Cinema News — 07 gennaio 2013

TITOLO: Sucker Punch

ANNO E LUOGO DI PRODUZIONE: 2011, USA

DURATA: 105 min.

GENERE: Thriller

REGIA: Zack Snyder

CAST: Emily Browning, Abbie Cornish, Jena Malone, Vanessa Hudgens, Jamie Chung

Noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita“, recita Prospero ne “La Tempesta” di Shakespeare. Quando la vita mostra il suo lato più duro e cattivo ci si rifugia nei sogni per rendere l’esistenza meno dolorosa; è quello che fa Baby Doll (Emily Browning), la protagonista del film di Zack Snyder, Sucker Punch, uscito nelle sale nel 2011. Chiudere gli occhi e sfuggire ad una realtà dolorosa, rintanarsi in un mondo parallelo fatto di sweet dreams, proprio come cantavano gli Eurythmics. La biondissima lolita preferisce vivere nel suo personale regno onirico come una giovane eroina, a metà tra un manga giapponese ed un personaggio di un videogioco, per scappare dalla rigida vita nell’istituto psichiatrico in cui è rinchiusa.

Sono gli anni ‘50 in un Nord America cupo e fosco, che tanto ricorda i paesaggi del videogame Silent Hill; nebbia fitta, pioviggine e le lacrime che solcano il viso della piccola Baby Doll. Un dolore troppo grande, una sofferenza incontenibile, che toglie le parole; poi il manicomio, triste e funereo, animato dalle urla di anime sconsolate che non hanno più lacrime per piangere, bambole senza anima. Un piccolo teatro degli orrori che viene trasformato dalla fantasia salvifica di Baby Doll in un bordello, in perfetto stile burlesque, dove sensualissime ragazze ballano, preparate da Madame Gorski (Carla Gugino). Anche Baby Doll balla, lo fa sulle note di Army of me di Bjork, e quando balla le menti di chi la osserva si confondono, l’oblio ottenebra gli sguardi ed il sipario si apre sul suo mondo fantastico. “Chi ci porta alla follia? Chi è realmente al centro della storia? Chi manovra il sipario? Chi è che decide la coreografia della danza? Chi manda i mostri a ucciderci e allo stesso tempo canta che non moriremo mai? Chi ci insegna cosa è reale e come ridere delle bugie? Chi ci incorona vincitori quando superiamo l’impossibile? Chi ci incatena? E chi ha la chiave per renderci liberi? Sei tu, hai tutte le armi che ti servono, combatti“.

Cinque donzelle, fasciate in guepiere di pelle e sexy autoreggenti, combattono come novelle Charlie’s Angels, ora contro i nazisti della seconda guerra mondiale, ora contro giganteschi samurai in un tempio giapponese dell’epoca Tokugawa, che tanto ricordano gli Yoshimitsu e Raiden di Tekken e Mortal Kombat. Mostri, alieni e androidi si avvicendano in una crescente iperbole visiva, frutto dell’immaginazione della platinata protagonista. Blondie, Rocket, Amber, Sweat Pea e Baby Doll danno vita a combattimenti coreografici, volteggiando in stile wuxia pian, scontrandosi con guerrieri-maschi, in una sorta di guerra tra i sessi. All’interno di scenari steam-punk si scontrano la fragilità e l’innocenza di Baby Doll con il coraggio e la forza del suo alter ego immaginifico, una gothic lolita che fugge dalla realtà per nascondersi in un mondo alternativo come una sorta di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Dopo il testosteronico 300, basato sull’opera a fumetti scritta e disegnata da Frank Miller, dopo il noir lisergico Watchmen e dopo l’epico Il regno di Ga’Hoole, Zack Snyder torna con un’opera dark fantasy, surrealista e con forti spruzzate di pop art, in un’efficace sinergia tra cinema, fumetto e videogioco. Sucker Punch nasce da una personale idea del regista, co-sceneggiatore insieme al fido Steve Shibuya, collaboratore di vecchia data.Snyder elabora una partitura drammaturgica su tre livelli (il manicomio, il teatro, il sogno) in cui realtà e finzione si intersecano continuamente, senza mai confondersi del tutto. Pur attingendo a piene mani da capolavori moderni, non passati inosservati, come Matrix e Inception, l’impatto visivo riesce a stupire lo spettatore, travolgendolo con un rutilante avvicendarsi di effetti speciali, in un crescendo continuo ed esplosivo di immagini, quasi esagerato, soprattutto se paragonato ad una trama, in definitiva, piuttosto scarna. Le cinque donzelle protagoniste sono un mix tra le eroine del fumetto Danger Girl, creato da Scott Campbell e Andy Hartnell, e le sexy guerriere del videogioco Dead or Alive, collocate sapientemente da Snyder tra paesaggi apocalittici, popolati da nazi-zombies e daimajin.

Snyder per questa sua creatura cinematografica si avvale di collaboratori talentuosi, come lo sceneggiatore Rick Carter, premio Oscar per Avatar ed uomo di fiducia di registi come Steven Spielberg e Robert Zemeckis, e come Alex Pardee, giovane illustratore, che ha realizzato l’artist concept e gli artwork promozionali, esposti qualche tempo fa a Los Angeles. Il film però non convince pienamente; in Sucker Punch ci sono diverse lacune che non passano inosservate, i personaggi rimangono delle figure piatte, non vengono affatto raccontati, così come la sceneggiatura risulta ridotta all’osso e con qualche incongruenza di troppo. L’intento femminista che sembra voler portare avanti il regista si perde durante il film, la solidarietà che lega il piccolo gineceo combattente si incrina lungo il tragitto della pellicola, forse volutamente, proponendo uno stereotipo dei rapporti femminili. Snyder resta comunque un vulcano in eruzione, una cornucopia ricca di idee, forse un po’ confuse, ma comunque eccitanti e piene di brio; questa sua opera è una commistione di generi in cui l’immaginazione la fa da padrona, un’esplosione onirica, una chimera accompagnata da una colonna sonora brillante che va dagli Eurythmics, passando per Bjork, fino ai Roxy Music, con la splendida Love is the drug che accompagna gli scanzonati titoli di coda.

Voto: 7,5

Mariangela Sansone

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