Cinema News — 10 luglio 2013

Stati Uniti, 2013

Regia: Gore Verbinski

Cast: Armie Hammer, Johnny Depp, William Fichtner, Tom Wilkinson, Ruth Wilson, James Badge Dale, Helena Bonham Carter, Barry Pepper

Durata: 149’

Distribuzione: Disney

Nei cinema italiani dal 3 luglio 2013

 

Quando gli Stati Uniti erano il luogo simbolo della giustizia e della libertà, quando tutto il mondo guardava l’America come un esempio da seguire, l’ideale terra di eroi, quando sugli schermi scorrevano le immagini di John Wayne che cacciava via i Pellerossa… proprio in quel contesto lì dove il mito della frontiera non era proprio lontanissimo e ancora alimentava gli animi della popolazione, nasceva un personaggio pronto a conquistare i cuori dei ragazzi, Lone Ranger, conosciuto da noi come Cavaliere solitario.

The Lone Ranger” nasce nel 1933 come programma radiofonico diretto a un pubblico di giovanissimi. Il successo si espanse a tal punto che oltre alle 2.956 puntate radiofoniche che andarono in onda fino al 1954, furono realizzati dei fumetti e fu prodotta una serie televisiva, che dal 1949 al 1957 fu messa in onda sulla ABC con grandissimo successo, grazie anche agli interpreti principali Clayton Moore e Jay Silverheels che diventarono vere e proprie icone per un pubblico vastissimo di ragazzi e non solo.

Seguì un rinnovo televisivo, stavolta per la CBS, nella stagione ’65-’66, affidato addirittura al papà di “Ai confini della realtà” Rod Serling, una serie a cartoni animati e un film nel 1981, facendo sì che il mito del Cavaliere solitario potesse durare a lungo, contagiando anche le generazioni successive.

E infatti, dopo un corposo periodo di silenzio nel quale si sono alternati eroi e supereroi di ogni tipo, torna anche il Cavaliere solitario e questa volta è il cinema a corteggiarlo proprio in quell’ottica di recupero e aggiornamento in cui Hollywood è specializzata. È dal 2009, nello specifico, che Jerry Bruckheimer ha in caldo questo adattamento cinematografico di “The Lone Ranger”, ma per un motivo o per un altro il progetto è sempre stato rimandato, fino ad oggi che in formato blockbuster con il marchio Disney “The Lone Ranger” esce finalmente al cinema.

1869. Il procuratore John Reid giunge in città dove lo aspetta suo fratello Dan, che è il Ranger della zona. Durante il viaggio, però, John si scontra con due prigionieri tenuti in custodia sul treno su cui viaggia, l’indiano Tonto e il criminale Butch Cavendish. Quest’ultimo riesce ad evadere causando un disastro ferroviario che viene sventato proprio da John e da Tonto. Giunto in città, John si mette con suo fratello Dan alla ricerca dell’evaso Butch Cavendish, ma in un agguato Dan viene ucciso e John ferito. Tonto porta in salvo il procuratore e, dopo un breve periodo di cure, lo convince a indossare una maschera e trasformarsi in Lone Ranger, con l’obiettivo primario di trovare Butch Cavendish e la sua banda per vendicarsi del fratello.

Guardando “The Lone Ranger” ci si rende subito conto come il produttore Jerry Brukheimer, il regista Gore Verbinski e i tre sceneggiatori Justin Haythe, Ted Elliott e Terry Rossio abbiano preso le distanze da storie e personaggi originali per reinventare completamente l’universo di “The Lone Ranger”, standardizzandolo soprattutto a un ideale di azione e avventura molto vicina a quella di altri blockbuster contemporanei. In effetti poteva apparire strano, o almeno anacronistico, fare un film sul Cavaliere solitario rispettando personalità e stilemi della vecchia serie tv e così si è tentato di trasformare un po’ tutto il tarsformabile. Fermo restando che il mondo in cui si muovono John Reid e Tonto sono comunque fortemente legati a quei concetti e quegli elementi che hanno fatto grande il genere western, quindi la pregnanza del progresso tecnologico rappresentato dai treni e dalle ferrovie, il mito del “buon selvaggio”, la legge spesso corrotta e le leggende dei nativi americani, gran parte del resto è diventato altro, a cominciare dai personaggi. Innanzitutto, con una star del calibro di Johnny Depp nel cast, ci si è avventurati nel tentativo di far diventare il vero protagonista della vicenda – nonché voce narrante – Tonto e non il Cavaliere solitario, affidando all’istrionismo e trasformismo dell’attore il grosso del film. Tonto non è più, dunque, una spalla, ma personaggio principale e forse vero agente di eventi in questo film. Anche Jonh Reid/Lone Ranger, interpretato dall’Armie Hammer di “J. Edgar” e “Biancaneve”, non è più l’eroe tutto di un pezzo e veicolo di buoni valori come nel concept originale, bensì è un imbranato che si ritrova invischiato in una storia più grande di lui, ricalcato quasi sull’impronta del supereroi con superproblemi che ci ha fatto conoscere la Marvel Comics. Decisamente inquietante e sui generis il cattivo Butch Cavendish interpretato dal bravo William Fichtner, qui reso come uno spietato e mostruoso divoratore di cuori, quindi incarnazione di un wendigo per la tradizione dei nativi d’America.

Come ci si potrebbe aspettare visti i nomi coinvolti – Bruckheimer, Verbinski, Depp – “The Lone Ranger” cerca di seguire molto l’impronta del successo dei vari “Pirati dei Caraibi”, possiamo così riscontrare in questo western una certa concessione ai toni da commedia, spesso affidati proprio al personaggio interpretato da Depp che, guarda caso, nel look richiama neanche troppo velatamente il celebre pirata Jack Sparrow. Ma dalla saga piratesca viene riciclato anche un certo gusto per la spettacolarità e dilatazione delle scene d’azione, coreografiche e acrobatiche a volte anche in modo eccessivo. Da “Pirati dei Caraibi” viene anche il compositore Hans Zimmer che però compie un ottimo lavoro con lo score di “The Lone Ranger” differenziandosi dai precedenti e quando sulla scena madre finale si sente la “Ouverture del Guglielmo Tell” di Rossini, come nel vecchio show radiofonico, ci si riesce perfino ad esaltare.

Il difetto primario di “The Lone Ranger” è una certa tendenza alla dilatazione, delle scene e della storia, che a tratti riesce ad appesantire il film. Le due ore e mezza di durata sono francamente eccessive e, seppur durante la visione ci si diverte a più riprese, a fine film si arriva con un senso di stanchezza e con la consapevolezza che molto del materiale inserito nel cut finale poteva essere benissimo escluso senza che il risultato in realtà cambiasse. Difetto che, tra l’altro, abbiamo avuto modo di riscontrare in praticamente tutti i sequel di “Pirati dei Caraibi”.

Dunque “The Lone Ranger” è un film che intrattiene e dona efficacemente nuova linfa a un personaggio celebre del passato, ma allo stesso tempo risulta eccessivamente e inutilmente tronfio e prolisso con il rischio di risultare refrattario per il pubblico più giovane a cui comunque il film punta.

Voto: 6,5

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