Archivio film Cinema News Serie TV — 03 Marzo 2020

Basato sulla serie di fumetti scritta da Garth Ennis e disegnata da Darick Robertson, The Boys è un concentrato di action, intrighi e violenza senza precedenti, o meglio dei precedenti ce li ha e risiedono in un’etica dannatamente marcia. Un mondo in cui nessuno è al sicuro, non è la politica a muovere le fila ma coloro che non sospetteresti mai: degli imbattibili supereroi.

Forti, integerrimi, valorosi. Sono questi i presupposti che vengono in mente quando parliamo di supereroi. Sono loro quelli che nel corso dei decenni hanno protetto i cittadini indifesi delle metropoli – si pensi alla Forrest Hills newyorkese di Peter Parker o alla Gotham City di Bruce Wayne – senza guadagnarci troppa fama ma con l’idea di salvare, con l’etica di combattere la criminalità e stare dalla parte dei giusti.

Cosa accadrebbe, in questo immaginario perfetto, se stravolgessimo ogni aspetto positivo e andassimo a disintegrare l’ideale celato dietro quel concetto moralmente corretto secondo cui «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità»?

E se non esistessero responsabilità?

Da qui inizia The Boys, da una giovane Robin (Jess Salgueiro) travolta e fatta a pezzetti durante lo scontro con A-Train (Jessie T. Usher) supereroe più veloce del mondo – come una sorta di Flash molto corruttibile e schiavo della dipendenza – che fa parte dei Sette, ovvero il gruppo di Supereroi più famoso di sempre. Da questo momento in poi toccherà a Hugh Campbell (Jack Quaid) scovare la verità e vendicarsi contro colui che ha disintegrato la sua ragazza, con l’aiuto del tormentato Billy Butcher (Karl Urban), di Latte Materno (Laz Alonso), di Frenchman (Tomer Kapon) e di Kimiko (Karen Fukuhara). I Sette sono uomini e donne con straordinari poteri, messi sotto contratto dalla Vought-American una multinazionale che gestisce ogni aspetto della loro vita pubblica privata. Rendendo ogni supereroe un perfetto personaggio e con una attenta gestione dell’immagine, la Vought-American protegge i propri eroi proteggendoli anche dai loro comportamenti per niente ligi e molto sopra le righe.

È in un’atmosfera a metà strada tra realtà e fumetto che si trova questa storia: qualcosa che travolge anche lo spettatore e – che a pensarci bene – rappresenta una alta percentuale di realtà. È quest’ultima una condizione che mina il senso di sicurezza e protezione in favore di qualcosa di più diabolico che risponde al nome di Patriota (Antony Starr), un cattivo mascherato da buono, o meglio un instabile, rabbioso narcisista che si scaglia contro il suo capo Madelyn Stillwell (Elizabeth Shue), lascia precipitare un aereo e vorrebbe torturare Starlight (Erin Moriarty) per tradimento.

Fin dalla prima puntata la serie di Kripke avanza senza creare troppe aspettative. L’amante del sovrumano, che ci intrattiene fin dal 2005 con le missioni dei fratelli Winchester, riesce nuovamente ad attirare lo spettatore curioso attraverso un “umanizzazione dei superhero” portata all’estremo. Ogni aspetto cruciale ai fini della narrazione viene snocciolato una puntata alla volta, tutto con un certo equilibrio. Il colpo di scena ti arriva dritto in faccia nel finale di stagione. Prevedibilmente lo spettatore sa in cuor suo che qualcosa in sospeso resterà ma, non ci fa troppo caso poiché i ritmi narrativi toccano i tasti del coinvolgimento e della curiosità.

The Boys è uno spaccato di società in cui i criteri di arrivismo e apparenza si fondono con un senso di giustizia, che in ogni sua accezione si lascia distorcere da un più frivolo intrattenimento. Apparire è tanto importante quanto essere accettati da una società che altrimenti non accoglierebbe dei supereroi con tanta leggerezza.

Ognuno dei personaggi di Ennis ha in sé poteri che richiamano facilmente la citazione a indimenticabili creazioni quali Superman, Capitan America, Aquaman; dall’altra parte essi sono inebriati da un potere che non possono esercitare incamerando un profondo stato di impotenza. Una tipologia di comportamento che fa da filo conduttore a tutti gli altri personaggi che – in alcuni casi – devono combattere con le loro frustrazioni e con dei sentimenti non sempre facili da gestire.

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