Archivio film Cinema News — 31 agosto 2016

Titolo originale: Star Trek – Beyond
Regia: Justin Lin
Soggetto: basato su “Star Trek” di Gene Roddenberry
Sceneggiatura: Simon Pegg e Doug Jung
Fotografia: Stephen F.Windon
Montaggio: Greg D’Auria, Dylan Highsmith, Kelly Matsumoto
Musiche: Michael Giacchino
Cast: Chris Pine, Zachary Quinto, Karl Urban,  Zoe Saldana, Simon Pegg , Anton Yelchin , Idris Elba, Sofia Boutella
Produzione: Bad Robot Productions, Paramount Pictures
Nazionalità: Stati Uniti
Anno: 2016
Durata: 122 minuti

 

Dopo parecchi giorni di missione esplorativa nel cosmo per l’equipaggio dell’Enterprise è tempo di una licenza di sbarco. Ma quando una flotta aliena attacca la Federazione, Kirk, Spock e soci rientrano in servizio per affrontare il tiranno Krall, che vuole distruggere la stazione spaziale Yorktown con un’arma biologica.

La cosa meno riuscita del film è proprio la metafora esplorativa che ispira il paratesto – che tra l’oltre del sottotitolo e le icone dello “Star Trek” classico in locandina rischia di essere fuorviante per il potenziale spettatore del film. In realtà sul modello del precedente Into Darkness in cui il rigenerato Khan tornava a minacciare l’universo, J.J. Abrams che qua ha ceduto per un parto travagliato la  regia al più fracassone e meno teorico Justin Lin, paragonava le malefatte del malvagio dittatore  con il terrorismo globalizzato, che permea gli eventi di massa della nostra epoca. Si tratta piuttosto di un grand tour alla ricerca di modi e vite differenti, che coincide con il mezzo secolo della saga. A differenza però della missione quinquennale di Kirk e il suo equipaggio,  questa sceneggiatura di Pegg e Jung è un itinerario  che più che all’elevazione morale, culturale e spirituale peculiare nella filosofia trek, esplicita anche la dimostrazione che i pericoli oggi nei generi cinematografici nascono dalle schegge impazzite del sistema come il capitano Edison, mutatosi nell’alieno Krall, per vendicarsi della flotta astrale. Gli apparati militari nascondono dunque insidie , che hanno rinnegato la fratellanza delle armi.Per dimostrare la propria tesi i realizzatori non indietreggiano  di fronte a nulla, distruggendo nuovamente l’Enterprise come avveniva in Star Trek III: Alla ricerca di Spock (1984) tramite attacco alieno e affiancando ai nostri eroi un’atletica aliena come Jaylah. Si gioca costantemente con gli stereotipi, anche se Justin Lin punta soprattutto all’entertainment con scene anche da luna-park come quella in cui Kirk sfida i nemici con evoluzioni acrobatiche sulla motocicletta, confermandoli però con effetti di spiazzamento: Kirk compie gli anni riflettendo sul perchè si è arruolato nella flotta stellare ed Edison/Krall è una vittima del sistema che lo ha prodotto, pur avvalendosi di una tecnologia superiore.

L’operazione è semmai quella di perseguire la prospettiva salvifica dell’universo non solo nel reboot della saga, ma concretizzare pratiche spettacolari che lascino il segno nell’immaginario dei trekkers: basti pensare alla scena madre della battaglia spaziale del pre-finale, dove la musica rock confonde e provoca l’autodistruzione dello sciame di astronavi nemiche, che potete scommetterci entrerà nelle antologie della fantascienza. Nel tredicesimo capitolo cinematografico del franchising, Justin Lin passa dai toni introspettivi della prima mezz’ora, a quelli più gravi nel resto della narrazione, quando entra in gioco l’attacco orchestrato da Krall e l’isolamento sul pianeta di Kirk e i suoi uomini, fino al ritrovamento della USS Franklin, la vecchia nave di Edison.

Libro dei desideri per una connotazione dark che ha poco da spartire con l’ottimismo di Roddenberry, ma anche specchio deformante in grado di suscitare l’interesse dei nuovi fans di “Star Trek”, questo lungometraggio vuole tenere aperte le speranze che altri mondi (l’ultima frontiera tanto per usare la terminologia consueta) siano umanisticamente possibili. Dedicato al prematuramente  scomparso Anton “Cechov” Yelchin.

 

 

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