Archivio film Cinema News — 08 Febbraio 2015

Titolo originale: Still Alice
Paese di produzione: Stati Uniti
Regia: Richard Glatzner, Wash Westmoreland
Soggetto: Lisa Genova (romanzo)
Sceneggiatura: Richard Glatzner, Wash Westmoreland
Casa di produzione: BSM Studio, Backup Media, Big Indie Pictures, Killer Films
Distribuzione: Good Films
Fotografia: Denis Lenoir
Montaggio: Nicolas Chaudeurge
Musiche: Ilan Eshkeri
Scenografia: Tommaso Ortino
Costumi: Stacey Battat
Interpreti: Julianne Moore, Kristen Stewart, Kate Bosworth, Alec Baldwin, Hunter Parrish
Anno: 2014
Durata: 99 min
Genere: drammatico

“Vivere il momento, è tutto quello che posso fare” quando le parole sfuggono e i ricordi si offuscano. Come nella nebbia, gli istanti di una vita diventano sempre meno chiari. La memoria si fa nebulosa. Allora si inizia a lottare per restare parte della vita.
“Still Alice”, è la storia di una deriva che senza indulgere in patetismi, racconta lucidamente quel dolore muto e solitario che è l’Alzheimer. La straordinaria Julianne Moore è il volto della malattia. Già premiata a Cannes, Venezia e Berlino, la rossa dai tratti scozzesi attende ancora l’Oscar. Ora vincitrice di un Golden Globe come migliore attrice, Julianne Moore guarda a Hollywood ma “per scaramanzia- dice- non prepara il discorso”.
Per l’ultima opera di Richard Glatzner, trasposizione del romanzo omonimo di Lisa Genova, Julianne Moore è Alice Howland, affermata professoressa di linguistica alla Columbia University di New York. Alice ha una bella vita, un marito devoto, tre figli che la amano e tanti ricordi che una forma rara e precoce di Alzheimer le sta portando via. Inizia ad avere vuoti di memoria mentre fa lezione, poi si perde in un luogo noto che non riesce a riconoscere: a 50 anni appena compiuti, Alice si ritrova spettatrice del suo stesso declino, un lento decadimento a cui la medicina non sa porre rimedio. Mentre la sua identità si frantuma, Alice cerca di tenere insieme i pezzi del puzzle che ha faticato a costruire per tutta la vita. Ma i ricordi schizzano come schegge di vetro, lasciando solo vuoto e disorientamento.
Il morbo si trascina via tutto, irrevocabilmente. Glaztner lo osserva con neutralità, senza lasciar spazio alcuno al sentimentalismo strappalacrime, a cui i film di malattia spesso cedono. Un tempo erano rilegati ad un filone chiamato “cancer movies”, ora sono in aumento esponenziale. Da “Colpa delle stelle” alla “Teoria del tutto”, l’osservazione della malattia colpisce l’emotività dello spettatore che, inevitabilmente, si identifica nel malato, lasciando alla recitazione il primo ruolo. A differenza di questi però, la progressione del male in “Still Alice” è mostrata con obiettività, perfino moderazione. Il regista segue rispettosamente la degenerazione di Alice che, impavida, non si abbandona mai alla disperazione. Tranne in qualche raro momento: il video di Alice nello schermo del computer che spiega all’Alice vivente le istruzioni per una rapida fine, raggiunge l’apice di un’emotività struggente. Di cui rimane solo l’amaro della rassegnazione.
Sono gli sguardi, le espressioni, i moti d’animo di Alice a raccontare la degenerazione. Sul suo volto nasce e termina il dramma che il regista le ha consegnato. Priva di manierismi, la recitazione introversa, quasi intima di Julianne Moore conduce lo spettatore al cuore di un dolore silenzioso. Una sorda solitudine a cui gli altri non possono che far da contorno. Il marito e i figli di Alice provano a starle vicino in un percorso che ristabilisce nuovi equilibri nei rapporti familiari. A volte, la malattia rivela crepe nei sentimenti e ricuce tagli ormai dimenticati.
Sola, Alice cerca di resistere, di opporsi al lento procedere del dolore: “io non sto soffrendo, sto lottando per rimanere parte della vita, per restare in contatto con quella che ero una volta”. Sorprende tanta forza in un corpo così fragile. A chiare lettere Alice ripete con insistenza “noi non siamo la nostra malattia”. Una sincera ammissione di sconfitta, dunque. L’arresa a volte, rimane l’unica arma. L’amore, l’unica certezza. Forse.

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