Archivio film Cinema News — 13 Maggio 2016

Regia: Yoon Ga-eun

Scritto da: Yoon Ga-eun

Fotografia: Min Jun-won, Kim Ji-hyun

Cast: Choi Soo-in (Sun), Seol Hye-in (Jia), Lee Seo-yeon (Bora)

Produttori: Jeong Tae-sung, Kim Soon-mo

Durata: 94 minuti

Anno: 2016

Il film d’esordio della regista coreana Yoon Ga-eun – già premiata per due precedenti cortometraggi, Guest del 2011 e Sprout del 2013 – è un’opera notevole che con delicatezza, sensibilità e, aggiungerei, straordinaria serietà, ritrae il mondo dell’infanzia.

Sun è una bambina di dieci anni che vive con i genitori e il fratellino, la loro non è una famiglia agiata. A scuola la ragazzina vive una situazione di difficoltà: è di continuo presa di mira dalle compagne, che la sbeffeggiano e la rendono oggetto di scherzi crudeli, oltre ad isolarla completamente. All’inizio delle vacanze estive Sun incontra per caso Jia, che si è appena trasferita e che frequenterà la sua stessa classe. Le due bambine diventano amiche e trascorrono del tempo insieme. Purtroppo all’inizio delle lezioni il loro rapporto verrà messo in crisi dalle rinnovate vessazioni delle altre compagne di scuola.

Il volto di Sun, negli intensi primi piani che la regista le dedica, esprime tutto quello che a parole si tradurrebbe in “vittime di bullismo, dinamiche di potere, problemi sociali, disagio nelle famiglie”: il pregio del film è che c’è tutto e anche molto di più nelle riprese ravvicinate di questa ragazzina. C’è lo stupore della sua vita che sboccia, la felicità nel trovare una nuova amica, la delusione di venire sempre e inspiegabilmente isolata.

La scelta registica è estremamente efficace: la macchina da presa ad “altezza bambino” si concentra sul punto di vista dei piccoli, escludendo gli adulti, che spesso entrano nell’inquadratura “a pezzi”, e che appaiono del tutto impreparati. Anche la madre di Sun, che pare intuire ad un certo punto il disagio della figlia, è come se rimanesse fuori dalla porta di una efficace comunicazione con lei. Per non parlare degli insegnanti, dell’istruttore sportivo, di tutti gli altri adulti del film, che sfiorano l’universo infantile senza alcuna interazione. In un paio di sequenze Sun e Jia vengono riprese mentre sono sedute sul bordo della porta finestra e guardano verso l’esterno dell’appartamento. La regista le “inquadra” come in una cornice, e la ripresa dall’interno della stanza, oltre al fatto che le bambine sono rivolte verso il balcone, enfatizza il senso di distanza da loro.

Ritratto rigoroso, che non scade mai nel banale, dei rapporti che regolano il mondo che ci viene svelato in tutta la sua alterità, e che è quello dei bambini. Un mondo un cui crudeltà, sopraffazione, ma anche autentico entusiasmo (penso alla gioia spontanea di Sun quando riconosce al polso dell’amica, che comunque si era nel frattempo allontanata da lei per unirsi al gruppetto delle bambine più ricche e sfrontate, il braccialetto che lei le aveva regalato) si mescolano in maniera acerba, ma a tratti sconvolgente.

L’amica Jia la tradisce, scegliendo il gruppo dominante, ma diventerà lei stessa oggetto di angherie, e finirà per essere isolata. L’inquadratura che conclude il film – in una sorta di finale aperto che ho molto apprezzato – le ritrae entrambe fuori dal cerchio dei compagni, entrambe con un’espressione perplessa, ma di certo non rassegnata, sui volti.

Brave al di là di ogni aspettativa le attrici bambine.

Una menzione speciale la darei al fratellino “filosofo” di Sun, un bambinetto di cinque-sei anni che sistematicamente si fa picchiare da un compagno di giochi violento. Quando la sorella, che gli scopre sul volto l’ennesimo livido, gli chiede perché non lo eviti, lui candidamente le risponde: «Beh, ma almeno così gioco». Quando si dice che crescere è una questione di scelte…

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *