Cinema News — 29 giugno 2013

Genere: Drammatico

Regia: Park Chan-wook

Paese: USA, Gran Bretagna

Anno: 2013

Durata: 100’

Voto: 8

Primo film inglese del coreano Park Chan-wook, Stoker è una pellicola che delizia gli occhi attraverso una fotografia, un montaggio, una scelta dei movimenti di macchina e dei tagli delle inquadrature che la elevano a un’esperienza estetica ricercata, tenendo insieme tre personaggi che sembrano camminare ognuno su un proprio filo sospeso, al ritmo diacronico di un metronomo e condotti dalla mano di Glass sulla tastiera di un pianoforte che sembra trascinarsi fuori dalle scene di The Hours.

Stoker è il cognome della protagonista, India, ragazza silenziosa che il giorno del suo diciottesimo compleanno riceve, al posto del consueto (ma motivato e significante) paio di scarpe bicolore, una chiave, che di lì a poco le consentirà di entrare in quell’angolo buio della sua famiglia in cui il misterioso zio Charlie ha atteso (lei) fino a quel momento.

La morte violenta del padre della ragazza creerà un nuovo e ambiguo triangolo familiare (e naturalistico) dal sapore nabokoviano che avrà per vertici India, la sua instabile madre e lo zio Charlie di evocazione hitchcockiana, perimetro di un’area entro le cui pareti l‘ereditarietà di particolari sensibilità e del sangue degli Stoker saranno ormai prossime all’esondazione e alla fuga, spazzando via chiunque ne ostacoli il distruttivo cammino.

Sulla via aperta da questa nuova libertà, India diventerà adulta e imporrà se stessa: in una scena finale che segue i passi di Psycho, la protagonista si emancipa anche rispetto ai modelli cinematografici e fa quello che Marion non era riuscita a fare, uccidere il poliziotto in Ray Ban che la segue, e ancora, meglio di Lolita, rimuove dal triangolo nabokoviano l’uomo (simboleggiato dalla cintura che indossa e che viene usata come arma) e non la madre.

Chi siamo, cosa diventiamo: Park Chan-wook si interroga su questi temi tornando a riassumerli in quella visione animista e simbolica degli oggetti (di nuovo le scarpe) che già ci aveva deliziato in Thirst. Queste sono la metafora dell’età adulta che incede anno dopo anno, misura dopo misura, fino all’abbandono dell’adolescenza e al raggiungimento di quella maggiore età che detta cambiamento e presa di coscienza della propria indole e sessualità perversa. La natura di India è simile a quella degli uccelli che cacciava (come deterrente escogitato dl padre) e di chi spesso si trova a dover fare cose brutte per impedire a se stesso di farne di peggiori ma sempre entro una visione giustificante secondo cui non siamo fatti solamente di noi stessi (Stoker, la famiglia) e non siamo perciò responsabili di ciò che diventiamo.


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