Archivio film Cinema News Registi — 12 ottobre 2017

La cugina del prete (The Fireworks Woman, 1975) non è assolutamente un corpo estraneo nella filmografia di Wes Craven,che qui si firma con lo pseudonimo di Abe Snake. Si parva licet il genere hard fu universalizzato grazie agli introiti incredibili di Gola Profonda, diretto da un altro autore a tutto tondo come Gerard Damiano. Così dopo l’inaspettato exploit de L’ultima a casa a sinistra, uno dei padri fondatori del new horror si dedica nuovamente alle fantasie femminili, dopo l’esordio nel genere avvenuto con Together (1971) insieme a Sean S.Cunningham e dopo visioni attente, ci rendiamo che la sua scelta non è stata dettata da esigenze meramente commerciali.

La voce off della protagonista Angela (Sarah Nicholson) ne mostra infatti il travaglio amoroso. Quindi non mancano guizzi originali in un linguaggio fatto di dissolvenze incrociate e scavalcamenti di campo, anche se talvolta nel soundtrack fanno capolino in maniera autoreferenziale le musiche che commentavano il focolare domestico dei Collingwood in Last House on the Left.

Il regista ha messo in scena la condizione femminile dell’amour fou con arte astratta e onirica, battendosi per conferire ancora all’exploitation una dignità artistica. Ricordiamolo così, Wes Craven, senza edulcolarlo, gli artisti veri non ne hanno bisogno. Questa è una storia che prende vita in un mondo alternativo, attaccato dai benpensanti per il ritratto feroce della borghesia americana Il montaggio sfonda le usuali pareti della percezione, rovista con acume dentro la psicologia femminile.

Nel ritratto della protagonista abbandonata dall’amato cugino che abbraccia il sacerdozio, Craven è diretto, espressivo. Eppure mai volgare né esibizionistico. Audace nelle sequenze erotiche. L’erotismo è visto dall’interno dell’io narrante e ha qualcosa di drammatico e sospeso, senza compiacimento. Piuttosto è sesso interrogativo, il bandolo di un’intricata matassa.A volte è un delirio fusionale commovente, come quando nel confessionale Angela confida la sua passione al sacerdote. In ogni caso è al solito una fuga da una società piena di scorie post sessantottine. L’amore del resto quando acchiappa, brucia nel corpo.

La cugina del prete è diseguale e imperfetto . Ma ha in sé una vibrazione che tocca zone profonde dello spettatore, dove il tempo scorre impalpabile. Però la provincia americana non è affatto un idillico altrove: vi affiorano solo incubi diversi a cui ci abituerà questo maestro del new horror, fatti di incomunicabilità sessuale e orge sotterranee come quella simile alle Baccanti che apre il racconto, orchestrata da Craven stesso, conciato come un’illusionista. Il regista dopo questo film tornerà, come sappiamo all’horror, dove un terremoto non geologico ma socio-politico, azzera vite umane e spacca le fondamenta della società. Auguriamoci che questo ripescaggio a cura della Penny Video di Simone Starace e Matteo Biacca, con tanto di booklet informativo firmato a sei mani da Roberto Pugliese, Roberto Curti e Alessio Di Rocco spiani la strada ad opere analoghe, che ci consentano di (re)visionare la poetica di altri autori, su cui c’è ogni volta qualcosa di nuovo da interpretare.

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