Cinema — 02 Novembre 2015

Il motto aristotelico l’uomo è un animale sociale – e, badate bene, non social (!) – sembra sposarsi con la tematica di fondo di The Wolfpack, il documentario di Crystal Moselle vincitore alla Festa del Cinema di Roma (miglior opera prima nella sezione Alice nella città), e già premiato all’ultimo Sundance Film Festival. Riconoscimenti meritati per la storia tanto paradossale, specie considerando che è vera, dei fratelli Angulo, costretti a vivere segregati in casa sin dalla nascita senza contatti con l’esterno a meno della TV unica ‘finestra’ sul mondo. Paradossale soprattutto al giorno d’oggi laddove le finestre, e ci riferiamo a quelle di explorer, sembrano essere diventate irrinunciabili.

L’isolamento è il fondamento educativo di Oscar, il papà: preservare i figli dalla ‘contaminazioni’ esterne, e rimanere puri. Origine Inca peruviana, invasato del movimento Hare Krishna, Oscar, come il nome indica nel culto hindu, è un Dio per la moglie e i figli. Un’autorità violenta, intransigente, una figura oscura di cui si percepisce la presenza sin dall’inizio. Come dice uno dei figli: ho sempre descritto la mia infanzia come una terra di cui mio padre era il padrone.
Ma non è sempre stato così. La madre, Susanne, originaria del Midwest, la regione più ‘piatta’ dell’America, e Oscar si conoscono da giovani hippy. Dovevano fuggire in Scandinavia e invece finiscono nel Lower East Side di Manhattan e tutto il senso di ribellione e libertà viene soffocato finendo per diventare, al contrario, la base di un modello familiare autoritario e coercitivo.

La segregazione dura quindici anni fino a quando il più grande dei figli, in un autentico atto rivoluzionario, decide di infrangere le regole e scappare di casa. E qui, nella realtà, comincia il film. La regista incontra casualmente i fratelli e affascinata dalla loro storia decide, in un percorso contrario di entrare nella loro vite (ovvero nella casa/prigione) per filmarne i cinque anni successivi. Si scopre che per gli Angulo, l’unico contatto con il mondo sono i film, oltre cinquemila VHS/DVD visti, rivisti e alla fine reinterpretati in maniera estremamente creativa e geniale, specie nelle coreografie e costumi. Un cinema reinventato che rivela da un lato l’amore genuino per la settima arte e dall’altro il potere evasivo e salvifico della stessa.

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