Tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo (Romanzo Criminale) e diretto da Stefano Sollima (Gomorra la serie, Acab, Romanzo Criminale la serie), ‘SUBURRA’(2015) racconta la Roma nera e criminale degli ultimi anni. Una scia di sangue partita negli anni ’70, con la costituzione di quella ormai tristemente nota come ‘Banda della Magliana’, e che ancora oggi si porta dietro gli strascichi di oltre un ventennio di complotti politici, stragi, tensioni, violenze, trattative Stato-mafia. I 130 minuti di durata, scanditi da una fascia temporale che va dal 5 al 12 Novembre 2011, mirano a ripercorrere quella che il copione scritto da Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Carlo Bonini e de Cataldo interpretano come l’Apocalisse. Un disastro preannunciato sin dai primi minuti nelle atmosfere: in una Roma buia e cupa, un’abbondante pioggia funge da preludio alla catastrofe. L’elemento naturale accompagnerà lo spettatore sino alla sequenza finale, atta a richiamare la fortunata serie Romanzo Criminale: la morte di Samurai (Claudio Amendola) infatti rimanda alla mente dello spettatore la tragica e inaspettata fine del re di Roma ‘Libano’(Francesco Montanari), non a caso anche lui, come l’ex NAR protagonista di questa recente vicenda criminale, ucciso a pochi metri dall’abitazione della madre e sotto la pioggia battente. L’Apocalisse di De Cataldo e Sollima ha luogo tra le mura del Vaticano per via delle annunciate dimissioni di Papa Ratzinger; si insinua nella Roma dei Palazzi per via della corruzione e delle dimissioni del Premier Silvio Berlusconi, ma soprattutto deriva da un clima di guerra instauratosi in una Roma criminale che vede a capo di un grosso affare l’unico superstite di quelli della Magliana: Samurai, un ex appartenente alle frange estremiste di destra, ormai dedito all’attività criminale. ‘Suburra’ è una trama romanzata che anticipa il caso poi balzato agli onori di cronaca sotto il nome di ‘Mafia Capitale’. Samurai altro non è infatti che una palese immagine riflessa di Massimo Carminati, l’ultimo ‘re’ di Roma. Il film di Sollima, ormai specializzatosi in vicende criminali, presenta una faida scatenata dall’omicidio commesso per mano del giovane Aureliano Adami, detto Numero 8 (Alessandro Borghi), boss di Ostia, ai danni di Alberto ‘Spadino’ Anacleti, appartenente al clan residente nella Roma Sud. L’omicidio del giovanissimo ‘Spadino’ è legato a doppio filo alla vita privata dell’on. Malgradi (Pierfrancesco Favino), uomo sposato e padre di famiglia ma dedito al sesso con minorenni e al consumo di droga. Ricattato, dopo la morte di una giovane prostituta, da ‘Spadino’ (testimone della morte della ragazza per via della sua conoscenza con l’altra escort presente quella maledetta notte – una bravissima Giulia Elettra Gorietti nel ruolo di Sabrina-), l’on.Malgradi chiede aiuto a un suo amico parlamentare. L’intervento sanguinario di Numero 8 innesca una guerra tra i vari clan di Roma e provincia che Stefano Sollima dirige con maestria e uno stile unico, che lo distingue nel panorama italiano. Il film è ricco di azione (la sparatoria nel centro commerciale è degna di nota), momenti drammatici, risvolti imprevedibili e soprattutto è poi arricchito da un finale inatteso. Il sangue non fa bene agli affari e spetterà a Samurai tenere a bada gli Anacleti e il giovane Aureliano, coadiuvato dalla compagna Viola (Greta Scarano). Tutti i personaggi sono legati da rapporti di tipo sentimentale, professionale o da astio. Ad Elio Germano spetta il ruolo di Sebastiano, un giovane ricattato da Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi) per via dei debiti accumulati dal padre morto suicida. Sebastiano è amico di Sabrina, unica a conoscere l’identità dell’uomo che ha potuto ordinare la morte di Spadino. Un circolo di sequestri, morti, sangue, corruzione e violenza in una Roma, contrariamente alla solare Ostia, sempre buia e notturna, piovosa e tetra. L’interpretazione di Favino risulta strepitosa, a conferma del fatto che l’attore romano è degno dei migliori cast internazionali. Grande prova attoriale anche per Amendola che si rivela, a un numerosissimo pubblico, maturato in qualità d’interprete. Nel complesso un buon film, seppur contrassegnato dalla fantasia degli autori a discapito di una reale narrazione dei fatti. Il personaggio di Viola risulta al contempo interessante ma fuori corda in una trama dove a dominare sono il sangue, gli affari sporchi e la malavita. Un finale certamente scenico e atto a richiamare una precisa scelta stilistica di regia non lascia preannunciare un seguito, anche se è già notizia certa l’arrivo della serie tratta dal nuovo romanzo di De Cataldo. Le musiche, del duo francese M83, risultano convincenti e ben inserite in un contesto dove anche l’ottima scenografia contribuisce alla riuscita di un film difficile, impegnato ma che poteva forse regalare ancora qualcosa di più.

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