
Regia: Manetti Bros
Soggetto: Giampaolo Morelli
Sceneggiatura: Manetti Bros, Michelangelo La Neve
Fotografia: Francesca Amitrano
Montaggio: Federico Maria Maneschi
Scenografia: Noemi Marchica
Musiche: Pivio e Aldo De Scalzi
Cast: Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli, Carlo Buccirosso, Peppe Servillo
Produzione: Devon Cinematografica con Rai Cinema
Distribuzione: Microcinema Distribuzione
Nazionalità: Italia
Anno: 2013
Durata: 114 minuti

Concepito da un’idea iniziale del loro attore feticcio Giampaolo “Coliandro” Morelli Song’ e Napule è un film che dimostra l’autorialità a 360° dei fratelli Manetti. Dopo i consensi ottenuti al festival romano del 2013 la storia è raccontata con il piglio di emulatori, quanto di registi consolidati.Ne sono protagonisti Paco (Alessandro Roja), un pianista che alle velleità artistiche ha dovuto anteporre l’impiego sicuro nella polizia e Lollo Love (Giampaolo Morelli) un cantante neo-melodico, idolo delle fanciulle partenopee, che ha salvato sè stesso e la famiglia dalla miseria con il successo dei suoi dischi. A Paco viene affidato l’incarico di acciuffare un killer della camorra, che sarà ospite ad un matrimonio di un boss, dove si esibirà Lollo Love. Così Paco si fa assumere dal divo come tastierista della band.

Con il loro stile pop e artigianale, sospeso fra il riscatto dei perdenti in una città problematica come poche e il poliziottesco dei Settanta tipo quelli realizzati dalla coppia Mario Merola/Alfonso Brescia, i Manetti ribadiscono uno degli elementi chiave del loro cinema: il racconto di formazione di un individuo alle prese con circostanze eccezionali ossia Paco, come avveniva per l’interprete dal cinese de L’arrivo di Wang e l’umanità scafata di Piano 17. Una consapevolezza che grazie anche alla performance iperrealista, sensibile e insieme innocente di Morelli, che dopo Coliandro, crea qui un’altra presenza iconica per eventuali serial televisivi, visualizza un’aggrapparsi del personaggio alle illusioni per non precipitare in una realtà incomprensibile.

Quello dei Manetti, grazie al contesto napoletano diventa un’ecosistema con umori e sapori, un pò come quelle trattorie rionali, sponsor della pellicola, che la mdp si premura di pubblicizzare alla faccia della pubblicità occulta. Quella dei Manetti non è foga citazionista ma è anti-mitologia, ovvero la mitologia minore, dei marginali. Con un fascino condito da comicità esilarante. Da qui nonostante l’approccio ludico c’è una morale di cinema. Calorosa come può essere una festa sottolineata dalle note di Lollo Love, dove è insito un immaginario vintage inciso nel cuore. Napoli nel loro film come per la world music di Enzo Avitabile, diventa un porto utopico, dove i poliziotti trovano un’umanità dolente ad accoglierli, migliore dei superiori certamente, che pare vivere in una bolla temporale alimentata dalla tradizione canora sotto il Vesuvio. I Manetti bros. dicono la loro sulla follia imperante del precariato lavorativo in questo paese, senza essere didascalici e non è poco. Manetti, il pop, il cinema: indistruttibile trinomio.

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