Archivio film Cinema News — 20 gennaio 2014

Titolo: The Counselor – Il procuratore
Regia: Ridley Scott
Soggetto: Cormac McCarthy
Sceneggiatura: Cormac McCarthy
Cast: Michael Fassbender, Cameron Diaz, Penèlope Cruz, Javier Bardem, Brad Pitt, Rosie perez, Natalie Dormer, Edgar Ramirez, Bruno Ganz
Fotografia: Darius Wolski
Montaggio: Pietro Scalia
Scenografia: Arthur Max
Musiche: Daniel Pemberton
Produzione: Michael Costigan, Mark Huffam, Michael Schaefer
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità: USA, Regno Uniti
Anno: 2014
Durata: 117 minuti

 

Fassbender è un avvocato di un certo livello (il cui nome, curiosamente, non viene mai pronunciato), che pronto a sposare la sua nuova compagna Laura, decide di immischiarsi con un suo vecchio cliente in una partita di droga assieme alla malavita messicana. L’incasso: venti milioni di dollari.
Ovviamente, i soldi non ci mettono molto a scomparire di scena, e con essi nemmeno i guai tardano ad arrivare. L’avvocato si troverà, ora, coinvolto in un mondo di violenza e di morte, circondato di persone poco disposte ad aiutarlo e nessuno di cui fidarsi.
McCarthy sforna un thriller che deve molto al successo de “Non è un paese per vecchi”, tornando al confine tra Messico e Stati Uniti, tra assassini, cartelli messicani e polizia impotente. I violenti la fanno da padroni in questo mondo freddo e nichilista.
Tutti i personaggi, esclusi il protagonista, sono cinici, calcolatori attenti solo alla loro vita e alle loro entrate economiche. Alcuni di loro sono frizzanti, estroversi, pacchiani e sexy. Mitica Cameron Diaz che rende alla perfezione la caratura da Dark Lady del suo personaggio e che dal retroscena muove, in realtà, le fila del film intero. Indimenticabile la scena dove Malkina (Diaz appunto) fa sesso con la Ferrari gialla di Javier Bardem, che non può fare altro che guardare attonito, tra lo spaventato e l’eccitato.
Ridley Scott raduna un cast di sensuale talento e McCarthy semina bene gli indizi che lo spettatore deve seguire lungo l’intera durata del film.  Le premesse sono buone e il film non delude.
Ad un pubblico poco attento, l’intera trama e il finale, potrebbero lasciare interdetti, ma se il film viene seguito con attenzione, non lasciandosi sfuggire i particolari e gli indizi sapientemente “nascosti” all’interno della storia, allora l’opera acquisirà un alto valore cinematografico. Scott e McCarthy scompongono l’intreccio per lasciare spazio ai caratteri, ai dialoghi brillanti (conditi da un dizionario tagliente, servo del mondo che rappresenta) e alcuni monologhi funzionali che portano i personaggi ad una credibilità più profonda. Potrebbe sembrare strano che il regista e lo sceneggiatore quasi si dimentichino della trama e degli intrighi, tralasciando il principale ingrediente di un buon film, ma fa parte del gioco al quale Scott ci sfida. Ad uno sguardo più approfondito, infatti, si nota come in realtà ci vengano dati tutti gli indizi e tutte le impronte da seguire per comprendere meglio gli eventi ivi narrati e capirne il finale. E’ proprio questo il punto forte, lasciando lo spettatore fuori dal cinema ancora con la voglia di capire e godere dello spettacolo e dei suoi particolari.
Un altro aspetto riuscito di quest’opera, è proprio l’ambivalenza tra due mondi ben separati, ma che coesistono da sempre l’uno accanto all’altro. Quello delle persone comuni, come l’avvocato e la sua compagna, e il mondo della malavita, che scorre sulla lama del rasoio, ma che offre i propri benefici in donne, macchine di lusso, locali sfarzosi, diamanti, ghepardi al guinzaglio e ogni genere di comfort possibile. Le ambientazioni scelte giocano a favore di questo costante dualismo, ricordando allo spettatore chi sia in combutta con la malavita e chi no.
Geniale la scelta del regista di non mostrare mai chi siano questi “capi” al di sopra di tutto e di tutti, per ordine dei quali le teste rotolano. Un’elitè spietata, che tutto governa e capace di qualsiasi cosa. Nonostante vengano nominati spesso, sono mostrati come una forza molto potente e invisibile, qualcosa di inarrivabile, con il quale il protagonista non può ottenere nemmeno un colloquio per cercare di mettere a posto le cose e spiegare che si tratta di una pura coincidenza; purtroppo “loro non credono alle coincidenze, ne hanno sentito parlare, ma non ne hanno mai vista una”. Il regista è talmente abile a costruire la minaccia incombente, che l’immaginazione del massacro che da li a poco avrà luogo, vola libera. Per questo non ci sarà bisogno di guardare il contenuto del DVD che viene recapitato all’avvocato.
Da quando Fassbender  viene risucchiato da questo mondo grottesco e crudele si avverte un vero e proprio senso di angoscia, che Scott instilla dentro ognuno noi, in modo sapiente, con la giusta colonna sonora, con strani suoni e riprese al servizio della paura. I racconti stessi dei personaggi, che vivono quotidianamente questo mondo, spaventano in qualche modo anche loro. La tensione e le agghiaccianti imprese di cui il cartello sembra essere capace, sono confezionate in maniera esperta, rendendo l’idea del mondo macabro e perverso nel quale il protagonista cade. Così facendo, in tutti noi germoglia l’idea che, allora, per l’avvocato sarà impossibile rivedere la luce.

 


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