Archivio film Cinema News — 20 gennaio 2014

Titolo: The Wolf of Wall Street
Regia:  Martin Scorsese
Soggetto: Tratto dal romanzo The Wolf of Wall Street di Jordan Belfort
Sceneggiatura: Terence Winter
Cast:  Leonardo Di Caprio, Jonah Hill, Matthew McConaughey, Margot Robbie, Jon Favreau, Cristin Milioti, Jon Bernthal, Rob Reiner, Jean Dujardin.
Fotografia: Rodrigo Prieto
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Scenografia: Bob Shaw
Musiche: Howard Shore
Produzione: Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio,  Riza Aziz, Joey McFarland,  Emma Tillinger Koskoff
Distribuzione: Paramount Pictures (USA), Universal Pictures (Europa),  01 Distribution (Italia)
Nazionalità: USA
Anno: 2013
Durata: 179 minuti

Il lupo di Wall Street tratto dall’omonimo romanzo di Jordan Belfort, ambientato nella New York degli anni ’80 e ’90,  racconta l’ascesa di un broker che costruì un impero finanziario attraverso un approccio aggressivo molto vicino alla truffa. Se si pensa di ritrovare nel film la filosofia finanziaria che ha portato alla grande crisi del 2008, i cui effetti nefasti sono ancora visibili, si rischia di rimanere delusi e di uscire dalla sala con la testa piena di confusione. I protagonisti  infatti non sono rampanti broker laureati ad Harvard ma persone comuni (impiegati, madri casalinghe, fattorini, etc.) esaltate dal mito americano del self-made man, che pur di realizzare i propri sogni sono disposti a tutto, anche ingannare il prossimo. A questo proposito Donnie è un personaggio emblematico, stereotipo del loser (obeso, privo di istruzione e impacciato) alla fine del film dimostra di essere la persona più opportunista e con meno scrupoli.

L’aspetto più interessante de Il lupo di Wall Street  è la sua ambivalenza soprattutto la fascinazione che hanno subito sia Scorsese sia Di Caprio nei confronti di questo mondo così deplorevole ma anche eccitante. All’interno della Stratton Oakmont è bandita ogni forma di Super Io, tutto è permesso perfino drogarsi e fare sesso in pubblico e chi prova a mettere dei limiti, come il padre di Jordan, rischia di essere deriso.

Anche il fatto che quasi tutto il film (tranne gli ultimi 5 minuti) racconti il successo e non la caduta del personaggio dimostra  la mancanza di ogni intento moralistico. Non si capisce quale sia il momento in cui Jordan smetta di essere un broker di successo per diventare un delinquente sorvegliato dall’FBI, a differenza di quello che accade in Quei bravi ragazzi (1990) in cui è sempre evidente la linea di demarcazione tra giusto e sbagliato.

Un altro aspetto interessante del film è il rapporto potere/sesso. È evidente che per Scorsese in questo universo non ci sia parità tra i generi, ma solo gerarchia quando non sopruso. Per tutto il film non viene mostrato nessun sentimento che assomigli all’amore o al rispetto,  tranne il rapporto tra Jordan e la prima moglie che però non dura molto in quanto il protagonista, dopo aver cambiato casa e macchina decide di sostituire anche la compagna  con una donna più bella e disinibita.

Il lupo di Wall Street  pur non essendo un film completamente riuscito,  non può certo essere definito “brutto”. La regia di Scorsese è quasi impeccabile  e anche la recitazione è sempre di ottimo livello (da rimarcare soprattutto quella di Jonah Hill),  ma quanto si rimpiange la magia di Hugo Cabret (2011) uno dei film più belli del regista degli ultimi anni. Leonardo Di Caprio, che è innegabilmente un attore di talento e vanta la quinta collaborazione con Scorsese, sembra essersi specializzato in un cinema biografico dai grandi numeri, ma forse farebbe meglio a fare un passo indietro e ritornare a cimentarsi  con progetti  indipendenti e ruoli più intimisti.

 

 


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