Archivio film Cinema News — 05 Gennaio 2014

Regia: Ciro De Caro
Sceneggiatura: Ciro De Caro, Rossella D’Andrea
Cast: Valerio Di Benedetto, Cristian Di Sante, Sara Tosti, Rossella D’Andrea, Deng Xueyng
Fotografia: Davide Manca
Montaggio: Alessandro Cerquetti
Musiche: Francesco D’Andrea
Produzione: PFA Films e Enjoy Movie
Distribuzione: Distribuzione Indipendente
Origine: Italia
Anno: 2012
Durata: 82 minuti

Un’opera prima non è mai un’impresa facile. Se poi viene realizzata con diecimila euro e girata in soli undici giorni allora ottenere un risultato soddisfacente può definirsi quasi impossibile. Il regista Ciro De Caro, tuttavia, forte del suo decennale passato nel mondo degli spot televisivi, deve essere abituato a “portare a casa la giornata”, perché Spaghetti Story, pur con tutti i limiti del caso, può decisamente definirsi un obiettivo centrato. L’aria che si respirava alla presentazione ufficiale, tenutasi al Nuovo Cinema Aquila – il cinema che insieme al Tiziano proietta il film nella capitale – era quella del sogno realizzato. Tutti, o quasi, dal cast tecnico a quello artistico, sono alla prima esperienza di lungometraggio.
La storia racconta di un giovane attore precario alla disperata ricerca di un lavoro, un sognatore come tanti con il portafoglio vuoto e la “sindrome di Peter Pan”. Scheggia, l’amico di una vita, sembra avere tutte le risposte, e gli propone un semplice “lavoretto” che darà l’avvio alla vicenda. De Caro esordisce con una pellicola generazionale che affronta i fantasmi di chi, a trent’anni, prova a costruire il proprio futuro. C’è Valerio, il protagonista, che vive alla giornata; Giovanna, sua sorella, una donna realizzata economicamente ma arida dal punto di vista culturale e sociale; Serena, la sua ragazza, una dottoranda che sogna un bambino. Scheggia invece vive con la nonna e si guadagna da vivere facendo il pusher. Quattro personalità diversissime, coinvolte in un epilogo che significherà, forse, il passaggio alla maturità. É questo il merito più grande del regista (co-sceneggiatore insieme a Rossella D’Andrea, che interpreta Giovanna): ciò che all’inizio sembra riguardare esclusivamente Valerio – l’incontro con una prostituta cinese – alla fine segnerà un’evoluzione per tutti i personaggi, sottolineando come, in questi tempi difficili, la soluzione possa ancora arrivare dalla famiglia (o da ciò che ne resta) e dagli affetti, inserendo la trama narrativa negli inossidabili canoni del cinema classico e traendo spunto dalla felice tradizione della commedia corale americana degli ultimi anni. Tutto condito con una messa in scena decisamente professionale. Il lavoro di Davide Manca, talentuoso giovane direttore della fotografia, è pregevole soprattutto nella messa a fuoco, mentre il montaggio del veterano Alessandro Cerquetti è vivace e puntuale, conferendo un buon ritmo ma abusando, soprattutto nella parte iniziale, del jump cut, che sembra spesso fine a se stesso e che non riesce a compensare l’assenza di valide soluzioni di regia. Quest’ultima infatti appare pulita e precisa ma non presenta particolarità degne di nota, sicuramente a causa del budget ridotto, privilegiando le inquadrature fisse ai movimenti di macchina, quasi del tutto assenti. Convincente l’esecuzione degli attori, supportati da una solida sceneggiatura, divertente e mai banale, sebbene a volte troppo didascalica specialmente per quanto riguarda i personaggi femminili. C’è però da segnalare, su tutti, l’ottima prova di Cristian Di Sante (Scheggia) colonna portante del film con la sua romanità trascinante e contagiosa, abilissimo a rubare la scena al protagonista e a conferire all’opera la giusta dose di risate. Curioso invece l’accompagnamento sonoro: assente per buona metà della pellicola, prende vita con parsimonia fino a sfociare in una coinvolgente ballata finale, composta come tutte le altre musiche dal bravo Francesco D’Andrea. Presentato a moltissimi festival, soprattutto internazionali, tra cui il prestigioso Festival di Mosca, Spaghetti Story è in programmazione in una trentina di sale in tutta Italia, ed è la dimostrazione vivente e vitale che il cinema indipendente può ancora riservare gradite sorprese.


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