Archivio film Cinema L'Enfer News — 18 ottobre 2014

Titolo originale: The Salvation
Regia: Kristian Levring
Sceneggiatura: Anders Thomas Jensen, Kristian Levring  
Fotografia: Jens Schlosser
Montaggio: Pernille Bech Christensen
Cast: Mads Mikkelsen, Eva Green, Eric Cantona, Jeffrey Dean Morgan, Jonathan Pryce
Produzione: Nordisk Film, Michael Auret, Sisse Graum Jorgensen
Nazionalità:Danese
Anno: 2014
Durata: 89 min

Come dice Slavoj Zizek in The Pervert’s Guide to Cinema: “il cinema è l’arte perversa per eccellenza: non ti dà quello che desideri, ti insegna a desiderare”. Un’aforisma perfettamente adattabile ad un western come The Salvation. La tecnica qui è spesso estetismo fatto di carrellate ottiche in avanti e all’indietro, lame di luce prodotte da pallottole e di colori desaturati, come avviene nella sequenza in cui Jon viene salvato dal supplizio a cui lo sottopone Delarue, che lo sevizia per avergli accoppato il fratello balordo. Abbiamo cominciato con la tecnica, perchè impedisce di commettere errori e gli errori sono una cosa importantissima.E per gli errori che ci esprimiamo con violenza e quando abbiamo polso, questi errori smettono di essere tali e sono talmente solidi da diventare dogmi.Quando Kristian Levring, appartenente in passato al Dogma di Lars Von Trier appunto con un film come The King is Alive (2000), storia di derive esistenziali nel deserto, si è trovato ad inventare in un western feroce come questo The Salvation spesso delle  casualità o degli elementi esterni che gli sembravano casuali, a lui questo materiale narrativo è certamente d’aiuto.  Dopo tutto viviamo nell’epoca in cui pubblico e critica preferiscono la rapresentazione alla presentazione, la riproduzione alla produzione.Levring e il suo sceneggiatore Anders Thomas Jensen ,altro esponente di spicco del movimento dogmatico,    tengono il  piede in due  staffe tanto che se da un lato l’arte è una lotta, facendo parlare al riguardo il corpo segnato dalla vita e dalla sofferenza di Mads Mikkelsen, attore dall’imago Christi, che delle persecuzioni della comunità ha fatto il  marchio di fabbrica intrinseco alla propria poetica (Valhalla Rising, Il sospetto, A Royal Affair e Michael Kolhaas)   dall’altro strizza l’occhio al western riconfigurato da Django Uchained, in quanto poco interessato a tessere un affresco dolente e sentito del selvaggio Ovest.Il danese Jon  e il villain americano Delarue, che si scontrano in quanto ciascuno fra i due contendenti, ha ucciso il familiare dell’altro,  sembrano ricordarci che biblicamente l’uomo è fatto di fango e allora di colpo nascono sentimenti abominevoli dopo il fallimento del successo economico sul suolo americano. Ecco  però il film appare scarsamente sedimentato a favore di una certa spettacolarizzazione degli eventi : vendetta contro  i poteri forti, sinfonia triangolare di lutti,nascita di una dark lady (la solita Eva Green) in un incalzare ossessivo e straziante. La demistificazione del western è compiuta dunque, come il vero cinema di genere dovrebbe  sapere fare, anche se il linguaggio filmico è a tratti stereotipato e modaiolo.

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