Archivio film Cinema News — 12 dicembre 2013

Titolo: Still Life

Regia: Umberto Pasolini

Cast: Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran McIntyre

Nazionalità: Gran Bretagna – Italia

Anno: 2013

Durata: 87 minuti

Genere: Drammatico

In uscita oggi nelle sale cinematografiche italiane il film “Still Life” di Uberto Pasolini, regista di “Full Monty” per raccontare con l’intensità della poesia, la solitudine della vite umane tra la vita e la morte.
Una natura morta per parlare della vita.
Una lettera di condoglianze firmata dalla zampa di un gatto è spesso tutto ciò che rimane a uomini e donne che non hanno più nessuno che li pianga. John May è il funzionario comunale che si dedica alla ricerca dei parenti di persone morte in solitudine. È Eddie Marsan, dai tratti tipicamente britannici, a interpretare brillantemente il diligente e sensibile John tra interni londinesi e desolati cimiteri nel secondo film di Uberto Pasolini, Still Life, premiato alla mostra del cinema di Venezia per la regia nella sezione Orizzonti.
Un rossetto rosso, una collana di bigiotteria, una serie di bottiglie di whisky vuote, un album di fotografie ormai ingiallite, sono tutti gli indizi di cui si serve John per ritrovare familiari e amici, o più spesso per scrivere discorsi di commiato da consegnare all’officiante di un rito di cui è l’unico partecipante.
Meticoloso fino alla pedanteria nel suo lavoro, fuori John è solo come i defunti a cui si dedica, e abitudinario in modo quasi maniacale. Un giorno però, la sua vita tranquilla subisce una battuta d’arresto in seguito al suo licenziamento. John ha solo un ultimo desiderio: organizzare le esequie di Billy Stoke, un vecchio alcolizzato con un passato felice. Così lascia Londra per portare la notizia alla figlia del defunto, un incontro che lo riporta alla vita.
“Questo non è un film sulla morte ma sulla vita”, afferma il regista spiegando il duplice significato di Still Life nel senso di “natura morta” oppure “ancora in vita”.
Un film denso e profondo, che ha la lentezza di Tsai Ming Liang e la fissità e la dimensione iconica di Ozu, spiega la critica Marzia Gandolfi.
Un invito a riflettere sulla nostra responsabilità civile nella società, per cui il regista sembra aver trovato ispirazione leggendo un’intervista a uno di questi funzionari comunali. “il cinema per me è una scusa per conoscere situazioni sociali diverse dalle mie”, rivela Pasolini.
E per riflettere sulla bellezza della vita all’ombra dei cipressi.


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