Archivio film Cinema News — 21 novembre 2017

Regia: Ruben Östlund
Genere: Commedia/Grottesco

Sceneggiatura: Ruben Östlund
Fotografia: Fredrik Wenzel

Cast: Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Læssø

Marina Schiptjenko, Elijandro Edouard

Produzione: Erik Hemmendorff, Philippe Bober.

Nazionalità: Svezia/Germania/Francia/Danimarca
Anno: 2017
Durata: 145 minuti

Reduce dal successo di Forza maggiore, il regista svedese Ruben Östlund torna dietro la macchina da presa con The Square e riesce a vincere la Palma d’Oro al 70° festival di Cannes riprendendo sostanzialmente la “formula” del film precedente.

Infatti, come il lungometraggio del 2014, anche quest’opera ha una struttura narrativa basata soprattutto sulla graduale e crescente decostruzione psicologica di un personaggio apparentemente onesto e tranquillo che mostrerà i suoi lati peggiori confrontandosi con una serie di episodi sempre più assurdi e paradossali. Il tutto raccontato con dei toni sarcastici e grotteschi che uniscono spesso tensione e ironia.

Qui il protagonista è Christian, il curatore di un museo d’arte contemporanea di Stoccolma che sta preparando una mostra nella quale viene installato uno spazio quadrato in cui vige la legge della fiducia e della solidarietà. Concetti lodevoli con i quali l’uomo si dovrà però confrontare anche in modo diretto quando alcuni avvenimenti lo metteranno in contatto con le aree più periferiche e disagiate della capitale. I risultati saranno quantomeno altalenanti.

Come si può intuire fin dal plot, il film di Östlund si concentra soprattutto sulle contraddizioni del mondo della cultura e dell’arte contemporanea, visti come contesti vacui e autoreferenziali ad appannaggio delle élite e dell’alta borghesia, che pretendono inoltre di saper analizzare e interpretare una realtà che non conoscono e non capiscono per davvero.

Una superficialità e una chiusura svelate sia con la messa in scena di situazioni più o meno bizzarre (l’inappropriata strategia di promozione dei due giovani esperti di web marketing, la festa vagamente decadente all’interno del museo, la performance finale) sia attraverso lo smascheramento graduale ma inesorabile del protagonista.

Inizialmente, infatti, Christian viene presentato come un uomo corretto e coerente, che si comporta in maniera piuttosto gentile e disponibile tanto con i dipendenti quanto con gli sconosciuti. Tutto ciò almeno fino a quando una serie di episodi metteranno sempre più a nudo la sua vera natura, quella di un artistoide spocchioso e presuntuoso, irresponsabile e negligente, incapace di affrontare la realtà circostante, sia quella inerente alla sfera sociale sia quella legata ai rapporti personali.

Ma l’arte contemporanea e l’alta borghesia non sono gli unici bersagli della satira di The Square, che in realtà prende di mira anche buona parte dell’umanità occidentale, descritta da diverse sequenze di raccordo come alienata e chiusa in se stessa, occupata soltanto a guardare il proprio smartphone senza accorgersi di ciò che le sta intorno.

Una critica lucida e pungente che emerge in tutta la sua forza soprattutto nella seconda parte, quando le situazioni diventano sempre più “estreme” e l’unione tra tensione e ironia si fa maggiormente incalzante ed efficace, riuscendo a catturare completamente l’attenzione intellettuale ed emotiva dello spettatore.

Ci troviamo dunque di fronte a un’opera nella quale il secondo tempo è decisamente migliore rispetto al primo, che risulta invece molto più debole e contradditorio. Un effetto dovuto non solo al procedimento dell’autore svedese – che come in Forza maggiore fa crescere in modo graduale l’intensità del racconto -, ma purtroppo anche a una prima parte che diventa leggermente sterile e irritante nelle scene che sovrappongono il mondo élitario dell’arte alle immagini dei mendicanti fuori dal museo.

Un difetto forse conseguente alla stessa poetica di Östlund, che nel suo voler esordire sottotono e proseguire in crescendo rischia di costruire le prime parti dei suoi lavori con sequenze non necessarie e a tratti fastidiose, correndo così il “pericolo” di allungare inutilmente il film e respingere lo spettatore.

Ma nonostante i suoi limiti strutturali, The Square può dirsi complessivamente riuscito, non solo per la sua efficacia satirica, ma anche per la sua capacità di descrivere un mondo vuoto senza diventare a sua volta vacuo. E non era un compito facile.

(di Juri Saitta)

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