Cinema News — 30 luglio 2013

Prologo iperdinamico, svolgimento srotolato su una mission impossible contro i fini apocalittici di un super-terrorista geneticamente modificato, epilogo romantico. JJ Abrams dopo il fortunato reboot/prequel precedente, a sua volta tratto da uno script snobbato in passato dalla Paramount (“First Academy”) del produttore Harve Bennett, dirige un sequel impiastricciandosi come sua consuetudine, anche quando lavora per la TV (“Alias” e “Lost”) le mani con i generi e ci regala un quadro caotico, amabilmente eccessivo,iconico come i personaggi che popolano questa ennesima riformattazione dell’universo creato da Gene Roddenberry nei Sessanta.John Harrison il nuovo nemico di Kirk,Spock e Mc Coy è Khan sotto mentite spoglie e come è noto viene dall’episodio televisivo “Space Seed” della serie classica e da “Star Trek II:The Wrath of Khan(“Star Trek II-l’ira di Khan”, 1982) di Nicholas Meyer ed è uno dei villains più amati dai fans della saga.Ora Khan torna per quello che sa fare meglio, conquistare l’universo e annientare la flotta stellare. A  nostro avviso c’è anche un altro punto di partenza ossia l’episodio “Starship is  Mine” di “Star Trek- The Next Generation”, in cui il capitano Picard in uno schema narrativo alla “Die Hard”, fronteggia in solitaria un commando terroristico che ha preso possesso dell’Enterprise.Ma citazionismi a parte, Abrams si abbandona al piacere debordante del divertissement e nonostante la ricontestualizzazione degli alieni Klingon, che nei Sessanta rappresentarono nella fiction televisiva i russi in piena guerra fredda, non c’è nulla da prendere sul serio in questa fantascienza d’autore tutta azione adrenalinica.La derivazione telefilmica è brillantamente assecondata con un disegno da polifonia. Le prospettive delle multietnie e del multiculturalismo insite nella serie originale abbracciano le dinamiche interperso nali dell’equipaggio più noto della fantascienza,mentre Spock e Kirk in pieno romanzo di formazione sgranano gli occhi (le emozioni stavolta sono logiche cari vulcaniani) di fronte ad  un Male prodotto dalle passioni ardenti e illogiche del XX secolo.Un secolo breve che continua a tendere il suo cuore fluorescente e a velocità warp al sistema produttivo di Hollywood, per sceneggiature e mega-produzioni, da mettere in cantiere.

Voto:8

 

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