Archivio film Cinema Eventi News — 19 dicembre 2015

Il mio caporedattore ha affidato a me la recensione di Star Wars episodio VII perché sapeva, sarei andato il 16 mattina a vederlo. Ho lasciato passare un paio di giorni prima di buttare giù qualcosa, prima volevo capire cosa ne pensasse la maggior parte della gente e della critica. Mi sono fatto un giro su un bel po’ di siti, ho letto varie recensioni e, per farmi del male, ho fatto un giro su Facebook, che in queste occasioni non è nient’altro che il raccoglitore universale di castronerie. Ed ora sono incazzato (perdonate mi), ma così incazzato (ops) che non vi assicurerò nulla – tranne forse il mio licenziamento e che questa sarà una recensione spoiler free -.
Il sedici di Dicembre è uscito il settimo episodio della saga più amata nella storia del cinema. Un evento storico per molti versi, vuoi il cambio di regia, vuoi che siano passati ben trentotto anni dal primo episodio – molti di noi, io stesso, non eravamo nemmeno ancora nati -, vuoi per il ritorno sul set di molti attori della saga originale e per un altro ammasso di particolari che non starò qui ad elencarvi.
Stavo dicendo, appunto, che è uscito l’ennesimo capitolo di Star Wars e che finalmente sono usciti allo scoperto tutti i George Lucas e i J.J. Abrams che in Italia non sapevamo di avere. Schiere di registi di cui non conoscevamo l’esistenza – forse nemmeno loro – sono usciti dalla tana e hanno cominciato a vomitare blasfemie. “Trovo nauseante la loro mancanza di fede” e questo mi ha portato allo sfinimento e all’auto flagellazione tentando di far capire ad alcuni cosa fosse realmente successo e il valore intrinseco di questo film.
I fan – più fanboy che altro – chiedevano ad Abrams un ritorno alle origini del mito, un uso meno pomposo della CGI e una storia semplice che fosse ambientata sui pianeti sperduti dell’orlo esterno. Il povero J.J. si è trovato a far fronte non solo alle richieste di un pubblico di eterni scontenti, ma anche ai molteplici divieti imposti alla trama dalla Disney, che si, ha stanziato un budget enorme, che può sempre tornare utile a film di questo calibro, ma che sicuramente non si sarà astenuta dall’imporre il proprio marchio. Basti pensare all’indecente ondata di marketing alla quale siamo stati sottoposti negli ultimi due mesi. Persino le arance al supermercato erano targate Star Wars. Le arance capite? Le arance! Non credo nemmeno di aver mai visto un frutto simile in tutta la saga. Ma andiamo oltre.
Abrams, conosciuto ai più come il giovane padawan di Spielberg e non di Lucas, si è trovato a far fronte ad una serie di richieste impossibili da accontentare tutte assieme, e nonostante questo, ha prodotto un ottimo inizio di una saga che ci farà tornare a sognare.
Il settimo episodio è un vero e proprio ritorno alla trilogia più vecchia, con parecchi rimandi alla serie originale sparsi lungo tutta la durata del lungometraggio e dove assistiamo al passaggio di testimone dei vecchi protagonisti con i nuovi, tutti orchestrati al meglio in un indolore amalgamarsi dei due gruppi. Rey, in primis, è la magnifica fusione tra Luke ed Anakin e risulta subito l’eroina principale su cui verterà la maggior parte della nuova trilogia.
Ma questo, ovviamente, non poteva bastare. Non poteva bastare il ritorno del Millennium Falcon, il ritorno dell’accoppiata Han e Chewie, il ritorno ai modellini e ad un uso moderato di computer grafica. Certo che no. La critica di molti fanboy è stata che è troppo uguale ai precedenti, e che si nota troppo lo zampino della Disney.
Ora, facciamo tutti un bel respiro. Contiamo fino a cento e proviamo a capire.
Lucas con “La Minaccia Fantasma” aveva voluto modernizzare la serie, ma subito dopo il primo episodio gli era stato detto che non era più Star Wars perché troppo nuovo e troppo diverso. Cosa significherà diverso poi? In che senso?
Abrams torna a ripercorrere la strada intrapresa con la saga originale e questo film di colpo diventa troppo uguale a Una Nuova Speranza. Capiamoci, sono io che ho dei problemi? O c’è qualcosa che non va nella testa degli eterni scontenti? Ma passiamo ancora oltre, perché non ho voglia di farmi venire un’ulcera perforante.
“C’è troppo lo zampino della Disney!”. Cosa? Dove? Perché? Cosa significa? Ne “Il Ritorno Dello Jedi” gli Ewoks, per chi se li fosse dimenticati sono dei morbidi e teneri orsacchiotti – simili ai Trudi che regalerete alla vostra nipotina questo natale – hanno sconfitto una legione imperiale con archi e pietre, e in questo ultimo capitolo ci si lamenta che ci sia lo zampino della Disney? Non voglio nemmeno pensare che qualcuno possa basare le propria critica su questo. Eppure l’ho visto. Io, l’ho visto!
Qualcuno ha detto che ci sono troppe battute in stile Marvel per divertire i più grandi e i più piccoli. Troppi siparietti tra i personaggi. Solo io mi ricordo di Han Solo che sta per venire schiacciato dal tritarifiuti e che esclama: “Una cosa è sicura, diverremo tutti magrissimi!”? Queste battute andavano bene? Certo! Proprio come dovrebbero andare bene quelle in quest’ultimo film, perché Star Wars non è solo spade laser e fucili blaster, è anche una storia di amicizia a tratti comica. Perché lo è, e non dovete provare a negarlo, altrimenti neghereste di conseguenza l’esistenza stessa di D-3BO e di R2D2.
Lucas aveva prodotto una trilogia tutt’altro che perfetta, ma è diventata lo stesso un capolavoro. Aspettiamo che Abrams finisca la sua e poi allora, potremmo metterci a sentenziare. Nel caso vi sentiste sperduti e pieni di dubbi, pensate a come si sentirono i nostri coetanei nel 1977, una volta usciti dalle sale, dopo aver visto Una Nuova Speranza. Abbiate fede nel lato chiaro della forza.
A me, nel caso non lo si fosse capito, è piaciuto e ora tornerò a guardarmelo per la seconda volta perché cavolo, questo è Star Wars!
Che la forza sia con voi!

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