Titolo originale: Miss Peregrine’s Home For Peculiar Children

Regia: Tim Burton

Sceneggiatura: Jane Goldman

Soggetto: Ransom Riggs

Cast: Eva Green , Asa Butterfield, Samuel L. Jackson, Judi Dench , Rupert Everett , Allison Janney ,Chris O’Dowd, Terence Stamp, Ella Purnell, Finlay MacMillan, Lauren McCrostie, Hayden Keeler-Stone, Georgia Pemberton, Milo Parker, Raffiella Chapman, Pixie Davies, Thomas Odwell e Joseph Odwell, Kim Dickens

Fotografia: Bruno Delbonnel

Montaggio: Chris Lebenzon

Scenografia: Chris August, Elli Griff

Costumi: Colleen Atwood

Musica: Michael Higham, Matthew Margeson

Visual effects supervisor: Frazer Churchill

Produzione: Jenno Topping, Peter Chernin

Nazionalità: UK | Belgium | USA

Anno: 2016

Durata: 127’

Uscito nelle sale italiane il 15 dicembre scorso, “Miss Peregrine – La casa de ragazzi speciali” porta sul grande schermo le pagine dell’omonimo romanzo di Ransom Riggs, aprendo un anello temporale non solo sulle avventure dei suoi personaggi “particolari” ma anche sulla vita filmica del suo regista.

Una delle protagoniste, infatti, Miss Peregrine ha la facoltà di trasformarsi in un uccello, in un falco pellegrino per l’esattezza, ma, a guardarla con attenzione, non ci si stupirebbe nel vederla prendere la forma di Tim Burton stesso e scoprire, così, che i “ragazzi speciali” che lei ospita e protegge altro non sono che quelle creature allo stesso modo “speciali” che il regista californiano accoglie nei suoi film.

La storia di Jake, ragazzo qualunque tra i ragazzi qualunque ma speciale tra quelli speciali, che alla morte del nonno, trovato in un bosco senza più gli occhi, si mette sulle tracce di quella casa nel Galles di cui questi gli parlava sempre, si snoda infatti tra sentieri fiabeschi e burtoniani.

Dopo aver ascoltato per tutta l’infanzia i racconti fantastici del nonno su mostri e bambini dai particolari poteri, come la nipote di Kim ascoltava la storia di Edward mani di forbice o come il piccolo Will ascoltava quelle del padre Edward Bloom (“Big Fish”), Jake batterà la testa come Dorothy Gale e si troverà in un mondo magico. Qui, attraversando un giardino con siepi che paiono potate dalle mani affilate di Jonny Depp, incontrerà bambini invisibili o in grado di attirare a sé elementi naturali come le carote giganti del mondo delle meraviglie o di creare e dominare dei novelli Frankenweenie. Soprattutto, troverà Emma, eco visiva della Christina Ricci di Sleepy Hollow e della Alison Lohman di “Big Fish”, ragazza eterea che non riesce letteralmente a rimanere con i piedi per terra.

Miss Peregrine, un “Ymbryne” con il potere di manipolare il tempo, è incaricata proprio di proteggere questi bambini, creando un posto, e un tempo, il 3 settembre 1943, che possano essere irraggiungibili da quegli spiriti vacui che dei loro occhi, e delle loro vite, vogliono cibarsi per raggiungere immortalità e forma umana.

Una volta varcata la soglia di questo mondo fantastico, Jake capirà ben presto quanto i mostri che popolavano i racconti e i timori del nonno Abe siano una reale minaccia per i suoi nuovi amici e in che modo lui sia l’unico in grado di aiutarli non solo a difendersi da essi ma, soprattutto, a trovare il coraggio per farlo.

Il ricorso al fantastico, ancora una volta, fa da oracolo, come il bambino speciale Horace, del tema sociale della presunta diversità e della prevaricazione. Quando Abe racconta di come fuggì dalla sua terra natia, “perché c’erano mostri che ce l’avevano con chi era diverso”, il tema della razza diventa qui il tema della “categoria degli speciali”, mentre quello dei mostri della guerra diventa quello degli spiriti vacui dagli occhi bianchi, come quelli dei posseduti di Fulci.

Una dicotomia, quella tra “diversi” e “normali”, ben cara alla mitologia burtoniana e all’uso della fotografia che a essa riserva, con colori più freddi per gli ambienti “dell’al di qua” e decisamente più caldi e colorati per “l’al di là” fantastico.

Mostruosità reali, mostruosità fantastiche quindi, calate in un tessuto familiare in cui i genitori sono assenti, in cui il protagonista si sente sempre fuori luogo prima di approdare in quel non luogo che è la casa dei ragazzi speciali, fatto non dalle pareti di un edificio nascosto dal, e nel, tempo, ma dalle persone che lo animano, al vibrare dei tre elementi di aria, fuoco e terra che tre di loro dominano. Ad essi si aggiungerà poi la spinta delle acque che non solo accerchiano la fantomatica isola di Cairnholm su cui si erge la casa di Miss Peregrine ma che condurranno i protagonisti, attraverso il relitto della nave Augusta, alla battaglia finale. Sarà tra i suoi scheletri che si aprirà un anello temporale e citazionale su “Gli Argonauti” di Don Chaffey che a sua volta ne aprirà un altro su “L’armata delle tenebre” ma soprattutto su un video dei The Killers, “Bones”, girato dallo stesso Tim Burton, che sembra quasi apparire, nel film, come comparsa tra le persone colpite dai mostri sulle giostre del North Pier di Blackpool, ragazzo speciale anche lui in quel mondo incantato su cui non smette di girare.

Un film fantasy del tutto godibile, misurato e dall’ottima fotografia, in cui gli adulti, Eva Green su tutti, sembrano però funzionare più dei ragazzi speciali, che creano una squadra ma non dei protagonisti e dove l’anello temporale sembra davvero riuscire forse un po’ troppo a tenere lontani i cattivi dalla storia, che avrebbe potuto beneficiare maggiormente dello spirito vacuo di Samuel L.Jackson e di quell’impronta visiva sottilmente inquietante cucita addosso ai gemelli mascherati.

 

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