Archivio film Cinema News — 11 Ottobre 2014

Titolo: The Sacrament
Regia: Ti West Sceneggiatura: Ti West
Fotografia: Eric Robbins
Montaggio: Ti West
Scenografia: Adam Willis
Costumi: Wendy Moynihan
Musiche: Tyler bates Interpreti: Joe Swanberg, Amy Seimetz, Kate Lyn Sheil Produzione: Eli Roth con Worldview Entertainment Distribuzione: Magnolia Pictures
Durata: 100 minuti
Nazionalità: USA
Anno: 2013

Se c’è un film che mi ha scioccato e particolarmente segnato quel film è Sacrament. Nel 2013 ero andato al Festival del Fantastico a Sitges, una sorridente città spagnola, bellissima. In dieci giorni vennero presentate anteprime come Machete Kills e Green Inferno. Venne presentato anche Sacrament, me lo ricordo come fosse ieri. Film di Ti West prodotto da Eli Roth.
C’è un’oasi felice in un paesino sperduto tra la giungla. Un’oasi dove si va d’amore d’accordo. Una troupe televisiva decide di recar visita a questa sorridente comunità per studiarla, per capire se veramente si sta così bene. La comunità, sentitasi minacciata dalla presenza delle telecamere, attuerà un suicidio di massa. Una trama non troppo terrorifica, senza spargimenti di sangue, alla fine chi si suicida usa il veleno, niente di così sanguinolento. Il fatto è che a un certo punto fanno prigioniero uno della troupe televisiva, uno che ha una gran voglia di vivere. Ricordiamoci che il tutto è girato con la telecamera a mano, tipo reportage, per dare più senso di realtà, di immersione nella storia. Ebbene, quando a questo conduttore televisivo, legato come un salame, gli iniettano la sostanza letale, si dimena come un matto, tutto in telecamera fissa. Assistiamo a un uomo che sa di dover morire ma nonostante questo per più di tre minuti si dispera in una maniera agghiacciante. Non puoi chiudere gli occhi, non puoi far finta di niente, le grida assordanti dei suoi lamenti ti trapano il cervello. Ed è in quel momento, sentendo quelle urla spaventose, per la prima volta, ho abbandonato una sala cinematografica. Scappando. Ma non per protesta, assolutamente. Per shock. Stavo male, ho sentito l’impulso incontrollato di andare fuori, mi mancava l’aria, se fossi rimasto forse sarei svenuto. Per intenderci mi sono sentito come si sentiva Alex di Arancia Meccanica quando veniva sottoposto alla Cura Ludovico. Se vedeva immagini violente o solamente ascoltava Wagner, il suo corpo reagiva male e doveva fare qualcosa per contenere il disagio.
E’ andata proprio così. Di solito se c’è qualcosa che non vuoi vedere, tipo al computer o registrato alla tv, si manda veloce, si chiude gli occhi, si cambia canale. Qui il suono assordante dei lamenti ti entrava completamente dentro e non importava fosse un’opera di finzione o quant’altro, in quel momento le urla erano quelle di uno che avrebbe fatto di tutto pur di vivere e ora stava morendo in uno dei modi più atroci possibili: sapendo di non avere scampo. Non bisogna dimenticare tuttavia che la fonte d’ispirazione sembra essere il suicidio di massa orchestrato dal reverendo Jim Jones in Guyana nel 1978. Fondatore della congregazione religiosa Tempio del popolo (Peoples Temple), ha spinto 909 membri della sua congregazione, anche bambini e neonati, ad ingerire del cianuro, provocando un terrificante suicidio di massa. Inoltre ha fatto uccidere dalle sue guardie cinque persone nella vicina pista aerea di atterraggio, tra cui un deputato del Congresso degli Stati Uniti d’America, recatisi lì per monitorare la situazione. La tragedia ha già ispirato film come il filologico e morboso Il massacro della Guyana (1978) di Renè Cardona jr. e l’adrenalinico Mangiati vivi (1980) di Umberto Lenzi, che si contamina con il cannibal movie.
Ecco, mi ricorderò Sacrament come uno dei film che non rivedrei mai più e che ho anche difficoltà a parlarne. Ma so di avervi incuriosito. L’effetto davanti al computer non sarà lo stesso, non sarà così completo come l’ho sentito io, ma meglio così.

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