Archivio film Cinema News — 01 Giu 2015

Titolo: The Lazarus Effect

Regia: David Gelb

Sceneggiatura: Luke Dawson, Jeremy Slater
Fotografia: Michael Fimognari
Montaggio: Michael N. Knue
Effetti Speciali: Yves De Bono
Costumi: Frank Alexander
Musiche: Sarah Schachner
Interpreti: Olivia Wilde, Mark Duplass, Sarah Bolger, Evan Peters
Produzione: Blumhouse Productions, Lonsgate, Mosaic Media Group
Distribuzione: Notorius Pictures
Durata: 80 min.
Nazionalità: Usa
Anno: 2015

In un Campus universitario giovani ragazzi stanno facendo esperimenti molto pericolosi. Hanno creato un siero in grado di ridare vita ai morti. Come cavia utilizzano un cane morto da poco. Riescono nell’intento ma l’animale ha intensamente voglia di uccidere (riferimento citazionistico a Pet Semetery di Mary Lambert, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King). Provano a perfezionare l’esperimento ma nel mentre una ragazza coinvolta nell’impresa muore accidentalmente. I ragazzi-scienziati decidono allora di utilizzare il siero su di lei (molto prevedibile) e da lì in poi il male si impossesserà totalmente della paziente (questo ancora più prevedibile).

Inutile dire che il film è infarcito di stratagemmi già visti e rivisti. Presenta incroci, anche riusciti, tra lo zombi movie in forma romantica (il desiderio di riportare in vita le persone amate) e le possessioni diaboliche (quindi Esorcista e la saga di Amytiville) con uno spruzzo di poteri sovrannaturali dati alla protagonista, la ragazza della porta accanto che si trasforma in un terribile mostro. La suspense è tanta, figlia della scuola impartita da James Wan che con i suoi Insidious e The Conjuring detta le leggi dell’adrenalina pura che governano il salto dalla poltrona assicurato. Nonostante questo la storia ne risente particolarmente facendo apparire tutto agli occhi dello spettatore, e in modo molto voluto, come una sorta di luna park della tensione senza spessore narrativo. L’intento principe del regista è esclusivamente quello di creare tensione, e ci riesce.  E’ come se entrassimo in un parco degli orrori e ci divertissimo molto a essere spaventati.  La casa di produzione Blumhouse è una fuoriclasse nell’intrattenere gli spettatori a suon di urla a comando, scricchiolii sospetti, porte che cigolano. Non  a caso della Blumhouse sono i prodotti  Insidious chapter 3, Paranormal Activity: the ghost dimension, Amityville: the reawakening, solo per citarne alcuni.

Seppur il film tratti di concetti per niente originali, mixando più generi proprio perché non si ha un’idea inedita, The Lazarus Effect rimane a rigore di logica una pellicola estremamente onesta.

Onesta perché lo spettatore sa esattamente cosa gli spetta, non è né ingannato né deluso, questo perché già dal titolo si capisce tutto e, se avete già visto il trailer, sapete benissimo cosa andrete a vedere.

Se in ballo c’è la terminologia “lazarus” allora vuol dire che si parla di ritorno dalla morte (vedi il personaggio biblico Lazzaro, il resuscitato per eccellenza). In più nel trailer c’è un po’ di malizia sovrannaturale a cavallo tra possessione maligna alla L’altra faccia del diavolo di William Brent Bell e  poteri maligni alieni alla Splice di Vincenzo Natali, piuttosto che la serie di Specie mortale.

Quello che dispiace, ancora una volta, è il fatto che sia sempre più difficile trovare un prodotto che denoti un salto di qualità, che ti lasci veramente qualcosa di profondo. Le idee innovative e geniali come potevano essere Nightmare piuttosto che Halloween o Hellraiser, rimangono solo ricordi mitici di un Olimpo che non c’è più da troppo tempo. E’ vero, se si vuol fare un prodotto che parli di zombie e fantasmi, rinnovarsi può risultare molto difficile, ma sono le storie che mancano. Forse mancano le storie reali, quelle che accompagnano la nostra vita. Non ci sono più i casi eclatanti di case ritenute possedute, sono scomparsi dal panorama odierno quei detective dell’occulto che si sentivano ogni tanto in qualche trasmissione per radio. Oggi è tutto scomparso. La realtà sembra non influenzare più il cinema proprio perché forse non c’è più innovazione nella realtà, non c’è più genuinità nel vedere le cose e trasmetterle. C’è tutto un già visto generale, un dejavu costante che non diverte più e che annoia soltanto.

Speriamo che arrivi al più presto un fantasma ‘cazzuto’ che infesti una villa antica e spaventi un po’ i nostri sonni così inebetiti, così lontani, così vuoti.

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