Archivio film Cinema News — 02 Febbraio 2015

Titolo originale: The Imitation Game
Regia: Morten Tyldum
Fotografia: Oscar Faura
Montaggio: William Goldenberg
Scenografia: Maria Diurkovic
Costumi: Sammy Sheldon
Musiche: Alexandre Desplat
Cast: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Good, Charles Dance
Distribuzione: Videa CDE
Durata: 113 min.
Nazionalità: USA, UK
Anno: 2014
Correva l’anno 1939 quando il matematico Alan Turing metteva a disposizione dei servizi segreti inglesi il proprio genio nel campo della decrittazione. Obbiettivo: codificare i codici segreti nazisti creati dalla macchina Enigma.
La natura schiva del genio matematico e il suo lato omosessuale porteranno, però, Turing ad avere grossi problemi con il proprio team di ricerca e con i suoi datori di lavoro. Nonostante questo, il genio non può essere imbrigliato e una volta creato il primo computer nella storia dell’umanità, si troverà davanti a scelte etiche e morali più difficili di quanto avesse mai potuto immaginare.

Il film gira tutto attorno al proprio titolo: The Imitation Game. Non è nient’altro che un gioco di imitazioni visto con gli occhi del genio inglese. Turing che imita le persone che lo circondano per cercare di sembrare “normale”, Turing che nasconde la sua natura omosessuale per paura della rigida e ottusa società inglese e ancora Turing che assume comportamenti che non gli si addicono solo perché appartenenti all’etichetta della comunità. Il vero gioco dell’imitazione è quello che il nostro protagonista ha dovuto mettere in scena tutti i giorni della sua vita, a fronte di un prodigioso talento per i numeri, ma la totale incapacità di decifrazione dei comportamenti altrui o della comunicazione tra persone.
Anche il film stesso ad un’occhiata più approfondita può essere considerato una vera e propria imitazione di alcuni film più recenti. E’ indubbio, infatti, che la struttura narrativa a flashback sia facilmente riconducibile a film come The Social Network e a A Beautiful Mind. Mentre il protagonista, talmente impacciato nei comportamenti sociali da essere considerato ai limiti con l’autismo, è facilmente assimilabile al Raymond di Rain Man interpretato da Dustin Hoffman (parte che gli valse il premio Oscar come miglior attore protagonista).
Film contemporaneo con il quale si può fare un più facile paragone è La Teoria del Tutto, entrambi film esenti da originali particolarità registiche, girati in maniera molto scolastica e classica che però non fanno altro che impreziosire la recitazione dei due attori protagonisti. Agli Oscar di quest’anno sarà sicuramente battaglia tra il giovane Harvey Weinstein (protagonista, appunto, de La Teoria Del Tutto) e il nostro magistrale Benedict Cumberbatch.
Nonostante il film deluda da un punto di vista registico e di sceneggiatura, merita di essere visto per l’incredibile storia che racconta e per l’auto denuncia che l’Inghilterra fa di se stessa negli ultimi dieci minuti di pellicola.

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