Cinema News — 06 marzo 2014

Titolo: Tango libre
Regia: Frédéric Fonteyne
Sceneggiatura: Anne Paulicevich, Philippe Blasband
Cast: Anne Paulicevich, Francois Damien, Sergi Lopez, Jan Hammenecker, Zacharie Chasseriaud
Fotografia: Virginie Saint-Martin
Montaggio: Ewin Rychaert
Musiche: Carlo Thoss
Produzione: Artémis Production, Samsa Film, Liaison Cinematographique
Distribuzione: Rezo Film
Nazionalità: Belgio
Anno: 2012
Durata: 98 minuti

Alyssa (Anne Paulicevich) si divide tra due uomini, Fernand (Sergi Lopez) e Dominic (Jan Hammenecker), entrambi in carcere per un omicidio involontario, avvenuto nel corso di una rapina. Alle prime due storie Alyssa ne aggiunge una terza, con JC (Francois Damien), una guardia carceraria conosciuta a un corso di tango. JC,  come si scoprirà in un secondo momento, lavora nella stessa prigione dove sono detenuti Fernand e Dominic. È così che Fernand, l’uomo “ufficiale”, geloso dell’attrazione che ha colto tra la moglie e il secondino, decide di voler imparare anche lui a ballare il tango riuscendo a organizzare delle lezioni nel carcere, dove i corridoi e il cortile (inquadrato, a un certo punto, dall’interno e con la grata in campo a suggerire il desiderio di libertà di tutti loro) si trasformeranno, a ore, in piste da ballo. La passione che JC prova per la giovane, dopo una prima fase in cui si sentirà frenato ad agire (proprio come lo blocca il collare per la botta al collo inferta da Fernand), metterà a soqquadro la sua vita, al punto da aiutare i suoi due “rivali” a fuggire dalla prigione. 

Tango libre, di Frédéric Fonteyne, premiato alla 69a mostra di Venezia nella sezione Orizzonti, è un film sulla meccanica dei sentimenti e sui diversi tipi di amore possibili (materno, tra amanti, tra amici) ma anche sull’hasard de la vie, altro tema caro al regista. Il film si apre e si chiude in strada, nel prologo tra fuoco, fumo e spari, e nell’epilogo mentre i cinque protagonisti – all’assortita compagnia bisogna aggiungere Antonio, figlio della donna – fuggono in macchina.
Il ballo del tango, oltre a conferire al film respiro del tutto originale, fa da elemento catalizzatore: con i suoi passi e le sue figure ricalca con un altro linguaggio ciò che avviene tra i personaggi. La donna, il marito, l’amante, il secondino e il figlio (figlio dell’amante e non del marito), tutti si incrociano, si appoggiano, si irrigidiscono, l’uno contro l’altro e di continuo, nei legami reciproci, come avviene nella danza. Ed è curioso ritrovare proprio Mariano Frùmboli, carcerato nel film e famoso ballerino di tango nella vita reale, che nega di saper ballare, a una precisa domanda di Dominic. L’idea di portare il tango in un ambiente tutto maschile, inoltre, potrebbe essere anche efficace nel sottolineare l’omosessualità latente (tra le comunità di immigrati in Argentina la disponibilità femminile era scarsa).
Tra i momenti topici c’è il tentato suicidio di Dominic, evento al quale si viene preparati con un montaggio alternato, un pezzo di bravura e di buon cinema colmo di tensione. Dominic è quello che soffre di più la condizione carceraria e così proprio JC, mosso a compassione dalle sue sofferenze e da quelle di tutti gli altri appartenenti alla ”famiglia” che ruota intorno ad Alyssa, penserà al colpo finale: la fuga.

Tango libre è un film leggero – non potrebbe essere diversamente data la goffaggine dei personaggi – con momenti emotivamente carichi e, sia concesso dirlo, pieni di bellezza.


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