Archivio film Biopic Cinema Eventi News — 20 Maggio 2019

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura, realizzare un biopic senza sentimentalismi, banalizzazioni storico-estetiche e soprattutto facili agiografie! Bene Jon S. Baird con Stanlio & Ollio si può dire che abbia superato brillantemente la prova.

L’errore più tipico nel  restituire attraverso la dimensione filmica la vita privata e pubblica di un personaggio storico(antico o moderno) è proprio quello di creare un Santino da processione cinematografica, per cui per molti basta un buon attore(specie se di appeal nazional-popolare), un sapiente lavoro di make-up e una puntigliosa ricostruzione del periodo storico.

Un esempio recente è Bohemian Rhapsody, in cui nonostante l’aderenza al ruolo da parte di Rami Malek(nascosto da un maquillage eccessivamente conigliesco), sotto il tonitruante show estetico-musicale non c’è anima e soprattutto c’è poco cinema!

Con la realizzazione di un biopic sulla vita e l’arte della più grande coppia comica della storia del cinema, la situazione era ancora più delicata. Come realizzare un’opera in grado di raccontare Laurel e Hardy senza comporre un bignamino sterile sulla loro comicità? Come evitare la trappola del macchiettismo mimetico da parte degli interpreti? E ancora come non farne un polpettone melodrammatico?

Si sa che raccontare la vita e l’arte di un comico è molto difficile e spesso si cade negli errori di cui sopra, come avvenne per Charlot – Chaplin (1992) di Richard Attenborough, una cartolina di 143 minuti capace di regalare sorrisi e lacrime.

Stan & Ollie invece non ha la presunzione di farsi epica di un racconto, ma solamente restituire la dimensione umana della geniale coppia slapstick, sottolineando la difficoltà(da parte dello spettatore) nel separare la realtà dalla finzione scenica.

Questo ci salta immediatamente all’occhio quando verso l’inizio del film vediamo Laurel e Hardy registrare in un teatro di posa il mitico balletto de I fanciulli del West.

Dalle immagini a colori si passa a quelle in bianco e nero, e mentre i due buffi continuano a danzare graziosamente sul grande schermo, all’interno della sala cinematografica il pubblico ride a crepapelle.

Soluzione meravigliosa, di grande efficacia e soprattutto di utile economia narrativa.

Successivamente vediamo la coppia invecchiata prenotare una stanza d’albergo  e bisticciare accennando qualche gag fisico, siamo nel mondo reale o ancora sul set?

Questo è il gioco a cui viene sottoposto lo spettatore, davanti ad un continuo sovrapporsi e sostituirsi tra realtà e finzione. Espediente elementare? Of course ma di indubbia efficacia con due interpreti magnifici che restituiscono le sottili sfumature caratteriali, gli egoismi e le frustrazioni dei giganti dello slapstick statunitense.

L’ interpretazione di John C. Reilly e Steve Coogan non resta soffocata sotto il peso di un make-up ingombrante, ma si plasma straordinariamente su di esso creando un duplicato mai caricaturale, calibrando con delicatezza abilità fisica e fisiognomica, senza perdere mai di vista la giusta distanza emotiva.

Jon S. Baird arriva dalla BBC e si nota la sua matrice televisiva(specie in alcune sequenze di dialogo), ma ciò non va ad inficiare linguisticamente il prodotto, perché Baird sa inserire al punto giusto un carrello con profondità di campo o un raccordo sullo sguardo anche in piena messa in scena teatrale, e soprattutto senza pietismi è in grado di far vibrare il dramma all’interno di un semplice gesto comico.

Dietro al gesto di Stan che lancia una mela in testa a Ollie si nasconde un mondo di significati, una vita intera di incomprensioni e delusioni affettive ed amicali, eppure la gente continua a ridere di loro.

Voto: 7

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