Cinema News — 07 marzo 2013

Stati Uniti, 2012

Regia: Harmony Korine

Cast: Vanessa Hudgens, Ashley Benson, Rachel Korine, Selena Gomez, James Franco

Durata: 92’

Distribuzione: BIM Distribuzione

 

Cos’è lo Spring Break? In italiano si potrebbe tradurre come “vacanza di primavera” e si tratta di una pausa della durata di una settimana che gli studenti statunitensi e di alcuni altri paesi (Canada, Francia, Giappone, Cina e Corea) hanno a disposizione a inizio primavera. Solitamente lo Spring Break raggiunge il culmine nella prima settimana di marzo, occasione nel quale migliaia di giovani si riversano nelle zone dal clima più mite – le mete più ambite sono Miami e alcune città del Messico, per quanto riguarda gli statunitensi – e si abbandonano ai festeggiamenti più eccessivi, con abbondanza di alcol, droghe e sesso spinto, come ormai sembra diventato tradizione.

Molto cinema, soprattutto americano, ci ha mostrato cosa accade durante gli spring breaks, adottando per lo più il linguaggio della commedia giovanile (tra i più recenti “Mardì Gras – Fuga dal college”), non sono mancati gli horror (“Piranha 3D”) e ora Harmony Korine prova ad inquadrare questo periodo atteso dai giovani americani sotto lo sguardo del pulp torbido e moralmente scorretto con “Spring Breakers – Una vacanza da sballo”.

Candy, Britt, Cotty e Faith sono quattro studentesse neanche ventenni che vogliono assolutamente passare una vacanza da sballo per il tradizionale spring break annuale, ma le loro tasche non consentono di recarsi nel luogo previsto per trascorrere la settimana di vacanza. Candy e Britt decidono allora di rapinare un fast food, procurandosi i soldi necessari alla partenza e al soggiorno in hotel. Giunte sul posto, le quattro amiche partecipano ad ogni tipo di party, tra alcol e droghe, finché irrompe la polizia proprio durante uno di questi festeggiamenti. Le quattro vengono portate in bikini in tribunale, processate e arrestate ma un piccolo criminale locale che si fa chiamare Alien le nota e paga loro la cauzione. Da quel momento le spring breakers vanno ad abitare nella villa di Alien e condividono con lui gli ultimi giorni della vacanza, tra azioni criminali e ogni tipo di eccesso.

Passato in concorso all’edizione 2012 del Festival del Cinema di Venezia, “Spring Breakers” si è fatto notare qua e là scatenando anche qualche prevedibile polemica sulla scorrettezza del contenuto, obiettivo sicuramente ambito dal regista e sceneggiatore Harmony Korine, che sta incentrando la sua carriera cinematografica proprio sullo scandalo e l’eccesso. Il regista e sceneggiatore californiano che esordisce con la favola surreale e disturbante “Gummo” nel 1997, lega infatti il suo nome a quello di Larry Clark, scrivendo per lui due dei suoi più celebri e controversi lavori “Kids” e “Ken Park”, per scatenarsi poi alla regia dello scorrettismo “Trash Humpers”. Una carriera nel cinema indipendente decisamente coerente per tematiche e stile adottato, che con “Spring Breakers – Una vacanza da sballo” trova un compromesso con il cinema più mainstream, arruolando star della tv e di Hollywood e legandosi a un linguaggio più fruibile dal grande pubblico. Il risultato però non convince affatto e l’unica sensazione che questo film può avere sullo spettatore è il vuoto… un vuoto assoluto che gravita attorno a storia e personaggi.

Magari si tratta anche di un risultato voluto, visto che lo sguardo di Korine sulla generazione che sta descrivendo è palesemente critico, mostrando la degenerazione di una generazione (scusate il gioco di parole), priva di un codice etico e di un reale metro valutativo e autocritico sulle proprie azioni. I giovani di Korine sono tutti belli e scorretti, privi di anima, vuoti come il film in cui si agitano per una novantina di minuti. La prima parte del film è intenta a sorreggere questa tesi, abbondando in lunghe e ripetitive sequenze in cui si mostrano i festeggiamenti dei giovani sulle spiagge, pronti a tracannare alcol in ogni modo possibile, esibirsi in gesti volgari che implicano sempre e comunque allusioni sessuali e a mostrare le proprie grazie, con un’abbondanza di seni e fondoschiena ritoccati dal chirurgo estetico. Contemporaneamente seguiamo le quattro protagoniste che se non fosse per il personaggio interpretato dalla stellina di Disney Channel Selena Gomez, descritta come una fervente cristiana che cerca un po’ d’aria dall’oppressivo bigottismo culturale in una vacanza scorretta, sarebbero tutte monotonamente uguali, nel carattere e anche un po’ nell’aspetto, riprese dal regista continuamente in scene pruriginose che esplorano la loro biancheria intima. Un costante ammiccare alla dimensione erotica “barely legal” che però non raggiunge mai un apice, come se una delle protagoniste del film provocasse costantemente lo spettatore mostrando le sue grazie ma negandogli di andare oltre.

Nella seconda parte il film raggiunge una dimensione pulp, ma si tratta di quel pulp goffo, quel tipo di pulp che imita chi vuole imitare Tarantino, con linguaggio scurrile, azioni criminali messe a casaccio, qualche aspetto feticistico e armi da fuoco usate imprudentemente. Questo pamphlet raggiunge il culmine con un finale in-credibile, in cui c’è un raid criminale che fa sorridere per i suoi improbabili esiti.

Nel mezzo a tanti elementi che non convincono c’è sempre qualche cosa da salvare, come la singolare scena in cui James Franco suona e canta Britney Spears al pianoforte mentre le sue protette si agitano sulla spiaggia al tramonto armate di mitragliatrice e con passamontagna rosa. Poi c’è da dire che le protagoniste sono azzeccate e se Vanessa Hudgens appare la più credibile del lotto, anche Ashley Benson, Rachel Korine (moglie del regista!) e Selena Gomez convincono. Non da meno il poliedrico James Franco, che da vita a un singolare gangster dal cuore d’oro.

Spring Breakers – Una vacanza da sballo” è un fuoco di paglia, un film che vuole essere scorretto ma non va mai “oltre”, un film che vuole essere critico ma risulta solo banale e ripetitivo nel mostrare giovani che fanno cose sbagliate ai limiti della parodia, un film che vuole essere più di quello che realmente è, ovvero un teen-pulp un po’ sgangherato. Poteva essere il nuovo “Avere vent’anni”… poteva.

Bella la fotografia e la grafica dei titoli di testa e di coda.

Voto: 5

 


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