Archivio film Cinema Eventi Netflix News — 05 Febbraio 2020

Titolo originale: The Irishman

Regia: Martin Scorsese

Soggetto e sceneggiatura: Steven Zaillian 
Montaggio: Thelma Schoonmaker

Musiche: Robbie Robertson

Cast: Roberto De Niro, Al Pacino, Joe Pesci

Produzione: TriBeCa Productions, Sikelia Productions, Winkler Films

Distribuzione: Netflix

Anno: 2019
Durata: 209 minuti

Nazionalità: Stati Uniti

Il film racconta la storia di Frank Sheeran, un veterano della Seconda Guerra mondiale che casualmente entra in contatto con Russell Bufalino, un importante boss mafioso di Philadelphia. L’uomo, che ammira Frank per la sua franca lealtà, piano piano gli affida “lavoretti” sempre più impegnativi, fino a presentargli Jimmy Hoffa, il capo dei sindacati dei trasportatori, celebre quanto una rock star. I due, oltre ad una collaborazione lavorativa, instaurano col tempo anche un rapporto amicale, ma per Frank il dovere viene prima di tutto.

The Irishman è un’opera monumentale (3 ore e mezza) che attraversa 40 anni di storia americana, con la S maiuscola. Sembra infatti che i fatti più salienti avvenuti negli Stati Uniti nella seconda metà del ‘900 (elezione e uccisione di John Kennedy, Watergate, rivendicazioni sindacali etc.) siano collegati in qualche modo alla malavita italoamericana. Ma ciò che interessa Scorsese non è certo fare un ritratto socio-culturale degli Stati Uniti, quanto attraversare l’esistenza di Frank Sheeran, un uomo imperturbabile che sembra uccidere per la mafia allo stesso modo in cui lo faceva durante la guerra. È come se grazie a Bufalino, Frank fosse libero di vivere la parte più oscura di sé, che neanche lui sa di avere. Il suo atteggiamento è fatalista, non cerca mai di opporsi agli ordini e agli eventi, come se non fosse dotato di una coscienza, come se fosse il personaggio di una tragedia greca che semplicemente segue il suo destino. 

Frank negli anni in cui ha servito la mafia si è perso la sua famiglia, le sue figlie che crescendo sono diventate delle estranee.  E forse solo alla fine del film, ormai vecchio e malato, si renderà conto che la sua solitudine è il risultato dell’impassibilità con la quale ha vissuto.

Il paragone con Quei bravi ragazzi, l’altro noto gangster movie di Scorsese, è inevitabile. Eppure sono più le differenze che non le similitudini. Se infatti in questo film c’era una sorta di vitalità, quasi compiacimento nel seguire le esistenze di questi malavitosi, in The Irishman è tutto asfittico a partire dall’incipit, dove Frank, nella casa di cura dove è ospite, racconta la sua storia.

Una costante del film è la vecchiaia, sempre presente, anche se camuffata. I tre protagonisti infatti vengono ringiovaniti digitalmente, e ciò provoca un effetto un po’ straniante, forse perché di solito si è abituati a vedere il contrario.

Nonostante l’atmosfera mortifera, The Irishman (prodotto da Netflix) rimane un film colossale,  stratificato, dallo stile contaminato tra cinema e serie tv (soprattutto nella dilatazione del racconto): una preziosa lezione di cinema da parte di uno dei più grandi maestri del cinema contemporaneo.

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