Archivio film Cinema News — 12 ottobre 2018

Titolo originale: The Party
Regia: Sally Potter
Sceneggiatura: Sally Potter, Walter Donohue
Direttore della fotografia: Aleksei Rodionov
Montaggio: Emilie Orsini, Anders Refn
Scenografia: Alice Felton
Cast: Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cillian Murphy, Cherry Jones, Emily Mortimer
Produzione: Adventure Pictures, Great Point Media
Anno: 2017
Durata: 71 minuti
Nazionalità: Regno Unito

The Party, una commedia dalle dimensioni tragiche, come recita una delle locandine del film. Un ricevimento a casa di Janet (Kristin Scott Thomas) e Bill (Timothy Spall) per festeggiare con gli amici più cari la nomina a Ministro della Salute della signora di casa finisce per essere tutt’altro che piacevole, in un crescendo di situazioni dai toni sempre più cupi e pericolosi e con un finale a sorpresa.
L’azione (71 minuti di durata del film in tempo reale) si svolge in pochi ambienti dell’abitazione e i padroni di casa e i cinque soli amici sono costretti a muoversi e confrontarsi dentro queste poche stanze, tant’è che due di loro, in due momenti diversi, si chiudono in bagno. Il film, inoltre, è in bianco e nero e l’esperimento personale di Sally Potter di ridurre tutto all’osso (anche per durata delle riprese e costi), e allo stesso tempo mantenere una certa potenza, è riuscito.
I primi secondi della rapidissima ma intensa scena finale come “intro” fanno salire subito l’attenzione, e subito inizia il racconto della festa, ovverosia, di tutto ciò che precede quella scena finale e che rivela, poco per volta, il motivo dello scoppio di rabbia di Janet, da vero leone ferito (animale che, e forse non a caso, compare sul battente), che la porta a impugnare addirittura una pistola.
Il movimento incessante da una stanza a un’altra della macchina da presa per seguire i sette personaggi in cerca di tregua trova le sue ragioni nel fermento dei loro pensieri, in parte rivelati da dialoghi brillanti e che non danno pace, e nell’urgenza di farne trasparire almeno il trambusto.
L’unico che riesce a rimanere fermo è Bill. Attanagliato com’è dai pensieri, che sfuma con del vino rosso, e nonostante la sua comatosa staticità (egli sembra fare uno sforzo perfino per cambiare i dischi), diventa vero elemento pivotale della serata e, a dispetto del suo atteggiamento disarmato e sottomesso, con le sue rivelazioni cambia improvvisamente le sorti della festa facendo venire a galla tante bugie che nascondono segreti, uno dei quali verrà rivelato solo alla fine. Mentre la cinica e aspra April (Patricia Clarkson) dice di aspettarsi tutto da tutti, preparando al peggio, suo marito Gottfried (Bruno Ganz) cerca di smussare le paure e le inquietudini consigliando una visione Zen degli eventi della vita da healer o life-coach quale si sente, parlando di mondo fluttuante, del carattere dell’impermanenza nella vita e citando il “viviamo e amiamo” di Catullo, mentre tutto va in frantumi e la cena sta bruciando di là in cucina. E mentre “brucia” pure Tom (Cillian Murphy), cocainomane, che meno che mai sarebbe riuscito a fare a meno della sua dipendenza proprio in quella occasione.
Con The Party Sally Potter non propone soltanto delle riflessioni più universali quali la dialettica uomo-donna, gli impegni, gli incarichi e le conseguenti delusioni politiche (lo stesso titolo è ambiguo e suggerisce una lettura di livello diverso, e girato in pieno clima Brexit) o il femminismo, ma tocca anche temi più contemporanei come l’identità di genere e il diritto delle coppie omosessuali ad avere dei figli: Martha (Cherry Jones) e Jinny (Emily Mortimer) aspettano, grazie all’inseminazione, tre figli. Probabilmente maschi.
L’effetto bianco e nero mette ancora più a nudo la drammaticità dei personaggi e dei loro volti ricalcando l’intento nella sfera emozionale confessato dalla regista: quella sorta di faticosa catarsi che avviene grazie alle epifanie, o docce fredde, a cui sono soggetti in un tempo che è stato schiacciato rispetto alla prassi filmica tradizionale, può dare perfino un effetto di sollievo allo spettatore riflessivo. L’iper-tema, dunque, è la fragilità, la debolezza umana, accompagnato dalla malinconia della musica dei vinili di Bill che ripercorrono nella sua mente i periodi della sua vita.

 

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