Archivio film Cinema News — 12 Gennaio 2015

Titolo: The Interview
Soggetto: Dan Sterling
Regia: Seth Rogen, Evan Goldberg
Sceneggiatura: Evan Goldberg, Seth Rogen
Cast: Seth Rogen, James Franco, Lizzy Caplan, Randall Park, Diana Bang, Timothy Simons, Reese Alexander,  James Yi, Paul Bae, Geoff Gustafson, Dominique, Anesha, Anders, Charles Rahi Chun
Musiche: Henry Jackman
Costumi: Carla Hetland
Effetti speciali: Sony Pictures Imageworks (SPI)
Produzione: Columbia Pictures, LStar Capital, Point Grey Pictures
Distribuzione: Columbia Pictures, Sony Pictures Releasing, Xbox Video e YouTube, Warner Bros. Entertainment (per l’Italia)
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Durata: 112’

 

Parlare, scrivere di satira, dei suoi limiti, delle reazioni che questa può (e a volte deve per natura) scatenare a pochi giorni dalle stragi di Parigi e in particolare da quella che ha scelto di colpire la redazione di una testata giornalistica satirica, non può non aprirsi con una difesa non tanto del film The Inteview, di per sé non così pregevole, quanto del diritto a scriverlo, girarlo, produrlo, proiettarlo e andare a vederlo.

Sì, perché l’uscita dell’ultima pellicola di Seth Rogen, qui alla sua seconda regia dopo la commedia apocalittica “Facciamola finita”, ha valicato i confini, o forse le barriere, della Corea del Nord, fino a penetrarne le stanze del suo Supremo Leader, generando un, presunto, attacco hacker da parte del governo nordcoreano ai sistemi della Sony Pictures al fine di bloccarne l’uscita nelle sale e la distribuzione, accompagnando il sabotaggio informatico con più esplicite minacce di morte dirette anche a chi fosse andato a vederlo.

Se fulcro del film è proprio la realizzazione da parte del conduttore di un talk show di un’esclusiva intervista niente di meno che a Kim Jong-un, Supremo Leader della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nella realtà è proprio la Corea del Nord a fare incursione negli Stati Uniti, con un attentato non tanto informatico (sulla cui paternità qualcuno solleva dei dubbi) quanto alla libertà di espressione e a una imposta, quanto alla fine fallimentare, autocensura contro cui si è scagliato lo stesso Presidente Obama.

Tutto ciò ha avuto per risultato non solo un’impagabile pubblicità per il film ma anche la sua effettiva distribuzione in diversi cinema americani indipendenti (a cui seguirà a partire dal 6 febbraio anche quella in Inghilterra e Irlanda) ma, soprattutto, sulle diverse piattaforme on line che hanno di fatto generato il maggiore incasso, 31 milioni di dollari, e la più grande sorpresa, o conferma, di mercato.

Lasciandoci alle spalle i precedenti esempi nostrani e internazionali di satira cinematografica politica, nonché religiosa, tra cui quella con cui il dittatore Sacha Baron Cohen aveva già coinvolto la stessa Corea del Nord nel 2012 (cosa che più recentemente ha fatto anche uno studente cinese con un video che ha molto irritato l’Eterno Leader), The Interview ha per principali protagonisti due uomini di “spettacolo”: Dave Skylark, scoppiettante e gesticolante conduttore di un talk show in cui le star svelano i propri intimi segreti, interpretato da James Franco, e Kim Jong-un, Supremo Leader coreano inverosimilmente suo fan, che accetterà di aprirgli le porte di Palazzo e di concedergli un’intervista, ovviamente basata su domande concordate e finalizzate a dare un’immagine di democratico e pacifico benessere del life style corano.

Motore di tutto sarà Aaron, produttore dello show e viscerale amico di Dave, che desideroso di fare il salto verso il cosiddetto giornalismo serio, prenderà accordi con le autorità e accompagnerà l’iper espressivo conduttore a Pyongyang (dove saluterà i coreani in giapponese, popolo a loro “non proprio” gradito), in quella che si trasformerà in una missione omicida per conto della CIA, che assolda i due per uccidere Kim Jong-un, inizialmente presentatoci come un “moderno Hitler inesperto” che vuol vedere morire l’America sotto le sue testate missilistiche nucleari.

Volgarità, equivoci linguistici, ironia su un giornalismo che segue come prima regola il dare alle persone quello che vogliono, fame di audience e di morte in diretta, di film alla “Frost/Nixon” e di autobiografie celebrative. Una sferruzzata Compagnia dell’Anello (come da citazione dei due protagonisti) alla volta della Mordor-Corea con tanto di dita strappate a morsi ad Aroon nel finale, quando il dittatore eterno sta per essere gettato nel magma mediatico, svelando all’intera nazione quanto poco divino sia e all’intero mondo quanto la sua sia una reale e spietata dittatura, celata dietro a finte drogherie e bambini in carne sparsi per la città come simbolo di un benessere che fa in realtà a pugni con il reale stato di imposta carestia.

Ironia sulla manipolazione usata non solo da parte del “politico” ma anche dei media, sull’America che “deve sempre mettere il naso” (in politica estera) “e incasinare le cose”, su quell’americanità di esportazione fatta di sovrappeso, pareti colorate, margaritas e musica pop alla Katy Perry.

Un’ironia sul modello stesso di film di spionaggio americano, con strisce a rilascio lento di veleno mortale, orologi comunicatori, inseguimenti e vie di fuga così surreali da essere in principio schernite e smontate dalla ragionevole logica quando Dave li ipotizza alla CIA, come se stesse creando un suo show, e poi realmente verificatisi, invece, sul finale, dopo che il talk show dei sentimenti ha vinto anche su uno spietato moderno Hitler come Kim Jong-un.

The Interview non è un film particolarmente divertente, non si arricchisce di trovate comiche particolarmente originali ma gode di un veloce ritmo costante, di una non linearità di discorsi e di pensieri che sa cogliere lo spettatore impreparato e beatamente rassegnato ad ascoltare e a guardare quello che il trio di attori, Franco (su tutti), Rogen e Randall Park (Kim Jong-un) gli hanno preparato, sotto l’altrettanto beato cielo della libertà di satira e di fare cinema, dell’ironia sullo stesso entertainment e star system americani che aprono la pellicola con lo sfilare autoironico di Eminem, Rob Lowe e Joseph Gordon-Levitt.

The Interview è il personale anello del potere, della “visibilità” che consente a Dave di dimostrare chi lui possa essere ma, più in grande, che ci ricorda quanto sia importante veder rispettata e realizzata la nostra possibilità di immaginare, condividere, creare bene, male, con raffinatezza o volgarità ma sopra ogni cosa di esprimersi.

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