Archivio film Cinema News — 26 Febbraio 2015

Titolo originale: The Iceman
Regia: Ariel Vromen
Fotografia: Bobby Bukowski
Montaggio: Danny Rafic
Scenografia: Nathan Amondson
Costumi: Donna Zakowska
Musiche: Haim Mazar
Cast: Michael Shannon, Winona Ryder, James Franco, Chris Evans, Ray Liotta
Distribuzione: Millennium Films
Durata: 103 min.
Nazionalità: USA
Anno: 2012
Il film narra la storia vera di Richard Kuklinski, spietato Killer dell’America degli anni sessanta e settanta. Sembra, infatti, che quest’ uomo, gelido ed inquietante, abbia ucciso duecentocinquanta persone tra il 1954 e il 1985, riservando soltanto alla sua famiglia il suo aspetto migliore. Richard ha una bella moglie (Winona Ryder per l’occasione) e due figlie di cui è tremendamente innamorato. Umiliato dai suoi datori di lavoro, nonché i mandanti degli omicidi a lui commissionati, Kuklinski si inimicherà le famiglie mafiose e sarà avvicinato da un infiltrato che permetterà la sua cattura e la fine della sua vita all’apparenza tranquilla e agiata.
Le premesse per questo film c’erano tutte, a partire da un cast di attori molto capaci e da un protagonista che avrebbe fatto la fortuna di qualsiasi thriller noir con uno sfondo da gangster movie. Purtroppo però il regista israeliano punta troppo sulla veridicità della storia, dimenticando spesso di interiorizzare il personaggio o di concedere un punto di vista un po’ più soggettivo e caratteristico, che non sia la semplicistica narrazione dei fatti. Questa mancanza di coraggio e l’interpretazione della storia in maniera davvero piatta e troppo convenzionale rende il film a tratti lento e noioso, sprecando il potenziale che un mostro come Richard Kuklinski potrebbe regalare ad un film del genere. Cosi, anziché un fosco noir d’anime perdute, il film si limita ad ostentare (in tutti i sensi) la sua conclamata mediocrità, scelta appunto dal regista che preferisce non rischiare, dirigendosi verso un gangster movie e ricavandone un prodotto nella media, ma comunque onesto. Il lavoro di Vromen assomiglia più ad un compitino buttato giù cercando di copiare il maestro Scorsese sia nella scelta estetica che in quella fotografica. Palese il richiamo a The Departed durante lo scambio di informazioni in un cinema porno.
Nonostante tutto, però, la scelta di Michael Shannon come protagonista si dimostra la scelta vincente. La bravura e il magnetismo di quest’ attore in un ruolo così minaccioso e deviato, è una grandissima dimostrazione di professionalità e di intensità. Non sarebbe scorretto dire che Shannon regge il film tutto sulle spalle, e, infatti, lo apre e lo chiude con due memorabili brevi monologhi che danno al film la scolastica struttura ad anello. Molto triste, a tal proposito, il tentativo nel finale di cercare di rendere drammatica la cattura di Kuklinski, azzardando delle musiche magniloquenti e scene confuse e mosse.
Insomma il film delude, ma Michael Shannon ancora una volta si conferma di saper vestire benissimo i panni del protagonista accattivandosi pubblico e critica ad ogni occasione.

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