Archivio film Cinema News — 01 Dicembre 2019

Regia: Bong Joon-ho

Genere: Drammatico

Sceneggiatura: Bong Joon-ho, Han Jin-won

Fotografia: Hong Kyung-pyo

Cast: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shilk, Park So-dam, Lee Jung-eun, Chang Hyae-jin. 

Produzione: Kwak Sin-ae, Moon Yang-kwon

Nazionalità: Corea del Sud

Anno: 2019

Durata: 131 minuti

Vincitore della Palma d’Oro al 72° festival di Cannes, Parasite è il film con cui il regista sud coreano Bong Joon-ho matura la sua poetica autoriale, spesso impegnata a coniugare alcune riflessioni sulle diseguaglianze socioeconomiche a una narrazione più “popolare” e di genere.

Nel film in questione, il cineasta asiatico tratta delle differenze di classe e dei diversi punti ad esse collegate: dal desiderio del proletariato di vivere i lussi della borghesia alla lotta tra poveri, fino allo snobismo e all’inconsapevolezza dei cittadini benestanti, che qui sembrano vivere in un mondo a se stante e privo di veri legami con la realtà circostante.

Tutte tematiche che Bong affronta unendo diversi registri e tipi di cinema, passando dal film d’autore allo spettacolo popolare, dalla violenza all’ironia, dal dramma alla satira, dal thriller alla commedia.

Questo a cominciare dall’intreccio narrativo: qui ad essere protagonista è una famiglia sottoproletaria che, tramite la falsificazione di alcuni documenti e altri tipi di raggiri, riesce gradualmente a lavorare in una casa altolocata, trovando in ciò l’occasione per condurre un’esistenza più agiata e un definitivo riscatto sociale. Ma i segreti e le sorprese sono sempre in agguato.

Un soggetto di partenza, quello appena descritto, ben sviluppato da una sceneggiatura volutamente paradossale e sopra le righe, caratterizzata da uno svolgimento chiaro ma molto costruito nel suo accumulo d’ingranaggi narrativi, colpi di scena e personaggi bizzarri, a cominciare dall’ingenua e stralunata madre alto borghese, simbolo di una classe sociale così abituata ai propri privilegi da essere del tutto incosciente del malessere le sta attorno.

Oltre alla buona qualità della scrittura, contribuisce alla riuscita del film anche la regia di Bong, elogiabile sia per il dinamismo sia per la gestione semantica degli spazi. Qui, infatti, gli ambienti servono a sottolineare la dialettica e le differenze tra le due classi, come dimostra la contrapposizione tra alto e basso, tra la pulizia del quartiere borghese e la sporcizia della periferia, oltre che tra le vetrate delle due case, quella ampia e sul giardino dei personaggi benestanti e quella più piccola e sulla strada della famiglia indigente.

Una serie di elementi tematici e stilistici che rende il lavoro di Bong un’opera tanto precisa sul piano riflessivo quanto appagante sul quello puramente cinematografico, alla quale si possono quindi perdonare le occasionali forzature e un finale non proprio brillante e necessario.

Tutte questioni che rendono Parasite un film non dissimile da Noi di Jordan Peele, horror che sfrutta la dinamica alto/basso e i parallelismi tra i personaggi per portare avanti un discorso sulle diseguaglianze socioeconomiche presenti negli Stati Uniti.

Un tema, quello del conflitto di classe e dello scontro tra popolo ed élite, che Bong e Peele affrontano coniugando cinema d’autore a cinema di genere, ma che in questo momento storico risulta così sentito e importante da essere trattato anche con altre modalità estetico/narrative, come dimostra il più austero e rigoroso Tramonto di Laszlo Nemes.

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