Archivio film Cinema News — 15 novembre 2015

Titolo originale: 007 – Spectre

Regia: Sam Mendes

Fotografia: Hoyte Van Hoytema

Montaggio: Lee Smith

Scenografia: Dennis Gassner

Musiche: Thomas Newman

Cast: Daniel Craig, Christoph Waltz, Lea Seydoux, Ralph Fiennes, Naomie Harris, Ben Whishaw, Dave Bautista, Monica Bellucci

Distribuzione: Warner Bros Pictures

Durata: 148 min.

Nazionalità: USA

Anno: 2015

Dopo la morte di M (Judi Dench), Bond si reca a Città del Messico dove uccide Marco Sciarra, che si scoprirà essere un membro di un’organizzazione segreta che punta a governare il pianeta. James si troverà, dunque, ad affrontare la SPECTRE praticamente da solo e a dover fronteggiare il pericoloso fantasma di un lontano passato.
Sam Mendes con Skyfall, aveva già tracciato una linea di confine. Il vecchio con il nuovo. L’obsoleto con l’avanguardia. La distruzione e la rinascita di un mito. Il personaggio di 007 era, ormai, ridotto a un vecchio sarcofago, contenente solo più ragnatele e vecchie trovate che non stupivano più la maggior parte degli spettatori. La società era cambiata, il pubblico maturato e per quanto affetto provavamo per Pierce Brosnan, era il momento di cambiare. Tutto.
Il primo cambiamento lo si era avuto con l’introduzione da protagonista di Daniel Craig, forse attore meno british e meno fascinoso, ma capace di portare la saga sul piano più alto dell’azione e dell’intrattenimento. Forse addirittura più realistico, per quanto le sue gesta rimangano strettamente radicate nel mondo della fantasia. Craig ha il giusto appeal fisico per non risultare fuori luogo mentre si aggiusta la cravatta dopo essere scampato alla demolizione di un palazzo. Il Bond introdotto da Casinò Royale in poi, era meno status symbol e più Jason Bourne, una trovata che finalmente restituiva freschezza ad una serie ormai in declino.
La consacrazione di tutti questi cambiamenti arriva poi con Skyfall e con SPECTRE, entrambe epopee crepuscolari del mito della spia più famosa della storia del cinema. Mendes reinventa la leggenda e spingendosi più in là, scava nel passato del protagonista, dove nessuno si era mai spinto. Per questo Skyfall finisce nella verde Scozia, paese natale di James, dove perde la sua M, il suo capo, la persona che più di tutte era rivestita da un’aura materna.
In SPECTRE, invece, abbiamo la ricerca dell’elemento paterno, tramite l’aiuto della dottoressa Swann, vera catalizzatrice del cambiamento di Bond, che grazie a lei, forse per la prima volta in vita sua, si ferma a pensare su se stesso, sul suo futuro e quindi a reinventarsi.
In questi due ultimi capitoli della saga, Sam Mendes impara da Nolan e dal suo Batman, pone il proprio eroe davanti al proprio passato, affrontandone i traumi e mettendolo a confronto con un avversario psicopatico ed imprevedibile. Non per nulla Javier Bardem e Christoph Waltz hanno molti tratti caratteristici del Joker di Heath Ledger.
Entrambi i nemici di Bond, infatti, giocano con i suoi sentimenti, colpiscono le persone che gli stanno a cuore e sembrano non volerlo mai colpire direttamente, se non averlo prima sconfitto nell’animo e negli ideali. E’ quello che fa Blofeld – Christoph Waltz –per tutta la durata del film. Nel momento in cui tortura James, lo fa solo per colpire i suoi sentimenti, e non per indebolirlo o menomarlo. Nel finale, ancora, 007 sarà messo davanti alla scelta se salvare se stesso e il suo tanto amato personaggio, o se rischiare la propria vita per salvare Madeleine la ritrovata figura femminile, vera mutazione della figura materna in “compagna”.
In SPECTRE viene meno l’azione, per una visione più traumatica ed introspettiva del personaggio che tutti ci vantiamo di conoscere al meglio, ma che in realtà, risulta evidente ci nasconda ancora qualche segreto.
Se con Skyfall aveva toccato l’apice, in quest’ultimo capitolo Mendes si consacra come uno dei migliori registi della serie, regalandoci due opere dai tratti tipici della sua filmografia.
Due capitoli nei quali il passato e il presente non solo si affrontano a testa bassa per il predominio della scena, ma che l’uno viene in aiuto dell’altro, attenuando, forse, le polemiche che per sempre circonderanno questi capitoli, ovvero se sia giusto o meno cercare di rinvigorire un personaggio simbolo di una delle serie più vecchie e più radicate di sempre.
Probabilmente, Mendes ci ha appena dato una risposta e cioè, dove non arriva il presente, può arrivare il passato e viceversa, alternandosi sempre l’un l’altro, partecipando a rendere la saga migliore di sempre.

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