Cinema News — 11 febbraio 2013

TITOLO: The impossible

ANNO: 2012, USA, Spagna

DURATA: 115 min.

GENERE: Drammatico

REGIA: Juan Antonio Bayona

CAST: Naomi Watts, Ewan McGregor, Tom Holland, Geraldine Chaplin, Marta Etura

TRAMA: Maria, Henry e i loro tre figli cominciano le vacanze invernali in Thailandia, per trascorrere alcuni giorni in un paradiso tropicale. Ma la mattina del 26 dicembre, mentre la famiglia si rilassa in piscina dopo una notte trascorsa a festeggiare il Natale, un terrificante boato si solleva dal centro della terra e un’enorme parete di acqua nera si scaglia contro l’hotel. E’ uno tsunami, che travolge edifici e persone, distruggendo tutto ciò che incontra e mietendo migliaia di vittime…

 

RECENSIONE: Ci sono serate in cui si esce di casa con la propria ragazza, con un proprio affetto particolare, per trascorrere momenti di spensieratezza e relax. In serate come quelle non è assolutamente consigliata la visione di questo film. Non perché non sia bello, anzi. È bello proprio perché adempie al proprio compito, quello di raccontare una delle più grandi tragedie nella storia dell’umanità.

Chiunque abbia avuto modo di vedere le immagini sconvolgenti che hanno seguito lo tsunami nel sud-est asiatico, quasi un decennio fa, non fatica affatto ad immedesimarsi in quel contesto.

Le sequenze cinematografiche che raccontano l’arrivo di diverse onde anomale che si scagliano sulle coste con una violenza incomprensibile all’uomo, sono montate con sapienza, accuratezza e maestosità. Si resta con il fiato sospeso diversi secondi in attesa di tornare ad orientarsi nel marasma generale, si rimane un attimo a contemplare il sublime spettacolo offerto dalla natura, che in questa sua forma può però portare solo morte e devastazione.

Di famiglie felici accorse verso i paradisi tropicali dell’Oceano Indiano per le festività natalizie e il capodanno ce ne saranno state migliaia, e quella rappresentata nel film non è che una delle tante. Non una a caso, si badi bene.

Si tratta di una famiglia “modello”, con due coniugi innamorati, seppur con qualche inevitabile problema di convivenza, e tre splendidi bambini che vivono in armonia nonostante qualche scaramuccia e qualche debolezza. È anche questo un punto di forza da dove parte la narrazione. La famiglia quasi perfetta che si ritrova in una situazione degna del peggior incubo.

A confronto con la tragedia il legame familiare si rafforza ancor di più se possibile, con momenti di sconforto e di disperazione, superati dalla tenacia e dalla voglia di tornare ad essere ciò che si era, o forse cominciare ad essere qualcosa di nuovo.

Il legame familiare non è che uno degli aspetti interessanti toccati dal film. L’altro tema di importanza cruciale è quello della solidarietà e dell’essenzialità dell’essere umano.

C’è una scena in cui Naomi Watts, la protagonista femminile del film, si ritrova di fronte al proprio figlio appena scampati dal pericolo con una spallina del top spezzata che le scopre il seno. È l’immagine di una donna quasi primitiva, spogliata di tutto tranne che di se stessa e della creatura che ha messo al mondo. Essenziale, eppure di un valore monumentale.

Chiunque si sia trovato in quella situazione ha avuo modo di sentirsi vuoto, debole, impaurito e inerme. È in quel momento che basta un gesto, una carezza, una parola, uno sguardo per tornare a sentirsi umani, vivi.

Nel momento in cui qualsiasi tipo di interesse particolare cessa di avere valore, l’uomo ha l’istinto di tirare fuori un sentimento di solidarietà senza pari. Un concetto rousseauiano, tristemente. Quello che è di solito un sentimento che si prova con estrema purezza solo da bambini, diviene un comportamento tipico di chi vuole comprendere, sentirsi compreso, e aiutare nel modo più semplice, forse inutile, di certo vero.

Non contano più ragioni sociali, status, differenze anagrafiche, tutti condividono lo stesso terrore, lo stesso dolore, e tutti hanno bisogno di rinascere. In una scena emblematica una signora ultrasettantenne si siede vicino ad un bimbo di sette anni per parlargli con naturalezza, con empatia.

Alla fine della storia, che può sembrare addirittura artefatta in alcuni sviluppi, quello che rimane è il ricordo indelebile di esperienze, di confronto con la morte e della prospettiva forse anche peggiore di una vita da affrontare in solitudine, privati dell’unica cosa che al mondo conta davvero: l’amore.

FRASE: Lucas, guarda qui. Sono così occupati. Devi andare e fare qualcosa. Va ad aiutare la gente. Sei bravo in questo.

VOTO: 7+

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