Cinema News — 06 marzo 2013

Mark O’Brian (John Hawkes nominato ai Golden Globes 2013 come miglior attore) è un trentottenne costretto a vivere la maggior parte del tempo all’interno di un polmone d’acciaio, ma questo non gli ha impedito di frequentare l’università, di laurearsi e di diventare un’apprezzato scrittore dalla battuta pronta e dalla vitalità prorompente.

Mark ha sempre avuto una visione romantica e platonica dell’amore, aspetta l’arrivo della donna che diventerà sua moglie, ma è consapevole che nella sua condizione potrebbe essere un sogno irrealizzabile.

Andando contro tutte le sue paure e i sensi di colpa, dati dalla sua formazione cattolica, decide che è arrivato il momento di conoscere fisicamente una donna.

Cerca conforto nel parroco locale (uno straordinario William H. Macy. Fa uno strano effetto vederlo in abiti talari tranquillo e pacato, conoscendo la sua vita di eccessi nella serie tv Shameless, diventa più familiare quando si mostra in borghese e con una birra in mano)che, dapprima spiazzato dalla sua confessione, diventa sempre più partecipe e interessato.

Complice,un’inchiesta giornalistica che sta realizzando sul sesso fra disabili, Mark viene a sapere dell’esistenza di Cheryl (Helen Hunt che, per questa sua interpretazione, è stata nominata come miglior attrice protagonista all’ultima edizione degli Academy Awards) che di professione fa il “surrogato sessuale” e aiuta le persone a conoscere e usare il proprio corpo.

The Sessions – Gli incontri, opera prima del regista Ben Lewin, è tratto da un articolo autobiografico dello stesso O’Brian e da altri scritti del protagonista.

Il grande merito di questo film è quello di essere riuscito a non scadere nel retorico, nel melenso e nello strappalacrime (cosa in cui gli americani sono i migliori), ma di aver raccontato una storia ironica, a tratti dissacrante e, soprattutto, positiva.

Durante lo scorrere delle immagini si è così tanto coinvolti che la disabilità di Mark passa in secondo piano, restano solo i suoi timori e le sue ansie- da prestazione- che sono anche le nostre.

Fondamentali sono i personaggi secondari, perfetto corollario di questa delicata storia: dal già citato William H. Macy, all’assistente Vera (Moon Bloodgood).

Presentato in vari festival, tra cui Toronto e San Sebastian, ha fatto incetta di premi al Sundance aggiudicandosi l’Audience Award come miglior film drammatico e come miglior cast.

 

Voto 8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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