Archivio film Cinema News — 10 Gennaio 2021

Titolo originale: Hors Normes

REGIA: Olivier Nakache, Eric Toledano

ATTORI: Vincent Cassel, Reda Kateb, Hélène Vincent, Alban Ivanov, Catherine Mouchet, Frèdéric Pierrot.

SCENEGGIATURA: Olivier Nakache, Eric Toledano

FOTOGRAFIA: Antoine Sanier

SCENOGRAFIA: Julia Lemaire

MONTAGGIO: Dorian Rigal-Ansous

MUSICHE:

PRODUZIONE: Quad Productions, Ten Films, TF1 Films Production

DISTRIBUZIONE: Europictures in collaborazione con Lucky Red

PAESE: Francia

ANNO: 2019

DURATA: 114 min.

Ci sono due uomini, a Parigi, che si prendono cura di bambini e adolescenti affetti da autismo, persone provenienti per lo più da quartieri difficili e con famiglie che non riescono a gestire bene la loro condizione.

Nella realtà, i due uomini sono Stéphane Benhamou -fondatore dell’associazione “Le Silence des Justes”- e Daoud Tatou -direttore dell’associazione “Le Relais IDF”-; nel film, si chiamano Bruno e Malik e sono interpretati rispettivamente da Vincent Cassel e Reda Kateb. Bruno e Malik, uno ebreo, l’altro musulmano, accompagnano per mano questi ragazzi ‘speciali’ nelle loro vicissitudini quotidiane, consapevoli che il proprio impegno non potrà mai risolversi nell’indipendenza dell’accudito. Le loro cure sono, però, destinate a scontrarsi con le istituzioni ufficiali che, nel film, vengono incarnate dagli ispettori ministeriali sospettosi che allo slancio civile antepongono le sterili ragioni d’apparato.

Il film, tuttavia, non mostra una semplicistica divisione del mondo in “buoni” e “cattivi” ma vuole semmai essere un invito, rivolto allo spettatore, a non voltarsi dall’altra parte e a riflettere intorno al tema degli “invisibili”, in generale, e di quelli che non conosceranno guarigione, in particolare. A tale tematica ne fa da coprotagonista un’altra: la solitudine. Che non riguarda più solo i “malati”, immediatamente riconosciuti e riconoscibili, ma si estende fino ad abbracciare le vite “normali” di chi di costoro si occupa: ed è così che Bruno non riesce a interessarsi alle donne che incontra negli appuntamenti al buio per lui organizzati per una sorta di inconsapevole “abnegazione filantropica” che lo costringe a non introdurre possibili “distrazioni” alla cura dell’altro.

A fare da collante a tutti gli aspetti che ruotano intorno al problematico mondo della disabilità, però, c’è un mastice forte e tenace ed è la speranza; quella della madre di Joseph, che riesce a fare tacere la disperazione, e quella degli stessi Bruno e Malik, che si trasforma in una grande forza d’animo che li sostiene in un lavoro così complesso.

Con la modalità cui ci hanno abituato, i due registi trattano un tema tanto delicato senza scadere nel patetico ma strappando, talvolta, qualche risata e mostrando come né la malattia –da un lato- né la generosità –dall’altro- conoscono limiti e distinzioni di razza o religione; per rendere il tutto ancora più coinvolgente, poi, hanno utilizzato nel film ragazzi autistici, educatori, collaboratori reali che, giorno dopo giorno, vivono l’autismo e cercano –tanto dalla parte di coloro che tale patologia portano sulle proprie spalle quanto da quella di coloro i quali aiutano e facilitano la quotidianità dei primi- di trovare sempre nuove possibilità di incontro tra mondi contemporaneamente vicini e distanti. Una possibilità che è alla portata di tutti: basta volerla trovare.

Per dirla con le parole dello scrittore italo-canadese Jean-Paul Malfatti:

“Sono autistico e vivo in un piccolo mondo tutto mio, un mondino fiorito e colorato la cui lingua è il linguaggio del cuore. La chiave della sua porta d’accesso è l’amore. Amami, solo così mi capirai e imparerai come farti capire da me.”

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